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Gianni Bianchi, “restauratore” di Ribery: “Vola ancora. E parla già italiano”

| Interviste | Autore: Claudio Giambene

Intervista al fisioterapista bolognese del Bayern, arrivato in Baviera con Toni e dal 2010 legatissimo al francese, che ora lo vuole con sé: “Potrei seguirlo, ma non so dove. Firenze? Magari…”

Un fisioterapista e un calciatore. Un italiano e un francese. Uno nato a Bologna 58 anni fa, l’altro a …. Boulogne-sur-mer nel 1983. Il primo si chiama Gianni Bianchi e il suo lavoro – dal 2010 – è mettere in campo Franck Ribery, che si fida solo di lui. “Franck è una macchina da guerra. Ha bisogno di un po’ di manutenzione, ma è totalmente integro”, racconta Gianni in esclusiva su gianlucadimarzio.com. “In 12 anni, mai avuto veri infortuni muscolari. Come sta? Guardate l’ultimo gol che ha fatto con la maglia del Bayern, contro il Francoforte. C’è tutto lui: classe, estro e forza fisica”.

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Una rete manifesto e allo stesso tempo testamento di una storia iniziata nel 2007. Dodici anni segnati da 124 gol, 182 (!) assist e una bacheca in cui non manca niente: 9 volte campione di Germania, una Champions, più tutti gli altri trofei. Gioie condivise con Gianni, l’unico a capire come trattare il suo ginocchio nel 2009, quando un’infiammazione al tendine rotuleo stava mettendo a rischio la carriera di Ribery. “Lì è nato il nostro rapporto. Franck aveva perso il tono muscolare, non guidava, non riusciva neanche a dormire dal dolore. Diversi specialisti insistevano per operarlo. All’epoca mi occupavo soprattutto di Luca Toni - che mi aveva portato lì nel 2007 dopo avermi conosciuto a Palermo – ma in quel caso dissi che una terapia conservativa avrebbe funzionato molto meglio di un rischioso intervento”.

 

Il responsabile medico del Bayern, il leggendario Hans-Wilhelm Müller-Wohlfahrt, era abbastanza d’accordo con lui ma c’era da stilare un programma di recupero alternativo. Toccò proprio a Gianni. “Dissi a Franck di darmi tre giorni per capire se rispondeva alle giuste sollecitazioni. Se lo avesse fatto, poteva scordarsi quell’operazione. Gli dicevo che in pochissimo tempo sarebbe tornato a correre, poi a scattare, poi a essere Ribery”. Il francese cominciò a fidarsi: “Mi diceva sempre ‘giuralo su tua figlia, giuralo su tua figlia’, sapendo che era la mia cosa più preziosa. Funzionò, per fortuna. Mia figlia è cresciuta bene e lui in poco più di un mese era tornato il campione che conosciamo”.

 

Da quell’episodio, Gianni ha la fiducia totale di Ribery e dei top player del Bayern, che gli ha fatto un ricco contratto a tempo indeterminato. Robben mi ha voluto anche nell’Olanda per un periodo. Lewandowski, che peraltro studia medicina e si fida poco di chiunque, si rivolge sempre a me per qualsiasi problema. Tutto era nato con Luca Toni, ma poi ho avuto un rapporto speciale anche con Klose e Mario Gomez, che mi aveva chiesto di seguirlo a Firenze. Declinai, perché lasciare il Bayern sarebbe stata una follia. Un club che ha un’organizzazione e un’attenzione ai dettagli forse impossibile da trovare altrove”.

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Stavolta però quella follia potrebbe farla. Oggi Ribery ha sul tavolo un’offerta dalla Fiorentina. Una delle condizioni che ha posto è quella di portarsi dietro Gianni. Gli ho promesso che – se ci fossero state le giuste condizioni - lo avrei seguito nella sua prossima avventura. Perché è un amico vero e non solo un giocatore. Non è l’unica offerta che ha avuto, vedremo”.

Certamente Firenze avrebbe un sapore speciale. Perché – aggiungiamo noi - la Baviera è bellissima, ma un ritorno in Italia a pochi chilometri da Bologna, permetterebbe di vedere più spesso quella figlia su cui giurava davanti a Franck.

“Posso solo dire che la serie A e la Fiorentina troverebbero un giocatore ancora in grado di fare la differenza nel calcio che conta. Per questo ha rinunciato ai tantissimi soldi offerti dagli Emirati. Franck ha voglia di sentirsi importante: ha scelto di non proseguire col Bayern pur avendo l’opzione per un altro anno perché non si sentiva più al centro. Il nostro Paese lo ha sempre affascinato e con me ha imparato l’italiano. Lo parla già discretamente. Ha bisogno di sentirsi amato e di dare tutto: si sta allenando a Monaco con un preparatore personale. Vuole giocare un campionato a livelli altissimi, come ha sempre fatto”.

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Gianni conosce Ribery come un fratello. Ha visto crescere i suoi 5 figli. Lo ha visto abbracciare la fede islamica dopo il matrimonio con Wahiba. “Mangia solo carne halal, non beve e prega. È un musulmano moderato”. Lo ha visto soffrire per le accuse – tutte smentite successivamente – di relazioni con ragazze minorenni, “voci messe in giro da falsi amici che si sono approfittati di lui. Ossia di un ragazzo di strada leale e aperto. Uno che annusa chi ha davanti e chi lo difende”. Un ragazzo francese che ha abbandonato la nazionale dopo che la federazione non lo aveva difeso da quelle accuse.

Non invecchierà in Francia. Resterà a vivere a Monaco, dove sono cresciuti i suoi figli e la sua famiglia. E pensare che avrebbe potuto lasciarla tanti anni fa: Van Gaal, che fece fuori Luca Toni, voleva mandare via anche lui. Non voleva stelle. Toni tornò in Italia, mentre su Ribery la società fece muro”.

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Oggi però Monaco potrebbe essere messa da parte, almeno per un po’. La Fiorentina tratta a oltranza per superare una serie di dettagli, fra cui rientrano anche le cure di Gianni. “Con lui ho sempre fatto un lavoro di prevenzione fondamentale. Poi, con tutte le botte che prende in campo, è normale che abbia avuto infortuni traumatici. Ma a livello strutturale, è un giocatore ancora al top. E in più, lui è molto bravo nell’ascoltarsi. E non si tira mai indietro: giocò un tempo con una lesione muscolare, quando c’era Guardiola in panchina. Aveva preso una botta, ma non se la sentiva di uscire. Aveva il muscolo come un sasso, ma continuava a spingere. È fatto così, è Franck”.

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Firenze sogna di vedere la sua 7 slalomeggiare al Franchi. C’è ancora da vincere la concorrenza delle offerte provenienti da Mosca. Ci sono dettagli importanti da risolvere. Ma il sogno di vedere Ribery in viola è concreto. E Gianni assicura che, se mai dovesse succedere, non finirà come con Gomez: “Mario non s’integrò purtroppo. Ebbe dei problemi fisici e finì male. Con Ribery sarebbe diverso: lui può davvero trascinare ancora un gruppo”.

E a tenerlo in salute, ci penserebbe Gianni. Un uomo di 58 anni, partito da Bologna e arrivato a vincere la Champions a Monaco. Uno che seguirebbe Ribery anche negli Emirati o a Mosca e che al Bayern ha tutto per essere felice.

Ma a volte, quella felicità, è l’abbraccio di una figlia o dei genitori a pochi chilometri dal lavoro. O il sorriso riconoscente di un giocatore che poteva operarsi nel 2009 e forse perdere tutto. Ora, come ha scritto su Instagram, è pronto a una nuova sfida.

Firenze aspetta. Gianni pure.

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