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Julio Sergio: “Roma vinci il derby come facemmo noi e prenditi la Champions League”

| Interviste | Autore: Riccardo Setth

Protagonista in entrambi i derby della stagione 2009-2010, ora Julio Sergio allena la Linense in Brasile. Sabato però sarà attaccato alla TV per tifare la sua Roma

Il miglior terzo portiere del mondo”, è la definizione che Luciano Spalletti ha dato di lui. Tre anni senza mai vedere il prato dell’Olimpico da dentro l’area di rigore, ma solo i campi di Trigoria. Lavoro e professionalità quotidiana, pane essenziale per ogni portiere anche se di talento. Figuriamoci per Julio Sergio, che a suo dire ha dovuto lavorare di più per colmare con qualità tecniche le carenze fisiche.

Passato da essere l’ultimo a diventare il primo, il numero uno. La grande stima di Spalletti fu necessaria per farlo conoscere a chi non poteva vederlo in allenamento. Le sue parate successive, questa volta in partite ufficiali, dimostrarono la bontà della scelta del tecnico ora dell’Inter. Il quale riuscì a schierarlo titolare solo nella partita contro la Juventus, prima di essere esonerato dalla Roma nella stagione 2009-2010. A farlo diventare l’idolo dei tifosi della Roma sono stati i due derby giocati in quella stagione. All’andata la sua parata d’istinto su Mauri salvò il risultato prima del gol di Cassetti, al ritorno dopo la doppia sostituzione dei romani Totti e De Rossi che lasciò di stucco l’Olimpico, parò il rigore che diede il via alla rimonta giallorossa.

Poi un’altra sola stagione con la maglia della Roma prima di andare a Lecce per una manciata di apparizioni e tornare in Brasile. Ora Julio Sergio è di nuovo il primo, allena la Linense, squadra dello Stato di San Paolo: “Sono stato fortunato quando ero giocatore ho lavorato con tanti allenatori bravi: Ranieri, Spalletti, qui in Brasile Luxemburgo. Ho deciso di prendere il meglio da ognuno. A me piace giocare con il 4-4-2 perché è più equilibrato e ogni tanto utilizzo il 3-4-3” ha detto l’ex portiere giallorosso ai nostri microfoni.

Sabato sarà però tempo di derby, la partita nella quale diventò il numero uno anche per i tifosi giallorossi: “Vedrò sicuramente la partita e tiferò per la Roma ovviamente”.




Da esperto in materia immancabile un giudizio tra i protagonisti presenti sabato sera tra i pali:" Olsen e Strakosha sono grandi portieri, lo svedese ha grande qualità tecnica. Il primo anno è difficile non è facile arrivare a Roma ed essere subito all’altezza”. Due modi diversi di vestire i guanti, ma per Julio Sergio non ci sono dubbi sulla vera caratteristica che tutti i portieri dovrebbero avere: “Il portiere deve parare, se sei alto come Courtois e sai parare come lui meglio, se invece hai le caratteristiche di Casillas allora devi essere perfetto tra i pali. Oggi si deve giocare tanto con i piedi. Poi è una questione di opportunità. Io non ero alto per questo dovevo essere molto reattivo”.

In Italia poi è difficile apprendere la tattica per noi stranieri, perché ad un portiere è richiesto di guidare bene la difesa. In confronto al Brasile il portiere italiano ha più possibilità. Allenamenti diversi, non è facile iniziare subito e fare bene, è importante un periodo di adattamento, come fu per Alisson”.

Fuzato? È diverso da Alisson che già in Brasile aveva fatto vedere cose buone, Fuzato deve fare la sua strada. Ha però l’opportunità di essere in un ambiente di grande competitività, mi auguro che il ragazzo possa avere la stessa possibilità che ho avuto io, esordire e non uscire più. Anche lui avrà le sue opportunità”. Su chi potrebbe essere invece il nuovo Julio Sergio: “Possono esserlo tutti, una persona normale, che con il duro lavoro è riuscita a conquistarsi il posto”.




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18 aprile 2010, il derby di Julio Sergio






Con Giorgio Pellizaro che era l’allenatore dei portieri, una persona strepitosa, parlavamo sempre di come i calciatori in partita potevano calciare i rigori e guardavamo i video per studiarli. Sapevo che se avesse tirato Floccari dovevo andare a destra, ho ritardato un po’ il tuffo e poi la palla è venuta sul mio ginocchio. Avevo studiato ma ho avuto tanta fortuna”.

Durante quel derby il clima nello spogliatoio era caldo, per noi era importante solo la vittoria, eravamo in alto in classifica, perdevamo uno a zero poi il mister ha deciso di fare i cambi ma non avevamo il tempo di pensare, è stata una grande carica per la squadra, poi Vucinic ha cambiato la partita”. Un derby iconico e pieno di istantanee che si concluderà con il pollice verso di Totti. Il campionato però fu deciso la settimana successiva: “Il mio più grande rimpianto in carriera è Roma-Sampdoria. L’unica cosa da cambierei è quel risultato, ma avrei potuto fare poco sui gol”.

Sulla Roma di quest’anno invece: “Può andare avanti in Champions League, in campionato mi auguro che possa arrivare tra le prime quattro. Non posso permettermi di dare consigli a Di Francesco, penso che lui debba avere continuità. In Brasile diciamo sempre una cosa: Ferguson nei primi anni al Manchester United non vinse niente, però poi ha fatto nascere una filosofia. La Roma è una squadra che cambia ogni estate, tanti escono e tanti arrivano, non è facile trovare la squadra giusta. Arrivano sempre tanti stranieri. Un conto è giocare nei campionati stranieri dove solo due squadre vincono, in Italia anche le piccole giocano. Di Francesco fa un lavoro di spogliatoio e gestione dell’ambiente perché lui conosce quest’ambiente, la continuità penso sia la cosa migliore”:







Totti? È la bandiera della Roma, ha dato la sua vita calcistica per la Roma. Loro devono trovare il modo di espandere il marchio attraverso Francesco, in modo da aumentare la pubblicità della Roma nel mondo”.

Infine conclude con un pronostico per il prossimo derby: “Vince la Roma è una partita importante che potrebbe portare tranquillità a tutto l’ambiente. Guarderò la partita con ansia da tifoso. Non me lo aspettavo ma la vita da tifoso è ancora più difficile di quelle da calciatore, perché non puoi fare nulla se non guardare. È devastante dover rimanere fermo”. La stessa sensazione che si ha quando sulla panchina sei l'ultima scelta tra i portieri. Basta un'opportunità. Quella che Julio Sergio non ha fallito.

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