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Paramatti jr. si racconta: “Dallo scudetto di mio padre alla nuova vita in Romania"

| Storie | Autore: Francesco Guerrieri

Tra gli scherzi di Tudor e Kennet Anderson baby sitter, Lorenzo Paramatti racconta ricordi e sogni di un bambino diventato calciatore: "Oggi sono il capitano del Poli Timișoara. E in Chiellini rivedo mio padre"

Uno zaino sulle spalle e tanta voglia di riscatto: “E’ la mia prima avventura fuori dall’Italia”. Racconta Lorenzo Paramatti, figlio dell’ex difensore Michele. Il padre ha passato una vita in Serie A tra Bologna e Juventus con la quale ha vinto anche uno scudetto, lui riparte dalla Romania: “Da un paio di mesi gioco in seconda divisione nel Poli Timişoara, una cittadina di circa 300mila abitanti”.

Il romeno lo capisce bene ma lo parla ancora poco. Anche se qualche parola fondamentale già l’ha imparata: “Pallone si dice ‘minge’".  Per tutto il resto c’è l’inglese. Capitolo cibo, qualcosina da rivedere sui primi piatti: “La pasta la fanno scotta. C’è anche chi fa la carbonara simile alla nostra, ma manca sempre quel qualcosa in più. Qui mangiano spesso delle grandi zuppe di pollo”.

Meglio non appesantirsi troppo, perché poi si scende in campo: “Prima del cambio di allenatore avevamo fatto 10 punti in 22 partite, ora con Rachita in panchina e quasi tutta la squadra cambiata ne abbiamo totalizzati 12 nelle ultime 9 gare”. -11 dalla salvezza: “E' il nostro obiettivo, anche se è dura perché le ultime cinque scendono dirette”.

"Dopo tre allenamenti ero già capitano"

Quello di Lorenzo è uno dei tanti volti nuovi dell'ultimo periodo: “A dicembre avevo risolto il contratto col Gubbio, mi sono allenato un mese con la Savignanese vicino casa (Serie D, ndr) poi il mio procuratore mi ha detto che c’era questa opportunità”. Colta al volo: “Ero svincolato, non volevo continuare ad aspettare e sperare in vari incastri per trovare squadra. Ho pensato che era arrivato il momento di sfruttare l’opportunità”. E’ bastato un attimo per convincere tutti e diventare capitan Paramatti: “Dopo tre allenamenti e un' amichevole l’allenatore ha voluto darmi la fascia. E’ stato un bel gesto di fiducia”.

Ha già segnato il primo gol con la nuova maglia: “Eravamo 1-1 contro una diretta concorrente. All’89’ arriva un cross da una punizione sulla trequarti, palla sul secondo palo e io di testa a incrociare. 2-1 finale”. Grande festa. Anche se: “La rete più bella l’ho segnato con la Pro Piacenza, semirovesciata all’Arena Garibaldi davanti a 7mila tifosi”.

Qualche giorno fa è venuto a trovarlo anche papà Michele: “E’ felice perché mi vede sereno”. E non si perde una partita del figlio: “Quando giocavo in Italia mi veniva sempre a vedere, ora mi segue su WyScout. Gli chiedo molti consigli, abbiamo un rapporto bellissimo. Lui cerca sempre l’errore per spronarmi a migliorare”. Generazioni a confronto, per Paramatti senior il calcio rappresenta il passato: “Adesso partecipa a tornei di golf e gestisce appartamenti di sua proprietà”. Dal pallone alla pallina, dalla porta alla buca: "Quando ha le gare ogni tanto sono io a portargli la sacca con le mazze".



Impossibile però dimenticare lo scudetto con la Juventus. Stagione 2001-02, tanti campioni tutti insieme: da Trezeguet a Zidane, da Thuram a Nedved. Lorenzo aveva 5/6 anni quando andava agli allenamenti del padre: “Mi ricordo che facevo qualche passaggio con Del Piero”. Una cosa gli è rimasta bene impressa: “Tudor mi faceva sempre i dispetti”. Esempio: “Una volta mi disegnò i baffi con il pennarello indelebile e io iniziai a piangere”. Altro giro, altro scherzo: “Del Piero mi regalò una maglietta che misi nella borsa di mio padre, indovinate chi me l’aveva nascosta?!”. A proposito di maglie: “Non sono un grande collezionista. Papà ne aveva tantissime, ma quando ci fu il terremoto in Emilia le mise tutte all’asta devolvendo il ricavato in beneficenza”.

Vecchi ricordi di un bambino che sognava da sempre di fare il calciatore: “Non ho mai pensato a un’alternativa”. E che un giorno si ritrovò Kennet Andersson a dormire a casa sua: “Era talmente alto che quando si sdraiava usciva dal letto. Rimase da noi, poi la mattina dopo mi accompagnò lui a scuola”. Baby sitter per un giorno.



Dalla Juve del passato a quella del presente: “Mi piace molto Chiellini, perché come mio padre non è perfetto tecnicamente ma ha una grinta pazzesca e l’atteggiamento giusto”.

"Col Bologna il ginocchio rotto e la promozione in Serie A"

Uno dei periodi peggiori di Paramatti fu proprio col Bologna, dove il padre giocò sei anni: “La prima esperienza tra i grandi, in Serie B. Proprio lì dove iniziai a giocare, per me era un ritorno a casa”. Premesse ottime, ma: “Dopo due giorni di ritiro mi sono rotto il ginocchio, sono rientrato e mi sono strappato l’adduttore. Non ho mai più debuttato, ma la stagione è finita con la promozione in A”. E nonostante tutto Lorenzo sorride pensando a quella stagione: “E’ stato bellissimo perché ero parte del gruppo e tutti mi volevano bene”. La squadra prima del singolo. “Ceccarelli mi è stato molto vicino, con Luca ci sentiamo ancora e abbiamo un bellissimo rapporto”.

Nostalgia canaglia. Vecchi ricordi di un ragazzino con tanti sogni da realizzare. Oggi riparte dalla Romania: “Il mio obiettivo è trovare un club di prima divisione qui”. La testa a Timișoara, il cuore in Italia: “Mi mancano soprattutto la famiglia e gli amici”. Lorenzo stringe i denti e guarda avanti, capitan Paramatti non molla mai.

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