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Gyasi, un ghanese in Südtirol: “Dalle battute con Immobile a quell’orecchino. Ora viaggio, ballo e sogno la Serie B”

| Interviste | Autore: Edoardo Colombo

Ammirare il mondo dal maggior numero di angolazioni possibili. Scoprirlo con gli occhi della passione e del talento. Su e giù. Perché chi viaggia vive due volte, “e io adoro conoscere e godermi posti nuovi”. Mappa in mano e... stop: fermata Südtirol, semplicemente la nuova casa di Emmanuel Gyasi, seconda punta classe 1994 di proprietà dello Spezia ma punto fermo della formazione altoatesina guidata da Paolo Zanetti: “Un allenatore fantastico, con lui sto imparando molto, e adesso mi regalerà anche un orecchino nuovo”. Sorriso e scommesse da spogliatoio, sogni concreti e obiettivi definiti: “Ci siamo presi i playoff, ora puntiamo sempre più alto”, parole e musica del Big Papa, ‘così mi soprannominò un mio amico’, in esclusiva ai microfoni di GianlucaDiMarzio.com.

Viaggi e calcio come punti fermi. Mamma e papà del Ghana, lui invece nato a Palermo ma sbocciato poi a Torino. Fotografie da prospettive diverse ma unite coi trattini dell’amore per il pallone: “Adoro il mare, ora però sto scoprendo la bellezza delle montagne”. Cambiamenti. Intrecci di vita e segmenti di una carriera in divenire: “Della Sicilia mi ricordo poco, a quattro anni infatti volai in Ghana per fare la scuola materna, poi tornai in Italia, questa volta a Torino”. Sfumature granata di una scalata verso l’alto con umiltà e talento: “Iniziai nella squadra del mio paese, Pino Torinese, passai poi al Pecetto, dove tutt’ora ho ancora un rapporto incredibile col presidente, un legame oltre il calcio”. Già, sentimenti sinceri e solidi, come quelli pieni di amore verso i genitori: “Mamma si arrabbiava perché la pagella era un disastro, spesso mi vietava di andare agli allenamenti, ma io di nascosto preparavo il borsone e scappavo al campo”. Questione di vita. Ossigeno. Fino alla svolta: “Vinsi la coppa delle regioni con la Rappresentativa e da lì il sogno divenne realtà”. Dai dilettanti ai professionisti, pura felicità: “Mi chiamarono sia il Torino che il Genoa, alla fine prevalse la vicinanza a casa. E così, con i piedi per terra, il mio allenatore mi portò a fare il provino che mi cambiò la vita”. Pochi minuti per convincere tutti delle sue qualità. Tecnica, doti fisiche e velocità. Lavoro.



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Work hard in silence”. Lo stato di WhatsApp di Emmanuel è chiaro e definito. Parola d’ordine umiltà: “Valori che mi ha insegnato Moreno Longo, una guida davvero speciale, è stato in grado di tirare fuori il meglio di me. Un allenatore severo e allo stesso tempo eccezionale. Umano. Gli devo tantissimo”. Attimi granata in quella che fu una Primavera piena di giovani promesse: “Giocare con Aramu e Barreca mi ha permesso di confrontarmi con giovani fenomeni”. Adesso faccio tesoro delle mie esperienze e vivo il presente: “Il gol e la vittoria di domenica contro una squadra importante come la Feralpisalò hanno rappresentato davvero una svolta preziosa per il nostro cammino. Ora siamo pronti a giocarci i playoff, tra entusiasmo e una passione infinita”.

Un capolavoro di bellezza tra territorio e sport. Un microcosmo meraviglioso, una terra di cultura e tradizioni che riempie di magia questa grande stagione targata Südtirol. ‘Miteinander erfolgreich’, insieme per crescere. Molto più di un semplice motto societario, “perché si tratta di realtà. Essenza. Qui sto davvero completando la mia crescita. L’allenatore mi chiede di essere più cattivo sotto porta e io sto facendo di tutto per accontentarlo. Prima della partita con la Reggiana in spogliatoio mi ha caricato dicendomi: ‘Se segni ti regalo un orecchino nuovo’. Detto e fatto, ma lo sto ancora aspettando”. Gyasi parla col sorriso. Divertendosi. Fiero di una vita circondata da amore e voglia di stupire: “Dopo ogni partita mi confronto con mamma e papà. Analizziamo le prestazioni insieme, loro mi guardano sempre dalla tv. Quando torno a casa con mio padre ci divoriamo tutte le partite, dalla Serie A alla C, mia madre invece pensa solo a me. Dopo la sconfitta col Santarcangelo mi ha chiamato e mi ha chiesto in modo sarcastico se fossi stato presente in campo, anche lei ci tiene molto ai miei risultati”. Tra calcio e musica: “Ascolto le canzoni ghanesi, poi faccio il deejay in spogliatoio, ma i miei compagni spesso mi prendono in giro per i miei gusti musicali (ride). Ho la cittadinanza italiana ma il Ghana è la mia terra, il mio sogno è giocarci in Nazionale”.



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Musica, sapori e… jollof rice

Big Papa per gli amici, Ima per i compagni. Intrecci di soprannomi in una vita con la testa sulle spalle alla ricerca di un sogno stupendo. Il giorno della firma del contratto granata allo Stadio Olimpico Ima si fece riaccompagnare di corsa a Venaria per l’allenamento. Poi giù dall’auto e via a raggiungere i compagni scusandosi per il ritardo. That’s Gyasi, un vero innamorato del pallone: “Gioco col sorriso imitando Ronalidnho, il mio idolo da sempre. Tra gli africani invece il mio preferito è Drogba”. Da Palermo a Bolzano, passando per il Ghana e Torino: “Ho provato diversi sapori e tradizioni culinarie, ma il mio piatto preferito resta il jollof rice: si tratta di riso cotto in brodo di carne e arricchito con verdure, pomodoro, cipolle, pollo o polpette. Una bontà”.

Calcio e famiglia. Nella foto qui sopra Ima sorride con la sua sorellina, “la amo tantissimo. Anche col mio migliore amico ho un rapporto straordinario, un vero e proprio punto di riferimento nella mia vita”. Dal mare alla quiete limpida e luccicante delle vallate che proteggono la squadra: “Qui si sta bene, ma lo ammetto: ogni tanto il freddo mi dà fastidio, ma c’è talmente tanto calore e voglia di non fermarsi che tutto si trasforma in magia”. Attimi di vita. Quotidianità: “Vivo in un bellissimo appartamento con Andrea D’Egidio, uno dei portieri della squadra, ma è lui quello che si mette ai fornelli e fa la spesa”. Il tutto in un presente sull’onda dell’entusiasmo, “e se arrivo a 10 assist Costantino mi offrirà una cena”. Già, Ima + Costantino, la coppia plasmata da Paolo Zanetti e resa perfetta nell’intesa. Sono otto gli assist fin qui di Gyasi, “ora sto lavorando tanto per diventare più cattivo sotto porta, per indole amo partire dall’esterno e servire i compagni, adesso l’obiettivo è trovare più volte il gol”. Proprio come contro la Feralpisalò, “è stata una partita pazzesca, un colpo di scena dietro l’altro, ma alla fine siamo riusciti a vincere 3-2 e scrivere un grande capitolo della nostra stagione”. Allenamenti, costanza e riposo: “Per rilassarmi ballo e gioco alla PlayStation, ma non chiedetemi di Fantacalcio, non fa per me”. Anche se Ima il fattore bonus ce lo ha dentro, dagli otto assist ai 4 gol stagionali, magari prendendo spunto da… Immobile: “Quando al Torino salivo in prima squadra Ciro mi dava consigli e mi faceva divertire”. Punti di riferimento e modelli da seguire: “Nel 2016 alla Carrarese mi feci male da solo in allenamento rompendomi il quinto metatarso, così tornai in Piemonte per le cure, e con me a fare riabilitazione c’era Immobile: ci confortavamo a vicenda, tra scherzi e battute”. Volti da Serie A, persone schiette e genuine, “come Ivan Juric, il quale mi allenò nel 2014 a Mantova. Un allenatore preparato e che non le manda di certo a dire, anche lui mi ha aiutato molto”. Nel mezzo l’esperienze a Pisa e alla Pistoiese, fino alla Spezia, la proprietaria del cartellino e ponte per il futuro: “Ora però vedo solo Südtirol, stiamo vivendo un sogno”.

Merito anche di Alessandro Benini, l’agente di Ima e suo punto di riferimento: “Un numero uno. Un mito. Gli devo tanto, mi ricorda sempre tutti i sacrifici che ho fatto e mi sprona ad andare oltre il limite”.‘Work hard in silence’, già: “Ora devo pensare solo a finire la stagione al meglio. Poi vedremo. Di sicuro farò una bella vacanza, viaggiare è stupendo e sono sempre alla ricerca di nuove culture e tradizioni”. E adesso mappa in mano e... stop: fermata Südtirol, semplicemente la nuova casa di Emmanuel Gyasi.

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