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Investimenti, intuizioni e successi: così Marotta ha cambiato la Juve

| Storie | Autore: Valentino Della Casa

La storia di Giuseppe Marotta nella Juventus: dai colpi di mercato a una ricostruzione paziente. Otto anni di successi per il dirigente bianconero che si è dimesso

Si è dimesso Marotta dalla Juventus? La risposta è clamorosamente affermativa. Verrebbe immediatamente da pensare: ci eravamo tanto amati. E forse ci si ama ancora, ma quando arriva il momento di lasciarsi, bisogna farlo subito. Pensandoci, ma prendendo una decisione ferma. D’altra parte, non poteva che fare così uno dei dirigenti più importanti del panorama calcistico italiano, che dopo la Sampdoria ha deciso di gettarsi nell’avventura juventina con anima e cuore, sin dal primo giorno. Era il 2010, e a Marotta la Juventus assegnò il compito più arduo di tutti: ricostruire dalle macerie di una squadra risalita in Serie A dopo le note vicende di Calciopoli ma poco in grado di ottenere i successi a cui era abituata. E lui ci si è messo, eccome.



Decide di vivere in centro, vicino all'albergo che avrebbe ospitato la Juve per i consueti ritiri pre partita. Una casualità? Forse no. Comunque, il primo anno non ottiene molto, ma getta le basi per quella che sarà la Juventus del futuro e dell’attuale presente. Molti se ne vanno, un allenatore (Delneri) viene chiamato con non poco scetticismo, ma sono soprattutto i giocatori a interessare: l’arrivo di Bonucci per 15,5 milioni di euro dal Bari sembra già un colpo da maestro, che poi viene bissato nella sessione invernale del calciomercato, con l’acquisto dal Wolfsburg di Barzagli per meno di mezzo milione di euro. Investimenti importanti, nel primo caso; grandi intuizioni, nel secondo. Ma il settimo posto lascia l’amaro in bocca e la convinzione che si sarebbe dovuto fare molto di più.



Ed è lì che si è vista tutta l’abilità del dirigente Marotta, cresciuto insieme con la società. La scelta è quella di puntare, per la stagione 2011/2012, su Antonio Conte, che da giocatore della Juventus ha lasciato il segno, ma che da allenatore era alle prime anni. Arezzo, Bari, Atalanta, Siena… tutte piazze importanti, ma mai in lotta per lo Scudetto, che è sempre stato l’obiettivo bianconero. Marotta ci crede, e mette nelle mani del futuro ct azzurro una squadra di tutto rispetto: arriva Vucinic dalla Roma (15 milioni), arriva Vidal (circa 12) ma soprattutto Pirlo dal Milan, a parametro zero. Grandi investimenti da un lato, e grandi intuizioni dall’altro. Di nuovo. E lo scudetto questa volta arriva.



Sarà il primo di una serie incredibile e consecutiva di successi in Italia, non ancora interrotta. Ma Marotta (e la Juventus) non si accontenta, vuole sempre di più. E la determinazione porta ad altre fantastiche intuizioni: Pogba e Lucio a parametro zero nell’estate 2012, oltre a un investimento iniziale verso giovani ora importantissimi, come Rugani preso ma lasciato all’Empoli a maturare. Ma poi ancora Tevez, Evra, Morata, Alex Sandro, Dybala, Mandzukic, Khedira. Tutti acquisti che si susseguono, anno dopo anno. Ed è impressionante notare che rispetto alla mole iniziale di acquisti, il numero si sia a poco a poco ridotto: bastavano pochi ritocchi a una macchina da guerra.

La Juventus targata Marotta cresce, vince, e spende cifre relativamente basse per le ambizioni che ha. Raramente, infatti, le operazioni superano i 30 milioni di euro, salvo un caso eccezionale, da record: quel Gonzalo Higuain che litiga con De Laurentiis pur di trasferirsi in Piemonte. Il dg bianconero decide di esercitare la clausola rescissoria stabilita dal Napoli, di circa 90 milioni di euro. E dimostra di avere ragione, ancora una volta. A Torino arrivano anche altri grandi giocatori, come Dani Alves, Benatia, Bernardeschi, Douglas Costa. Fino alla storia più recente, che tutti conoscono. Altri, invece, sotto la sua gestione se ne sono andati (su tutti Del Piero e Buffon, che hanno fatto la storia del club), ma senza una polemica. Nemmeno quando Conte, quando ha deciso di dimettersi: la scelta di puntare su Allegri si è rivelata decisamente vincente. E proprio come il suo vecchio allenatore, Marotta si è dimesso di colpo, ma con un palmares di sette Scudetti, tre Supercoppe italiane e quattro Coppe Italia ma la gioia della Champions rimasta strozzata in gola, a un passo. In otto anni, la storia della Juventus è cambiata. Che poi era quanto, nel 2010, gli era stato chiesto.

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