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Data: 07/05/2018 -

Dagli Allievi Nazionali all’esordio in Serie A. Tovalieri: “Ecco il mio Capradossi, capitano cinico e silenzioso’

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L’accento romano come marchio di fabbrica. Romano e romanista, di quelli che la domenica riempivano lo stadio Olimpico con la sciarpa giallorossa sul collo. Il sogno di giocare con la Roma per Elio Capradossi è stato il motivo che l’ha spinto fino alla Sardegna Arena. La ragione per cui ha aspettato 4 mesi in panchina, al posto di rimanere a Bari. La prospettiva che l’esperienza in Puglia, in fondo, sarebbe stata più formativa non l’ha mai scalfito. Perché il calcio rimane un gioco, ma è mosso dai sentimenti. Elio ha vinto la sua sfida personale. Finisce i suoi primi 69’ in Serie A con i crampi. Sintomo di chi ha dato tutto, anche di più di quello che aveva. Fatica nelle gambe, ma anche la tensione che mangia i muscoli. E mentre a terra si porta le mani in viso, tra una smorfia di fatica esce un sorriso di chi ce l’ha fatta, dopo tanti sacrifici.

Al centro di allenamento della Roma ha passato tanti i pomeriggi. Le mattine invece a Ostia, all’Istituto tecnico Camilli, dove frequentava la scuola prima che il pullman della società passasse a prenderlo per l’allenamento. Sacrifici di papà Corrado che ogni mattina lo accompagnava nella zona sud della periferia romana, ripagati ieri alla Sardegna Arena con il debutto in Serie A con la maglia della Roma e una dedica di compleanno speciale. Prima però tutta la trafila con la Roma. I Giovanissimi allenati da Vincenzo Montella, fino alla Primavera di Alberto De Rossi.

“È un capitano silenzioso. Freddo e cinico, ma deve essere più cattivo”

In mezzo i due anni agli Allievi dell’ex Cobra giallorosso Sandro Tovalieri: “Per me non è una sorpresa me lo aspettavo. Si vedeva che poteva diventare un giocatore importante, tecnicamente era troppo bravo. Anche se nell’esperienza di Bari non ha fatto troppo bene. I ragazzi vanno attesi ed Elio ha ripagato tutti ieri sera. Non era facile. C’era uno stadio caldo, il Cagliari sta lottando per la retrocessione e la Roma arrivava dalla partita contro il Liverpool”.

Tanti elogi, ma non mancano i consigli, per chi Elio lo ha conosciuto veramente bene: “Deve essere più cattivo, questo è quello che voglio consigliargli. È un difensore molto attento ed ha velocità e tecnica, ma è molto buono. Quando giocava negli Allievi era un capitano silenzioso, faceva parlare i fatti e non le parole. Anche quando scendeva dalla Primavera negli Allievi, accettava in silenzio senza fare polemiche la panchina”.

Noi allenatori dei settori giovanili dobbiamo formare l’uomo per permettergli di arrivare a certi livelli. La Roma come società non vuole raggiungere solo le finali di categoria ogni anno, ma vuole giocatori che possano essere importanti in prima squadra, ed Elio lo sarà. È un ragazzo cinico e tranquillo. È sempre stato un ragazzo freddo, come dimostrano i rigori segnati in semifinale e finale dello Scudetto Primavera poi vinti. So che non si monterà la testa e continuerà a lavorare duramente”. Così l’ex allenatore degli Allievi della Roma, Sandro Tovalieri, ricorda il giovanissimo Elio. Ora per il Cobra, ex Roma e Bari, una nuova sfida possibile nella prossima stagione. Una scuola calcio in Puglia che porterà il suo nome, per continuare a crescere nuovi talenti.

Scusate il ritardo…

Il debutto in prima squadra arrivato a 22, in ritardo visto che già nel 2015 sembrava ormai imminente la prima da titolare con la Roma. In estate in Australia, in una delle amichevoli estive l’esame contro il Real Madrid di CR7 e Benzema. A settembre invece è arrivato lo stop lungo e doloroso. Salta il legamento crociato del ginocchio sinistro in una partita in Nazionale Under 20 contro la Germania. Un recupero difficile, ma con il sostegno anche di Kevin Strootman, anche lui alla sua ultima operazione al ginocchio. Insieme affrontano la convalescenza, i due si allenano insieme e seguono le stesse tappe riabilitative. Una sfida nella sfida per Elio. L’olandese diventa il punto di riferimento per Capradossi, non solo fisico, ma anche per forza mentale. Anche lui ha giocato nelle giovanili qualche volta sulla mediana, ma di ruolo ormai fa il centrale. Ha studiato da Manolas e Rudiger, ma le sue movenze sono di un altro giallorosso. Elegante e spesso gioca d’anticipo come a Roma aveva abituato il brasiliano Juan.

In quel periodo poi è arrivato un segno inconfutabile da parte della Roma. Rinnovo fino al 2020. A manifestare l’intenzione che su Capradossi la Roma ci ha puntato forte e continuerà a puntarci. I prestiti a Bari per dargli l’opportunità di giocare senza soste. Poi la chiamata di Di Francesco a gennaio: “Allenati con continuità, poi arriverà la tua occasione” gli disse l’allenatore giallorosso. Promessa mantenuta alla Sardegna Arena. E 69 minuti giocati senza un briciolo di errore. Poi la fatica e forse anche un po’ di emozione che lo fa uscire per crampi. “Ma è successo veramente?” si chiede lui sul proprio account Instagram. Tra un pizzico di incredulità e la consapevolezza di avercela fatta. Ma poi promette: “Mi allenerò più intensamente”. È successo e potrebbe riaccadere, prossimo appuntamento Juventus. L’ultima volta che ha visto i colori bianconeri di fronte è stato nella finale del campionato Primavera 2015/2016. Ricordi dolcissimi. Ai rigori Capradossi non sbaglia e da capitano alza la coppa per lo scudetto vinto. Se Manolas e Juan Jesus non dovessero farcela, Di Francesco potrebbe puntare ancora su di lui. Una responsabilità pesante che ne nasconde un’altra ancora più importante. La linea di continuità dei romani e romanisti, che da Totti e De Rossi arriva fino a Florenzi e ora anche Capradossi. Colori giallorossi impressi sulla pelle, fin da piccoli. Le origini richiamano l’Uganda, ma l’accento è un marchio indelebile.



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