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Andria, Ayina dai gol al Marsiglia alla Fidelis: "Segno per mio figlio"

| Interviste | Autore: Luca Guerra

L'attaccante franco-congolese ha firmato il primo successo in D della squadra. Cresciuto nel PSG con Kimpembè e Rabiot, era nel Quevilly che sfiorò la vittoria della Coppa di Francia

Desiderata, attesa, voluta e meritata. E' arrivata domenica scorsa la prima vittoria nel girone I di serie D per la Fidelis Andria. 1-0 all'Ercolanese, con una firma “nota”: quella di John-Cristophe Ayina, che è passato per Francia, Spagna, Inghilterra ed Emirati Arabi prima di trovare oggi, a 27 anni, la stabilità in Puglia. Un anno di serie C con Virtus Francavilla e Bisceglie, giocando tanto – soprattutto da subentrante – ma senza stabilire il feeling con il gol, prima di accettare la chiamata della Fidelis. “Sono sceso in D perché questa è una piazza importante – spiega a Gianlucadimarzio.com – e sono contento di aver messo la mia firma sul primo successo stagionale. La dedica? Per mio figlio Thais, è il primo gol realizzato da quando è nato. La rete mi ha sbloccato, ha fatto bene a tutta la squadra”. Che è partita in ritardo, complice il fallimento dell'estate e i tempi lunghi per digerire il colpo, a cinque anni dal precedente addio forzato ai pro, e ripartire. "Era importante cominciare a vincere per il morale" ammette John. Dopo due sconfitte e un pareggio, la miglior medicina restano i tre punti. “E' così a ogni latitudine. Qui c'è un gruppo unito con tanti leader, da Iannini a Bozic, e con un allenatore come mister Potenza che ci martella e carica al punto giusto”.

La risalita non fa paura a questo 27enne di Rouen, che appena sei anni fa sfiorava il tetto della Francia con la maglia del Quevilly, club di terza serie della citta La Petit-Quevilly, che riuscì ad arrivare in finale di Coppa nazionale eliminando diverse big sul suo cammino. Su tutti, l'Olympique Marsiglia di Gignac e Alou Diarra. E chi segnò la doppietta decisiva nel 3-2 dei quarti di finale? Ayina. Due botte di destro, entrando dalla panchina, e pass per la semifinale contro il Rennes, fino alla sconfitta in finale per 1-0contro il Lione di Lisandro Lopez e Pjanic. “Quando sono tornato a casa nemmeno ci credevo – racconta – avrei messo la firma anche per fare un solo goal. Una doppietta contro l’OM non era neanche nei miei sogni. Per giunta i miei primi goal, proprio contro l’OM. Cosa c’è di meglio? Quella fu un'esperienza fantastica, in Francia ho le magliette di quella edizione di Coppa, le conservo a casa. Abbiamo fatto anche un video di tutta l'annata”.

Di meglio forse, per John, c'era l'alba della carriera. Con il Paris Saint-Germain B, stagione 2010/2011. In panchina Bertrand Rouzeau, direttore sportivo del centro di formazione e allenatore della squadra B. In campo con lui Presnel Kimpembé e Adrien Rabiot, oggi punti fermi del PSG che spadroneggia in Ligue 1. “Si vedeva che erano di un'altra categoria – ci racconta Ayina – erano molto forti già allora”. Esperienze oggi nel cassetto. Il giro d'Europa, rivelato anche dagli slang multilingue che adotta mentre si racconta, ha portato il giovane John a Cordoba nel 2013: “Il primo contratto professionistico della mia carriera – ricorda - è stato un cambio di vita, i tifosi in Spagna sono più esigenti e ricordo che a Cordoba ci seguivano 20mila tifosi per ogni partita interna. Ho avuto a che fare con un gioco più tecnico, sono stato bene”. Tanto da restarci in Spagna, dove quattro anni fa ha toccato il record personale in termini di gol. Cinque reti. Ora è pronto a fare meglio. "Devo continuare così, ora guardiamo al Sorrento. Non sarà una partita facile”. Sorride se gli fai notare che qualche tifoso lo paragona a Balotelli: “In comune abbiamo solo il fatto di aver giocato in Francia, non scherziamo”.

L'album dei ricordi, intanto, continua a scorrere. C'è una foto scattata in Inghilterra. Dopo Santander, Ecija, e Getafe B, Ayina si è spostato nel 2016 al Rochdale prima e al Newport County. Un solo anno prima di spostarsi in Oman, nell'Oman Club. Senza però mai esordire: “Dell'Inghilterra mi è piaciuto tutto – spiega lui - ma ho avuto un'offerta dagli Emirati Arabi, ma quando ci sono andato non c'era quello che mi avevano proposto. C'erano però dei difetti economici e di organizzazione, così sono andato via senza firmare un contratto e sono ripartito da Francavilla”. La Puglia che oggi lo ha accolto ("Mi piace questa regione, si vive bene. Ad Andria però devo dire che il tifo del pubblico si sente di più") ed è tra i punti fermi con famiglia, amici (“Nel calcio

Loïck Landre, ex difensore del Genoa, e Pablo Villa, allenatore del Cordoba ai miei tempi e oggi con Emery all'Arsenal”) e Dio. “Sono molto religioso e lascio a lui ogni decisione, non ho rimpianti”. Nemmeno quello chiamato Nazionale. Con doppio passaporto franco-congolese, non gli dispiacerebbe seguire le orme di Kondogbia, sognando una chiamata: “Se la nazionale del Congo mi chiama, io sono a disposizione. Non ci sono mai stato in Congo e sarebbe una buona occasione, anche per conoscere le mie origini”. Il calcio come un'opportunità: la visione di John-Cristophe Ayina è questa. Anche Andria ora lo sa.

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