La corte d’appello FIGC respinge il ricorso di Zappi: confermata l’inibizione di 13 mesi

La corte d’appello della FIGC ha respinto il ricorso di Antonio Zappi: confermata la squalifica di 13 mesi
La Corte federale d’appello della FIGC ha respinto il ricorso di Antonio Zappi, presidente dell’AIA: confermata dunque la squalifica di 13 mesi comminata per le pressioni esercitate sui vertici degli organi tecnici di Serie C e Serie D.
Zappi era stato sanzionato in primo grado il 12 gennaio scorso dal TFN per aver indotto Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi, ex responsabili della CAN C e CAN D, a rassegnare le dimissioni dai rispettivi incarichi.
Stando alle norme, dunque, con questa sentenza Zappi non potrà più ricoprire il ruolo di presidente dell’Associazione Italiana Arbitri e decadrà dalla sua carica.
Oltre al suo reclamo, la corte d’appello ha respinto anche quello di Emanuele Marchesi, componente del Comitato nazionale dell’AIA che era stato sanzionato con 2 mesi di inibizione.
Il comunicato della FIGC
Il comunicato della FIGC recita: “La Corte Federale d’Appello a Sezioni Unite ha respinto il reclamo di Antonio Zappi, confermando l’inibizione di 13 mesi per il presidente dell’Associazione Italiana Arbitri. Il numero uno dell’AIA era stato sanzionato lo scorso 12 gennaio dal Tribunale Federale Nazionale per aver indotto gli ex responsabili della CAN C e della CAN D, Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi, a rassegnare le dimissioni dai rispettivi incarichi.
La Corte ha respinto anche il reclamo di Emanuele Marchesi, componente del Comitato Nazionale dell’AIA, sanzionato dal TFN con 2 mesi di inibizione”.

“Questa vicenda mina l’autonomia dell’AIA”
Poco dopo l’annuncio del reclamo respinto sono arrivate le parole a margine di Antonio Zappi, il quale ha commentato l’esito dell’udienza, riportate dall’ANSA: “Leggeremo e valuteremo le motivazioni della sentenza che ovviamente rispetto e continuo ad avere fiducia nella giustizia, nell’ordinamento sportivo e nei suoi tre gradi di giudizio a tutela della presunzione di innocenza e dei principi di civiltà giuridica. Questo a maggior ragione per chi ha sempre agito nell’esclusivo interesse dell’Associazione.
Questa strana vicenda processuale nella quale purtroppo non è stata fatta ancora piena luce anche dopo l’udienza di oggi, mina l’autonomia dell’AIA, e non solo la mia posizione e dignità, un’intera storia associativa che non potrà non essere difesa e tutelata anche davanti al Collegio di Garanzia del Coni”.