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Il fattore Rabiot e l’asse francese: il Milan ribalta il Como

Adrien Rabiot (IMAGO)
Adrien Rabiot (IMAGO)

Doppietta e rigore procurato: il francese è decisivo, una volta ancora.

Ci sono le categorie, piaccia o non piaccia. Quelli che vincono sono i più bravi“. Parola di Massimiliano Allegri. Anzi, meglio, un suo manifesto.

Lo pronunciò all’interno di una riflessione dedicata ai suoi colleghi allenatori. Ben presto, però, si è facilmente esteso al più generale universo calcistico, giocatori compresi. E, tanto facilmente, torna alla memoria quando in campo c’è Adrien Rabiot. Como-Milan, l’ultima nitida istantanea. Due gol e un rigore procurato. Decisivo

In estate Allegri lo ha desiderato, chiamato, ottenuto. Perché ci sono calciatori e personalità che una squadra sono in grado di cambiarla. Di modificarne umore, coraggio, prospettiva. E il francese nella logica e nella visione dell’allenatore era e si è confermato questo: un fattore determinante.

Per comprenderne e apprezzarne l’importanza e il peso specifico negli equilibri rossoneri non serve andare molto lontano. È sufficiente “limitarsi” a osservare i risultati con e senza il centrocampista. Due vittorie, una sconfitta, tre pareggi. Quattro, se si conta l’ultimo a Firenze, in cui il francese ha giocato i soli 30′ finali. Non sono solo semplici numeri. Sono testimonianze dirette ed esplicite di un’aura.

L'allenatore del Milan, Massimiliano Allegri (IMAGO)
L’allenatore del Milan, Massimiliano Allegri (IMAGO)

Rabiot-Allegri, storia di un amore

Non corre, galoppa. Non reagisce, agisce. Non è conseguenza, ma causa. Adrien Rabiot è di più. Più di un semplice giocatore. Allegri lo aveva indicato come il giocatore che poteva cambiare gli equilibri. Della sua squadra e di un’intera stagione. Sembrava un sogno impossibile riunire quella coppia che a Torino aveva imparato ad apprezzarsi e ad amarsi. Sono stati necessari una rissa, quella con Rowe, e un allontanamento, quello deciso da De Zerbi e il Marsiglia e una sconfitta, nella prima di campionato contro la Cremonese. Poi l’accelerata e quel legame tornato a vivere. E lo ha fatto in modo ancora più maturo. Perché (anche) su quel legame si è costruita e fondata la rinascita rossonera.

Con lui ho un rapporto speciale, mi ha aiutato anche a livello mentale. A volte senza parlarci ci capiamo, questo non capita con tutti“. Quella raccontato dal francese a Sky Sport è l’immagine di un rapporto simbiotico e totale che è stato capace di rianimare gli animi e gli entusiasmi di un popolo a tratti disilluso dopo l’ultima stagione. Quegli animi che sono tornati a cantare nella notte del Sinigaglia, dopo un primo tempo fatto di difficoltà e cattive sensazioni. Ci ha pensato Adrien Rabiot. Un rigore procurato allo scadere del primo tempo come introduzione di quella che sarebbe stata la ripresa: la rappresentazione della sua forza. Due gol, 3-1 e paure scacciate. Ha giocato gli ultimi minuti con i capelli sciolti. Liberi, come il suo essere quando in panchina ha quell’uomo a cui deve tanto, Massimiliano Allegri.

Maignan prima di Napoli-Milan
Mike Maignan (IMAGO)

Asse francese

In casa il Como non perdeva dall’ultima giornata dello scorso anno contro l’Inter. 10 punti nelle ultime partite. Un primo tempo con un gol e tre palle gol nitide. Poche informazioni, sufficienti per delineare le cornici dell’importanza della vittoria rossonera contro la squadra di Fabregas. Cornici che portano tre precisi colori: il rosso, il bianco e il blu. Assi francesi. Imponenti, come l’essere imperioso di Maignan. Fatte di fiducia, come quella recuperata da Nkunku. Solide, come la sicurezza di Rabiot.

Tre francesi hanno condotto e guidato il Milan. Prima Maignan , che ha tenuto in piedi i rossoneri con quattro interventi decisivi. Nel mezzo il numero 18, capace di segnare un rigore dopo la discussione con Leao. Infine, Rabiot, che ha ribaltato e chiuso la partita con il suo mancino fatto di potenza e precisione. Ci sono vittorie e vittorie. Quella di Como per il Milan e il suo percorso vale tanto. Un po’ come per le categorie.