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Lisci a Sky Calcio Unplugged: “Zeman un’ispirazione. Da bambino seguivo solo le sue squadre”

Alessio Lisci, Osasuna (IMAGO)
Alessio Lisci, Osasuna (IMAGO)

L’intervento al podcast Sky Calcio Unplugged di Alessio Lisci, allenatore dell’Osasuna: “Mi ispiro a Zeman. Da bambino seguivo solo le sue squadre”

Dalla vittoria all’“El Sadar” contro il Real Madrid con il suo Osasuna, alla gavetta formativa prima di diventare allenatore. Alessio Lisci, una carriera costruita in Spagna: dopo l’esperienza da coordinatore motorio nelle giovanili della Lazio, nel 2011 arriva la chiamata del Levante, come vice allenatore della “Juvenil A”.

Nella stagione 2021/22 viene annunciato come allenatore ad interim della prima squadra in Liga, vivendo così la sua prima esperienza nel massimo campionato spagnolo. Dal 2023 al 2025 guida il Mirandés in Liga2, prima della chiamata dell’Osasuna. Oggi i “rojillos” occupano il nono posto in classifica dopo 25 giornate, con tanto di vittoria per 2-1 contro il “blancos”.

Lisci è dunque intervenuto nel podcast interamente targato Sky, intervistato da Gianluca Di Marzio, Lisa Offside e Stefano Borghi.

Il primo tema all’ordine del giorno, riguarda le differenze calcistiche e non, tra l’Italia e la Spagna: “Io credo che in Italia ci siano tante cose che funzionano. Non bisogna sempre credere che tutto ciò che è all’estero è bello, e in Italia no. L’idea di andare fuori è nata per via del corso d’allenatore. In Italia per chi non ha mai giocato è molto difficile ricevere il “Uefa Pro”. In Spagna era più semplice. Credo che il calcio italiano non stia poi così male. Ci sono le stagioni: l’anno scorso l’Inter ha giocato la finale di Champions League. Forse a livello di Nazionale si vede un po’ il problema“.

Continua: “Credo che a oggi la differenza con la Spagna sia nelle seconde squadre, e sono super convinto. La Juve da quando ha la seconda squadra ha fatto esordire tanti giocatori. Secondo me tutti i club di Serie A dovrebbero avere una seconda squadra. È vero anche che tra Spagna e Italia ci sono tante differenze a livello burocratico, e quindi non è facile per i club. Però credo che quella sia la chiave per i giovani, perché poi la differenza tra la Primavera e la prima squadra sia altissima, il salto è troppo grande. Normale che poi per gli allenatori sia difficile capire se sono pronti o meno per la Serie A”.

E sul successo per 2-1 contro il Real, Lisci si è espresso così: “È stata una grande partita, una bella serata. L’Osasuna era da 15 anni che non vinceva con il Real Madrid. Con il Levante avevo già vinto in casa dell’Atletico, però è totalmente diverso. Il Real e il Barcellona hanno una ripercussione differente, fanno molto più eco all’estero. Quando batti il Real Madrid si fann0 vivi un bel po’ di ‘amici’ (ride, ndr) e persone che non conoscevo che volevano diventarlo. Interviste su interviste, ma va bene così, bisogna sempre rimanere con i piedi per terra. Dopo partite come queste, l’inciampo è sempre dietro l’angolo, per cui bisogna rimanere calmi e lavorare più che mai”.

La sua filosofia: “Io credo che quando alleni un top team, dove soprattutto a livello economico, puoi chiedere tanti giocatori, puoi permetterti di essere più integralista e fare ciò che vuoi. Però quando lavori in delle società diverse, io preferisco prendere un calciatore forte e dovermi adattare a lui, piuttosto che un giocatore funzionale che deve adattarsi a me. Sapersi adattare è importantissimo, sempre con dei principi, perché ci sono cose in cui credi molto che non puoi cambiare. Però devi cercare di mettere nelle condizioni migliori possibili i giocatori forti”.

Lisci a Sky Calcio Unplugged: “A Levante facevo un triplo lavoro. Sono orgoglioso del mio percorso”

Sempre sulle differenze di gestione tra i club italiani e i club spagnoli: “Io credo che la cultura giochi un ruolo fondamentale. In Italia c’è questo aspetto di lavorare tutti i giorni, specialmente sulla tattica. Mi sono informato un po’ sugli allenatori italiani, che seguo con molto piacere. Alle volte è anche il giocatore che te lo chiede, perché magari pensa che un giorno senza lavorare sulla tattica, sia un giorno perso. In Spagna è totalmente diverso, anche se entrambe le filosofie si stanno adattando reciprocamente. In Italia due giorni prima della partita si fa molto lavoro tattico, in Spagna i giocatori non vogliono fare nulla, perché vieni da due giorni di carico alto. Quindi devi cercare degli escamotage: ogni tanto preparo dei calci piazzati offensivi, un torello, un calcio-tennis. Devi farli divertire. Qui deve esserci un equilibrio tra l’allenamento e il gioco, per una questione di gestione del gruppo”.

Lisci racconta la sua gavetta: A Levante facevo un triplo lavoro: facevo il secondo allenatore nella Primavera, poi il rappresentante di cibo italiano, e il pomeriggio allenavo gli esordienti, quindi stavo tutto il giorno in giro. Sono molto contento, i miei genitori mi hanno sempre educato al duro lavoro, e poi mi ha aiutato molto nella mentalità“.

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Alessio Lisci, allenatore Osasuna (credits: C.A. Osasuna)

Lisci: “Zeman un’ispirazione. Quando ero piccolo seguivo solo le sue squadre”

Alla domanda sul quale allenatore lo ispirasse particolarmente, Lisci risponde con un aneddoto sulla sua infanzia: “Diciamo che sono passato un po’ per tutte le mode. Quando c’è un allenatore in voga, tutti cercano di ‘rubare’ qualcosa. Quando ero piccolo ricordo che mio padre era un grande amante di Zeman. Tante volte mi chiedono: ‘Sei della Roma o della Lazio?’ Io rispondo sempre che quando la Lazio era allenata da Zeman, andavo a vedere la Lazio, e quando era alla Roma, andavo a vedere i giallorossi. L’epoca di Zeman alla Roma l’ho vissuta tutta, e ho sempre avuto grande ammirazione per lui“.

Sui sogni e gli obiettivi per la sua carriera: “Il mio sogno da bambino era quello di giocare a calcio, poi ho avuto l’umiltà di capire che non potevo arrivare tra i professionisti (ride, ndr). Il mio sogno oggi è quello di vincere qualcosa: una Coppa Italia, una Copa del Rey, per non dire un campionato, una Champions League o un Mondiale che sarebbero una cosa bellissima. Mi piacerebbe, anche se sembra che nel calcio se non vinci qualcosa sei scarso. Già stare in Serie A secondo me è motivo di orgoglio, poi certo che se dovessi vincere qualcosa sarei contentissimo. Il primo obiettivo è fare una carriera più lunga possibile, e poi magari vincere un trofeo”.

Un flash su un suo ex giocatore ai tempi del Mirandés, Joaquín Panichelli. Nella passata stagione, sotto la gestione Lisci, l’argentino mise a segno 20 reti in Liga2: “È un giocatore molto duttile, e adatto a tutti i tipi di gioco. Ha una testa incredibile: è quello che si allena di più, si allena meglio, è fantastico. Non conosco un profilo di allenatore a cui possa non piacere Pani. Credo che farà una grande carriera, se gli infortuni glielo permetteranno. Ha già avuto un crociato, ma adesso sta meglio. Questo spiega un po’ la mentalità del ragazzo”.