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Un'italiana all'Atletico Madrid e in Champions. La storia di Elena Linari: "Io come Gimenez? E Astori..."

| Interviste | Autore: Matteo Moretto

Un’italiana all’Atletico Madrid. Che gioca, titolare, tutte le domeniche e pure il mercoledì in Champions. Nome: “Elena!”. O Èlena, alla spagnola, con l’accento sulla prima e. “Si! Mi storpiano leggermente il nome. Altrimenti vanno sul sicuro e mi chiamano semplicemente ‘Lina’”. Che sta per Linari. Toscana doc, nata a Firenze. Pazza di calcio e innamorata della Fiorentina, squadra dov’è cresciuta professionalmente e per cui tutt’oggi fa il tifo. “Sia di quella femminile, certo, ma anche della maschile”. Anzi, soprattutto. “Sono sfegatata! Seguo tutte le partite, il mio è un amore incondizionato. In curva non ci sono mai andata, perché ero piccola, però mio nonno mi portava sempre in un settore lì vicino”. Giocatore preferito? Il nome è e sarà sempre uno solo: “Davide Astori”. Il ricordo è nitido. “L’ho conosciuto poco prima che se ne andasse e quell’incontro mi ha segnata profondamente”. Nodo in gola e cuore che pesa ancora tanto. Ma Elena guarda avanti. “Gioco in difesa e nella Fiorentina attuale mi rivedo in Pezzella. Ah aspetta, a proposito di Fiorentina, mi sta passando davanti Savic…”. La voce s’illumina, chiaramente emozionata. Il ‘Linari’ maschile dell’Atletico è lui? “Qui tutti mi paragonano a José Maria Gimenez. Dicono che siamo molto simili nello stile. E come paragone mi piace: lui è uruguaiano, un mastino. Una qualità che in realtà a me un po’ manca”. Fiuto del gol voto: “Sette”. Elena ci racconta. “Ci sono andata vicinissima contro il Manchester City in Champions. Non è entrata, per poco. Aspetto il momento giusto”. Che arriverà. D’altronde, una come lei, non ha mai avuto paura di lottare, anche contro i pregiudizi di chi non concepisce il pallone in rosa. “Non mi sono mai domandata ‘gioco a calcio?’ perché in cuor mio ho sempre saputo che lo avrei fatto. E’ una passione di famiglia. Papà è stato portiere, allenatore e poi arbitro. Anche suo fratello è in questo mondo da tempo. Pensa: quando ero nel pancione di mamma, poco prima che nascessi, lei è andata allo stadio a vedere una partita! Credo sia destino. A cinque anni tiravo quattro calci a un pallone con i ragazzini al parco, per divertirmi, e un giorno uno di loro mi propose di fare un provino per una squadra. ‘Vedi se ti piace’. Facevo anche nuoto, ma la mia scelta è stata facile”.



Il calcio femminile spagnolo, visto attraverso il filtro dell’Atletico Madrid, è un altro mondo rispetto all’Italia. Elena ci segna in rosso le differenze. “Qui è considerato un lavoro in tutto e per tutto. Ecco perché tutte le necessità di una calciatrice diventano primarie: se non ti presenti dal fisioterapista per i trattamenti rischi la multa! Qui, in Spagna. In Italia non funziona così: spesso non c’è il personale adeguato, gli allenamenti generalmente sono ad orari serali, le giocatrici fanno anche altri mestieri. E poi c’è tanta diffidenza, a partire dai genitori. Non è il caso dell’ambiente della Fiorentina, parlo in generale. L’Atletico Madrid ha deciso di investire seriamente e in modo spontaneo in questo progetto femminile ormai da 4/5 anni e i risultati si stanno vedendo eccome: le strutture sono di altissimo livello, il contesto è familiare ma allo stesso tempo super professionale”. A suo agio, Elena, una professoressa della dieta (il dolce a cena quasi mai!) amante degli scarpini artigianali. Già inserita nella nuova vita. "Non potevo aspettarmi un’accoglienza migliore. Mi stanno volendo tutti bene. E poi c’è quel ‘che’ di spagnolo assolutamente unico, a partire dal sorriso che brilla negli occhi di staff e compagne. Poi la musica e il divertimento anche in allenamento!". Senza dimenticare corsa e sudore. E con lo spagnolo come va? “Me la cavo”. Nonostante la base di partenza fosse quasi nulla. “Lo avevo studiato quando giocavo a Brescia, 5/6 anni fa ma poca roba. Poi ho ascoltato tante canzoni e… lo parlo e lo capisco! Non tutto tutto ma sono sulla buona strada”. ‘Vale’ - ‘OK’ - è la parolina del primo mese, assolutamente inflazionata. “La uso talmente tanto che potrebbe diventare un hashtag #ElenaLinariVale”. Chi vale (eccome se vale!) all’Atletico Madrid, ormai da anni, è un altro italiano: il direttore sportivo Andrea Berta. “Vi siete parlati?”. La Linari ammette: “Non lo conosco! Mi piacerebbe molto farlo”. Un invito, cordiale, 2.0.



Allenamenti e partite ufficiali a Majadahonda, dove si trova il centro sportivo dell’Atletico. “Al Wanda non ci sono ancora stata”. Un piccolo giro in città però se l’è fatto, Elena. “Abito in una casa scelta dal club, vicino Barajas. Distante dalle strutture. Ma c’è un pulmino che mi porta e mi riporta avanti e indietro. Di tempo libero ne ho avuto poco per adesso, anche perché la preparazione estiva è stata molto intensa tra Madrid e una tournée in Colombia. Recentemente ho avuto la fortuna di ospitare i miei genitori per 10 giorni, così abbiamo visitato un po’ la Capitale. E’ enorme! Il posto preferito? Senza dubbio il parco dell’Oeste. Siamo saliti sul Teleferico e credimi, è stata una sensazione unica, un silenzio surreale considerando il caos generale di Madrid". Dove ci sono mille suoni, volti, colori. E un fútbol (femminile) più italiano che mai.

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