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EURO2020: Turchia, 1-0 con l'Albania e saluto militare a fine gara

| News calcio | Autore: Redazione

Il saluto militare. La nazionale turca batte l’Albania ed esulta così, portando la mano al cappello davanti alla curva dei propri tifosi. Si schiera apertamente, dalla parte di Erdogan ovviamente, dopo l’1-0 firmato da Cenk Tosun, che ha lanciato i suoi al primo posto del girone a pari punti con la Francia. Dopo il tweet di Cengiz e le parole di Demiral, ancora una volta i calciatori turchi non hanno esitato a esprimere la loro posizione politica.

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Nelle scorse ore numerosi volti noti della Serie A si sono espressi a proposito dell’attacco avanzato dal governo turco nei confronti della popolazione curda, scatenando reazioni di ogni genere sui social network. Cengiz Under è stato criticato dai tifosi della Roma per aver postato una foto con la maglia giallorossa - risalente alla passata stagione - che lo ritrae mentre esegue il saluto militare. “Non usare la nostra maglia per questi messaggi”, gli ha risposto una parte (la più mite) dei suoi followers.

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Merih Demiral, dall’altro lato, ha twittato la foto di un soldato che tiene per mano una bambina, sottolineando come “la Turchia ha 911 chilometri di confine con la Siria, un corridoio per i terroristi. Il PKK e l’YPG sono stati responsabili della morte di circa 40.000 persone, incluse donne, bambini e neonati. La missione turca è di prevenzione contro il terrore a cavallo di questo confine riportando 2 milioni di siriani in territori sicuri”: questo il testo che accompagna la foto, capace anch’esso di scatenare commenti di ogni tipo.

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A poche ore dalla vittoria della Turchia sull’Albania, la posizione che il mondo del calcio - tifosi inclusi; anzi: in primo piano - ha deciso di assumere rispetto alla questione è ovvia e palese: tenetecene fuori. Se da un lato è impossibile non rivolgere un pensiero a quello che, negli ultimi giorni, sta accadendo sul territorio siriano, dall’altro lato si può solo prendere atto delle posizioni liberamente espresse da Under, Demiral e soci. Il pallone, però, con tutto questo non ha né deve avere nulla a che fare. E se il potere mediatico che gira attorno ad esso finisse per essere usato sempre in questo modo, ne verrebbe fuori un precedente decisamente spiacevole e potenzialmente pericoloso.

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