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Zamuner, l'Imperatore...direttore: "Voglio una Spal all'inglese"

| Interviste | Autore: Lorenzo Buconi

La Spal che verrà...ne parliamo con il direttore sportivo Giorgio Zamuner...

‘I nuovi inizi sono spesso mascherati da finali dolorosi’, pensieri e parole di Lao Tzu. Espressione di una città, Ferrara, che vive di sana libidine, come avvolta da un’etera primavera. Qui nulla finisce, tutto ricomincia. Nel sorriso della gente, nella passione granitica per le proprie tradizioni, nella straordinaria semplicità che si respira camminando in centro città. Allegria e virtù. Serenità e impegno. Elementi fondanti della vita (non solo calcistica) del direttore sportivo Giorgio Zamuner e della Spal che verrà. Dopo la dolorosa retrocessione in Serie B. Dopo mesi difficili. Dopo ogni temporale…esce sempre l’arcobaleno. Un prisma coloratissimo, che illuminerà - auspicano da queste parti - la radiosa via di Pasquale Marino e dei suoi ragazzi.

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Che emozione tornare qui quasi trent’anni dopo, sono emozionato anche a parlarne, racconta Zamuner al quale un mese e mezzo fa è stato affidato lo stimolante compito della ‘ripartenza’… “Anche se io a dir la verità – spiega il direttore sportivo ai microfoni di GianlucaDiMarzio.com non me ne sono mai andato. Sia con il cuore sia fisicamente. Mia moglie è di Ferrara, i miei figli sono nati qui. Diciamo che è la mia città di adozione. Ne sono fortemente innamorato. E non soltanto perché qui ho vissuto l’apice della mia carriera calcistica con la promozione in Serie B nel ’93. Il mio è un sentimento che va oltre, difficile anche da descrivere. Ferrara e i suoi abitanti rappresentano perfettamente il mio essere, la mia persona. Sono la proiezione di ciò che sono e di ciò che voglio sempre essere. Solari, semplici, con la battuta sempre pronta, mai arrabbiati. E’ un privilegio essere, calcisticamente parlando, tornati qua. Se esco per le vie della città rivivo ancora i ricordi di trenta primavere fa… ‘ Giorgio, mi raccomando, domenica tira ‘na bela ghega’, alias una bella bomba su punizione. Qualche soddisfazione gliel’ho regalata…”.

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Sorriso sincero, innamorato. E la bellezza dell’essere innamorati, di qualsiasi cosa, è proprio questa: nel perder, metaforicamente parlando, lo sguardo nel vuoto, alla ricerca dell’infinito. Alla ricerca di quella serenità che Ferrara riesce, in maniera forse unica, a irradiare solo camminando per le vie del centro città. Le bici, i lunghi viali, le chiacchierate in dialetto stretto, fino a quell’inconfondibile… ‘Vado alla Spal’. Non vado allo stadio, vado alla Spal. Manifesto programmatico di ciò che è stato e di ciò che dovrà essere… “Una squadra a immagine e somiglianza della città. Per riaccendere la scintilla basta poco, questo è un popolo che ama incondizionatamente. Una squadra che andrà in campo con grande determinazione, che suderà la maglia al di là del risultato, che uscirà tra gli applausi della gente. Questa è una piazza all’inglese, che vive con trasporto una bella giocata o un’azione di spessore anche se non finalizzata, che rispetta e apprezza chi lotta, che vive con lealtà la propria passione. E noi dobbiamo legittimare questi sentimenti. Voglio una Spal…all’inglese. Una Spal che ci faccia uscire dallo stadio, il nostro gioiellino, felici e contenti i tifosi. Che ci faccia cominciar bene la settimana. E la scelta di Pasquale Marino va proprio in questo senso. E’ un allenatore preparato, che ama costruire, strutturare, che sa far divertire. E’ una persona con la quale voglio condividere gioie e dolori”.

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Sfogliamo, per un attimo, l’album dei ricordi… Giorgio ‘L’Imperatore’ o Giorgio ‘Il direttore’? (ride)… “Ah che bello quel soprannome! Una trentina di anni fa me lo diede un mio supporter per il mio modo di giocare. Diceva che ero dominante in mezzo al campo come un Imperatore… Ora però meglio quest’altro, devo dimostrare tanto anche da dietro la scrivania…”. Un pragmatico Zamuner. Ricorda proiettandosi al futuro. Sorriso consapevole, espressione sicura… “Ecco spero di riuscire a trasferire questo ai calciatori… La voglia di lasciare un’impronta a Ferrara, come noi trent’anni fa. Che la gente si ricordi di loro come oggi si ricorda di quello che siamo stati noi. Forse è proprio questa l’essenza di tutto…”.

C’è una perifrasi di vita importante. Quella vita che Zamuner vive a mille all’ora. Fin da ragazzo, mai domo, sempre sul pezzo. Calcisticamente parlando e non solo… “Anche come pasticcere non me la cavavo male. Se non avessi sfondato nel mondo del calcio avrei sicuramente fatto questo nella vita. Da giovane facevo la cosiddetta stagione in pasticceria per pagarmi i vari sfizi. Andavo bene, dai, soprattutto con il tiramisù. Ebbi la fortuna di trovare un maestro della scuola di Venezia. Il tiramisù migliore di San Donà? Il mio, chiaro (ride)”.

Una chiacchierata piacevole, che scorre via, troppo in fretta. Il telefono squilla, in sequenza mixata, il calciomercato non dorme mai, figurati alle otto di sera… Che Spal sarà? “L’obiettivo è sicuramente quello di svecchiare un po’ la squadra. Poi è chiaro, qualche giocatore esperto lo vogliamo tenere e qualcuno arriverà. La mia idea sarebbe quella di avere dodici o tredici calciatori di esperienza in categorie e otto o nove giovani forti, che abbiano voglia, gamba e fame. Questa è una piazza mica da tutti, serve personalità e garra. Vogliamo costruire una squadra di livello che ci porti verso quell’ambizioso traguardo che ora meglio non nominare…”. Se dovessimo dipingere un quadro. Titolo ‘Spal’, prego Maestro… “Un tramonto, che da ogni angolatura lo guardi ti lascia sempre senza fiato…”.

Emozionare. Key-word. Da qui riparte la Spal. Da qui riparte Ferrara. La città che vive di momenti… di magia! Perché, in fondo, ogni momento è un nuovo inizio…

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