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Playa e scacchi, il mondo di Setién arriva a Barcellona

| Storie | Autore: Simone Gamberini

Quique Setién forse al Barcellona c’è sempre stato. Empatia e connessione tra due mondi affini, destinati a incontrarsi prima o poi. Come se quel gesto di Sergio Busquets fosse stata una premonizione più che una dedica: il centrocampista blaugrana dopo una partita al Camp Nou gli aveva regalato una sua maglia con scritto “A Quique con stima e ammirazione per la tua maniera di vedere il calcio”.

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Il 3-4 del Camp Nou

Sì, il destino aveva già scelto, anche quando la scorsa stagione il suo Betis passò da Barcellona con uno scherzetto niente male: un 4-3 proprio al Campo Nou (in cui fu grande protagonista Firpo, che ritroverà al Barça), che rese possibile l’impresa di battere sia Barça che Real in casa loro nella stessa occasione, fatto che non accadeva dal 1935.

Ma non fu una vittoria qualunque, perché Setién, come spesso ama fare, ha voluto giocare con le armi dell’avversario. È sfrontato, stratega, sognatore. Ha la sua visione delle cose, che non sempre è piaciuta a tutti, a volte neanche ai tifosi del Betis nonostante i risultati. E così, ha scelto di battere il Barcellona giocando da Barcellona: possesso palla e spettacolo, lezione di tiki taka in casa degli inventori dello stile. D’altronde è lecito aspettarselo da lui, e non solo per il poster di Cruijff nel suo studio. Setién è un amante degli scacchi, ha persino dichiarato di divertirsi di più in questo sport che a guardare il calcio, arrivando al punto di sfidare il campione mondiale della disciplina.

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Da Santander al Barcellona, il viaggio di Setién

Ama le sfide e soprattutto ama affrontarle così. In quella partita si conquistò la fiducia del Barcellona, che ha solo dovuto trovare l’occasione giusta per portarlo nella sua panchina e far partire il rapporto tra due filosofie che hanno tanto in comune.

Viene dalla Cantabria, una regione che nella Spagna calcistica si divide in due città: Gijón, che al Barça ha donato Luis Enrique, e Santander, da cui proviene Setién. Entrambe affacciano sulla costa nord, quella che guarda l’Oceano, perfetta occasione per conoscere il calcio sia sul campo che sulla spiaggia. Setién ha giocato a lungo a beach soccer, è persino arrivato in nazionale prima di scegliere un’altra carriera. Una carriera che ha avuto sempre in testa, anche quando da ragazzino lavorava 12 ore al giorno come facchino: c’era una macchina da scrivere in cui ogni giorno batteva le cronache delle sue partite. Una dopo l’altra, in fogli che tutt’ora porta con sé.

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Chissà, magari anche a Barcellona, dove comunque c’è già parte di lui. Perché suo figlio Laro gioca al Sant Andreu, una piccola realtà cittadina ai confini del professionismo, in Tercera División. Da lì comincerà la più grande sfida di Setién, che dopo aver trovato l’Europa col Betis adesso sogna di dominarla col Barcellona. Ha ritrovato suo figlio e la voglia di mettersi in gioco, di sedersi davanti a un tavolino e preparare l'ennesima partita a scacchi, stavolta la più prestigiosa della sua carriera.

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