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Data: 27/12/2016 -

"Messi ci ha giocato all'ultimo Mondiale. Ronaldo? Ha il suo marchio...". Viaggio nell'officina Campari, dove si creano i parastinchi dei campioni

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Fa sicuramente un certo effetto sapere che i parastinchi dei migliori calciatori del mondo vengono fabbricati a Parma, precisamente a Felino, in via del Casale 20. Tra i clienti della Campari Compositi per Campioni di Enrico Campari, immersa nelle pianure parmigiane, c’è gente del calibro di Cristiano Ronaldo, o Messi, tanto per intenderci. In due, queste icone del calcio hanno collezionato nove palloni d’oro, vinto coppe e trofei importantissimi, scusate se è poco.

Quando entri nell’ufficio del Dottor Campari, ti accorgi di respirare l’aria di grande calcio appena ti guardi attorno. Perché le pareti sono piene zeppe di calchi di piedi: Ibrahimovic, Gerrard, Torres, Vieri, per citarne qualcuno. Tutta gente che si serve nell’officina di Felino nata nel 1994. “La mia attività parte nel 1994 – dice Enrico Campari - dopo aver fatto un’esperienza in Ferrari F1. Speravo da sempre di avere un lavoro mio, autonomo. Sono partito con il carbonio perché mi piaceva lavorarlo, mi occupavo, in Ferrari del reparto cambio, di trasmissione, della parte idraulica e meccanica del cambio, ma, nello stesso tempo, era la parte esterna della macchina che mi affascinava, la carrozzeria, l’alettone e il telaio. Vedevo fare il sedile dei piloti in carbonio, un sedile preciso, di modo che chi guida sia un tutt’uno con la macchina. Veder fare le cose su misura mi esaltava. Nello stesso tempo ho sentito per radio che il parastinco diventava obbligatorio per i calciatori, dopo i Mondiali del ’94 e mi sono detto: ‘perché non fare un paio di parastinchi anatomici? Con la stessa tecnologia utilizzata in F1?. Io non ho mai giocato a calcio, ma avevo due fratelli che ci giocavano, più amici e parenti. Mi hanno dato una mano loro”.

I parastinchi di Campari sono stati indossati da calciatori che hanno vinto Champions League e Coppe del Mondo, Scudetti e Palloni d’oro. La caratteristica fondamentale, inimitabile per giunta, è la qualità delle materie prime, dei processi per la personalizzazione grafica. Ci sono quattro taglie standard, dal bambino all’adulto, e su richiesta, Campari è in grado di fornire dei parastinchi anatomici mediante la scansione laser scanner. Il costo varia dai 150,00 euro ai 3.000 euro. In base alla personalizzazione grafica e anatomica.

“All’anno, vendiamo 2000 paia di parastinchi, in Italia, presso 35 punti vendita specializzati e all’estero, a calciatori professionisti: servo atleti in Francia, Svizzera, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Russia, Slovacchia, Inghilterra, Giappone, Sveziaa e Norvegia, Finlandia e Ungheria, oltre che Italia appunto.

Come si è avvicinato al calcio, Campari?

“Il mio vicino di casa era amico di Pedraneschi, Presidente storico del Parma. E ho voluto presentare il progetto al Parma proprio tramite lui. Il primo parastinco l’ho fatto a Marco Branca, poi Minotti, Apolloni, Di Chiara, Bucci, ho servito uno squadrone forte. Che offriva dei giocatori alle Nazionali. Sette otto giocatori in giro per il mondo, che usavano i miei prodotti. Cominciavano a vedere i primi parastinchi in carbonio, erano un’innovazione”.

Dopo?

“Poi i medici e i fisioterapisti hanno visto le prime protezioni poco invasive, resistenti e anatomiche che non pregiudicavano le performance dei giocatori. E ho cominciato a servire anche questo tipo di prodotti. In questi anni abbiamo seguito giocatori fortissimi, molti palloni d’oro”.

L’ultimo parastinco?

“L’ultimo è di Neymar. Ne ha presi due: uno con la bandiera del Brasile, l’altro con quella del Barcellona. L’immagine di suo padre e di un bambino, che probabilmente è suo figlio”.

Le richieste dei calciatori?

“Frasi della Bibbia, del Corano, icone di santi, genitori, tatuaggi e foto di fidanzate, cani. Ce ne sono di tutti i colori. Dipende anche un po’dalle culture. Ad esempio, i giapponesi non hanno la cultura delle foto, sono pacati, in Francia ad esempio hanno una gran voglia di apparire, con le famiglia. L’italiano e lo spagnolo usano molto la religione".

E Cristiano Ronaldo?

“Beh, lui ha questo marchio, CR7”.

C’è qualche giocatore che le ha dato dei problemi?

“Ci sono giocatori con cui non ho avuto mai feeling. Anche io ho una mia lista nera ma non faccio nomi”.

Non c’è Cristiano Ronaldo in questa lista, vero?

“No, lui non c’è. Ultimamente sono andato in Spagna, lui è un uomo Nike di primo livello e l’ultima volta me li ha messi lui i parastinchi”.

Messi?

“All’ultimo Mondiale ha giocato con i miei parastinchi che gli ha portato un mio fisioterapista, che a sua volta ha un fratello fisioterapista al Barcellona. Però, per ragioni di sponsor, glieli fanno coprire. A lui non l’ho mai incontrato di persona”.

L’Italia campione del mondo nel 2006?

“Cannavaro, Zambrotta, Pirlo, Grosso, sono tutti miei clienti. Hanno vinto il Mondiale con i miei parastinchi. Gattuso, ad esempio, è una gran persona che purtroppo non ho più ritrovato nel corso degli anni”.

Ci parli del suo nuovo progetto.

“Volentieri. Con Carlo Ancelotti abbiamo la a Campari Lab, nata per un progetto relativo alle calzature dei calciatori, che servono a prevenire gli infortuni. Ad oggi la scarpa è di bassa qualità, come gli indumenti. Vedi scarpe leggere, poco protettive e in questi anni la calzatura da calcio è peggiorata. Sulla base di questo, e per nostra natura perché vogliamo migliorare le prestazioni degli atleti e vogliamo fare un passo in avanti, abbiamo pensato a un’innovazione. Un’evoluzione c’è stata dappertutto, tranne che nel calcio”.

Anche negli sport paralimpici?

“Portare fuori casa delle persone in difficoltà che hanno subito un incidente è fantastico dal punto di vista umano. La nostra mission di farli rivivere è l’obiettivo principale. Io sono un tecnico e qua c’è tanto da fare a livello di lavoro anatomico e di attrezzature, per dare un sorriso a questi ragazzi bisognosi. Si possono realizzare attrezzature importanti. Con una tecnologia di altissimo livello. Per me è una libidine. Essendo io un artigiano devo cimentarmi con le novità. Sono stato anche da Pancalli a giugno, vedremo”.

Guglielmo Trupo



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