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La forza di saper guardare avanti. Piacere, Matteo Lunati: "Vi racconto il Milan di Pato e Ronaldo. Ora faccio il personal trainer ed ho un grande sogno"

| Interviste | Autore: Alberto Trovamala

Il rammarico di chi è arrivato ad un passo dal realizzare il proprio sogno; la forza di volontà di chi ha saputo andare avanti. Sempre. “Me ne sono fatto una ragione ma vivere di sport rimane il mio sogno”.

Sicuro di sé, Matteo Lunati. Ferrarese doc cresciuto nella SPAL con tanto di esordito nemmeno maggiorenne in C1 grazie ad un certo Massimiliano Allegri, fino a destare addirittura l’interesse del Milan: “Mi volevano diverse squadre ma alla fine la spuntò il Milan e mi ritrovai in un mese dall’essere lì in prova all’esordio al Trofeo Tim ed in Coppa Italia!”. Euforia, quella vera. “Ero il più felice del mondo già quando firmai il primo contratto con la SPAL, la squadra della mia città, figuriamoci quando si presentò il Milan! – ha dichiarato in esclusiva per Gianlucadimarzio.com - Sono tifosissimo rossonero da sempre e mio papà a quei tempi era il presidente del Milan Club di Ferrara”.



Il Milan “dei fenomeni”, stagione 2007/2008, saliscendi dalla Primavera alla prima squadra. Aperto il cassetto dei ricordi: “In Primavera con me c’era Di Gennaro, il mio compagno di stanza, coccolatissimo da tutti, la ‘stellina’. Aveva grande personalità. Poi, Darmian: si vedeva che era molto portato anche se inizialmente fece fatica ad imporsi ma ora guardate dov’è, stica***! Paloschi invece era già così, un Inzaghi più giovane – continua il classe ’87 - Ogni tanto si allenava con noi anche Aubameyang: si intravedeva già grande talento in lui. Infine, ho un bellissimo ricordo di Davide Ancelotti, il figlio di Carlo, un ragazzo super umile che si è sempre impegnato al massimo”.




Emozioni ancor più dolci, quelle legate alle esperienze coi grandi campioni di quel Milan: “Fisicamente erano devastanti. Pato fu quello che mi impressionò più di tutti: appena arrivato a Milanello frantumò il record di Serginho di velocità sui 30 metri. Nessuna differenza tra destro e sinistro: un fucile atomico”. E poi? Subentra la curiosità di chi è cresciuto ammirando certi fuoriclasse, al di là della fede: Ronaldo il fenomeno era di un altro pianeta. Pirlo invece mi diceva ‘dammi la palla che ci penso io’: avrebbe meritato il Pallone d’Oro. Nesta, Favalli e Brocchi quelli più scherzosi con noi giovani. Chi mi metteva in soggezione era invece Costacurta, anche se ancora non capisco il perché: hai presente quella sensazione che provi quando temi che il professore a scuola possa interrogarti da un momento all’altro? Con Maldini ci mancava poco che dicessi ‘buonasera’ per salutarlo…”.



Nostalgia. E rammarico, visto come tutto andò in frantumi a causa di quel legamento del ginocchio che fece ‘crack’ improvvisamente. Tanto che “fui impacchettato e spedito”. Ironia, col senno di poi. Ma Lunati ci riprovò, purtroppo senza fortuna: “Dopo altre avventure sfortunate in C dove non giocai molto, andai con Rastelli al Portogruaro e vincemmo il campionato. Mi avrebbe portato con sé all’Avellino se non fosse che…”. Nodo alla gola: “L’ennesimo infortunio con tanto di operazione pregiudicò tutto!”. Ma ecco quella testa sulle spalle che in certe situazioni fa davvero la differenza: “Non mi sono mai abbattuto, anzi: ho deciso di tornare vicino casa per giocare nei dilettanti ed iscrivermi all'Università, dove ho conseguito la Laurea Magistrale in Scienze Motorie (110 e lode, ndr) – la voce che torna a rinvigorirsi - Ora sono un personal trainer specializzato nel recupero funzionale: seguo i giocatori della SPAL nella riabilitazione dagli infortuni e la pallavolo femminile. Mi do da fare!”.



Eppure sembra impossibile accantonare certi momenti vissuti tra campo e spogliatoio: “Non dimenticherò mai quando al Portogruaro avevamo in programma una cena di squadra ed il fisioterapista fece l’offeso insinuando di non essere stato invitato. Così, Rastelli inscenò una specie di ‘C’è posta per te’ con la lavagna dello spogliatoio a mo’ di busta a dividere lui ed il fisioterapista, con tanto di postino che recapitò la lettera all’offeso, o presunto tale. Che risate alla fine quando accettò l’invito!”. Sguardo rivolto al passato ma testa ben salda sul presente e soprattutto sul futuro: il sogno del Matteo Lunati bambino di vivere di sport non è certamente mutato. Anzi, forse è stato solo ritoccato: “Sogno di aprire un centro dedicato allo Sport ed alla salute tutto mio!”. Perchè a 29 anni ricominciare si può, soprattutto se si ha una testa così sulle spalle.


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