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Venticinque anni senza Andrea Fortunato, il terzino che viveva alla giornata

| Storie | Autore: Alessandro Gardella

Per gli italiani la giornata del 25 aprile è, come da tradizione, una giornata di festa e di celebrazione. Ma è anche, per tutti gli appassionati di sport, una giornata di ricordo e di commemorazione verso un giovane ragazzo, un enorme talento, portato via davvero troppo presto da un destino quanto mai infame e che non gli lasciò scampo, proprio il 25 aprile del 1995. Era un predestinato, Andrea Fortunato. Uno a cui riesce tutto facile, uno di quelli a cui il talento ha spianato la strada verso una carriera ricca di soddisfazioni.

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Como, Pisa e Genoa: l'ascesa e l'arrivo alla Juventus

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Como, Pisa e Genoa le prime tappe di un'ascesa travolgente. 33 presenze e 3 gol in rossoblù (tutte le ultime sul Genoa) nel campionato 1992-1993, non male per un terzino di 21 anni alla prima stagione in Serie A. Inevitabile che gli occhi delle grandi del calcio italiano si posino su questo giovane ragazzo. Nell'estate del 1993, arriva la chiamata della Juventus (tutte le news sul club bianconero), che da mesi era sulle tracce di colui che verrà ribattezzato immediatamente come il nuovo Antonio Cabrini. E il 22 settembre 1993 arriva anche la prima partita in azzurro, Estonia-Italia 0-3. Dovrebbe essere la prima di tante presenze in Nazionale, e invece sarà l'unica della sua carriera.

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Il dramma della leucemia e l'insegnamento: "Vivere alla giornata non è una sconfitta..."

Sembra una corsa inarrestabile quella di Fortunato, e invece la vita gli presenta un conto salatissimo. L'inizio della fine ha una data precisa: venerdì 20 maggio 1994. Andrea è da qualche mese insolitamente stanco, in campo non sembra lui ed è perseguitato da una preoccupante febbre. I tifosi arrivano a contestarlo, accusandolo di poca professionalità alla base delle sue prestazioni sottotono. Il dott.Riccardo Agricola, medico della Juventus, è il primo a capire che qualcosa non va e gli prescrive una serie di analisi. La diagnosi è terribile: leucemia linfoide acuta. Andrea è costretto ad abbandonare l'attività sportiva e viene immediatamente ricoverato all'ospedale Molinette di Torino.

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La gravità della situazione è subito evidente, anche se il fisico giovane e robusto di Fortunato lasciano intravedere qualche speranza. Soltanto un trapianto con un donatore compatibile potrà aiutarlo, ma i medici non riescono a reperirlo. Sono soltanto tre i possibili donatori, ma tutti troppo lontani. Papà Giuseppe prova a donargli le cellule del suo midollo e la terapia sembra miracolosamente funzionare. Il fisico di Andrea sembra reagire bene e riesce perfino a iniziare una riabilitazione in palestra. I compagni della Juve lo incoraggiano e gli fanno sentire tutto il loro affetto, ma questo ottimismo è purtroppo solo un'illusione. Il 25 aprile 1995, una polmonite stronca il corpo debilitato di Andrea Fortunato, che muore a soli 23 anni.

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"La leucemia mi ha insegnato a non fare progetti a lunga scadenza e neppure a media; non per paura, ma per realismo. La prima volta che programmai il ritorno a Torino, mi alzai la mattina con la febbre; nulla di grave, per fortuna, ma ci rimasi male. Vivere alla giornata non è una sconfitta, semmai un modo per apprezzare davvero la vita in ogni attimo, in ogni sfumatura. E' quello che farò". (Andrea Fortunato, marzo 1995).

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