Palmieri a Sky Calcio Unplugged: “Abbiamo fatto il massimo per trattenere Reggiani al Sassuolo”

L’intervento al podcast Sky Calcio Unplugged di Francesco Palmieri, ds del Sassuolo: “Con queste nuove normative è una battaglia per ogni giovane”
Dalla crescita dei giovani talenti alla guida dell’area tecnica. Francesco Palmieri, oggi direttore sportivo del Sassuolo, ha costruito il suo percorso attraverso anni di lavoro nel settore giovanile neroverde.
Un cammino fatto di esperienza, visione e attenzione alla formazione e valorizzazione dei ragazzi, prima del salto in prima squadra. Proprio di questi temi Palmieri ha parlato nel corso della quarta puntata di Sky Calcio Unplugged (LA PUNTATA COMPLETA).
Sulla scia di quanto successo tra Atalanta e BVB con Samuele Inácio Piá (QUI LE PAROLE DI LUCA PERCASSI), nella prima parte del suo intervento il direttore sportivo ha commentato il trasferimento di Luca Reggiani al Borussia Dortmund: “Penso che non sia uno scippo vero e proprio, ma è stata una cosa articolata da chi gestisce i ragazzi, dalle famiglie che hanno fatto una scelta ben precisa di voler fare un percorso diverso, creando delle difficoltà ai club di appartenenza“.
“Luca Reggiani lo abbiamo preso che era un ragazzino piccolo, lo abbiamo portato su, lo abbiamo fatto crescere e lo abbiamo fatto sempre giocare con quelli più grandi. Ha fatto tutte le nazionali giovanili fino al 15esimo anno e mezzo di età. Abbiamo cercato in tutti i modi – convocando i genitori e chi lo gestiva – di trovare un accordo perché il contratto si può fare solamente al 16esimo anno di età prima degli apprendistati, quindi 2 anni fa. È sempre stato rifiutato, qualcuno ci ha giustamente fatto le considerazioni che andavano fatte per avere dei vantaggi sotto tutti gli aspetti. Perché poi ci reputiamo tutti bravi e lindi, poi ognuno cerca di fare i propri interessi. I propri interessi qualcuno giustamente li ha fatti, sono contento per il ragazzo perché sta facendo un percorso importante ma è stato uno dei tanti ragazzi che abbiamo avuto, gli abbiamo dato la possibilità di fare un percorso e speravamo di farlo continuare con noi, però le scelte fatte sono diverse e ne abbiamo preso atto. Di sicuro noi abbiamo fatto il massimo per poterlo trattenere. Qualcuno secondo me fa fatica a guardarci negli occhi e a dire come si è comportato“.
Palmieri: “Con queste nuove normative è una battaglia”
Il direttore sportivo ha dato la sua opinione sulle attuali regole: “Ormai con queste nuove normative ogni anno è una battaglia per tutti i ragazzi. Francamente si fa già molta fatica a dare alle società la possibilità di poter investire nei settori giovanili. Qua si parla sempre di settori giovanili, parlano in tanti e parlano non sapendo le difficoltà, non sapendo quello che si investe o che non si investe, non sapendo quello che si può creare nel percorso dei giovani, perché tante società cercano di investire sui giovani ma non danno loro lo sbocco naturale nelle prime squadre perché le problematiche sono enormi. Tante altre, invece – iniziando dall’aspetto organizzativo e delle strutture -, sono in grande difficoltà e chiaramente i giovani fanno fatica a poter crescere in un certo contesto“.
Una riflessione sugli investimenti che vengono fatti sui settori giovanili: “Mi viene un po’ da sorridere quando leggo il discorso sulle nazionali. Mi ricordo quando si è vinto l’Europeo e andava tutto bene; quando poi non ci si è qualificati (ai Mondiali, ndr), la colpa era dei settori giovanili. Ma dei settori giovanili… quanto può una società di calcio investire nei giovani? Perché non ci sono delle regole ben precise per le quali si possa cercare di far sviluppare un calciatore all’interno della stessa struttura e della stessa società? Non tutti sono campioni, perché io ho avuto la fortuna da calciatore di fare tutte le categorie, partendo veramente dal basso e ho visto tanti campioni. Ho avuto la fortuna di giocare contro e con qualche campione di primissimo livello. Ma ci sono anche tanti calciatori che hanno fatto dei percorsi formativi per crescere e raggiungere un livello altissimo come la Serie A e poi di conseguenza la Nazionale. Questo per dire che pensiamo che il prodotto in Italia non ci sia, sicuramente l’aspetto tecnico è un po’ scremato, non devo sottolinearlo io perché è sotto gli occhi di tutti. Ma il fatto di credere ancora meno nei giovani, penso che sia il cruccio più grosso che (almeno da parte mia) mi trascino da diversi anni per aver avuto un percorso lunghissimo coi settori giovanili. A noi piace parlare tanto di giovani, ma ci piace crescere e credere sempre meno nei giovani“.
Palmieri: “Bisogna credere nei giovani. Serve gente pratica”
“Feci una battuta tanti anni fa all’estero: in Italia se non hai 55/60 anni non puoi fare né il direttore né il dirigente. È una nostra grande lacuna sotto tutti i ruoli. Spero e penso che questo possa fare riflettere qualcuno. Se uno ha delle qualità e non gli diamo la possibilità di poter fare, di poter sbagliare e di potersi misurare, non capiremo mai qual è il vero valore delle persone, dei giocatori o degli uomini stessi“, ha dichiarato Francesco Palmieri nel corso della puntata.
Ma è un discorso strutturale (servono riforme, regole e decisioni diverse) oppure è un discorso culturale? L’opinione dell’attuale direttore sportivo del Sassuolo: “Penso che le due cose vadano di pari passo. Bisognerebbe avere la possibilità di affrontare determinate tematiche. Quando le cose non vanno bene è facile prendere il fucile, come quando un ragazzo fa l’esordio con la prima squadra o fa due partite, e alla seconda partita se sbaglia si accantona subito. Non è così. A noi serve gente pratica. Diamo le giuste attenzioni a chi lavora coi giovani, i giusti strumenti. Bisogna dire le cose come stanno. Penso e conosco benissimo il movimento del calcio giovanile e conosco le problematiche di tanti miei colleghi, che non hanno la possibilità di poter avere le strutture e di lavorare in determinati ambienti, e avere le attenzioni che si meritano. Questa cosa mi lascia molto amaro in bocca. Penso che le fortune delle società di calcio – non solo in Italia ma da tutte le parti – debba essere quella di credere propri giovani, nel proprio settore giovanile. Però poi dobbiamo loro la possibilità di trovare sbocco e sfogo nelle prime squadre. Mentre in Italia purtroppo mi sto accorgendo che è molto, molto difficile dare la possibilità a un ragazzo di potersi affacciare in pianta stabile con la prima squadra“.

Il presente al Sassuolo: “Berardi emblema di questa società”
Nella parte conclusiva dell’intervento, Palmieri ha parlato del suo Sassuolo: “Siamo contenti di quello che abbiamo fatto in questi ultimi due anni, ma non bisogna dimenticare che il Sassuolo negli ultimi 13 anni ha fatto 12 anni di Serie A. Ha fatto solo un anno in Serie B, l’anno scorso, e abbiamo fatto un grande campionato per riportare la squadra nella massima serie“.
Chiosa finale sulla bandiera del club: “Berardi ha dimostrato negli anni di essere attaccatissimo a questa società, l’emblema di questa società. Un campione. Parlano i numeri e penso che nella storia del calcio italiano non ci sia un altro giocatore nel suo ruolo ad avere quei numeri. Anche come ragazzo ha dimostrato più con i fatti che con le parole perché non ama molto parlare, quello che è l’attaccamento a una società e a una proprietà così importante“.