Fiorentina, Paratici: “La mia una scelta coraggiosa ma non incosciente”

Fabio Paratici si presenta in conferenza stampa come nuovo direttore sportivo della Fiorentina: le sue dichiarazioni
Dopo l’annuncio ufficiale della Fiorentina, oggi – 5 febbraio – è il giorno di Fabio Paratici. Il nuovo direttore sportivo viola si presenta in conferenza stampa.
“Colgo l’occasione per ringraziare la Fiorentina per la grande opportunità che mi sta regalando. Ringrazio il Tottenham, che mi ha dato l’opportunità di vivere 5 anni meravigliosi in Premier League, mi ha fatto sentire a casa e mi ha aspettato in momenti difficili, e ora mi ha permesso di venire alla Fiorentina” ha esordito l’ex dirigente di Juventus e Tottenham, scelto dalla Fiorentina già nei mesi scorsi.
Paratici ha spiegato i motivi che l’hanno spinto ad accettare questa sfida: “Ho scelto di venire alla Fiorentina il 15-16 dicembre, la Fiorentina aveva 6 punti. Alessandro Ferrari è venuto a Londra a incontrarmi e ho deciso in quel momento di venire qui: una situazione che poteva sembrare da incosciente e invece è solo una scelta coraggiosa. Quando uno fa una scelta coraggiosa è perché valuta e pondera le varie motivazioni per cui la fa: nel mio caso ho pensato che la Fiorentina abbia una grandissima proprietà, ha delle infrastrutture di primissimo livello nel mondo, non solo in Italia. Ha in gruppo di persone con cui mi sono sentito in simbiosi, ha una città che è un brand internazionale da rispettare e portare in giro per il mondo. Dopo essere stato in Premier so quanto contino queste cose, ho deciso che era il momento giusto per tornare in Italia, lo faccio con grandissimo entusiasmo e credendoci moltissimo, Firenze e la Fiorentina meritano altri livelli, ma oggi dobbiamo concentrarci su quello che siamo. Dobbiamo assolutamente accettare che per i prossimi 4 mesi dobbiamo mettere la testa nel carro armato e soffrire per salvarci. Tutto l’ambiente deve capire che da oggi all’ultima giornata si deve essere concentrati, cattivi e determinati per uscire da questa situazione“.
Sugli aspetti che il dirigente vorrebbe portare alla Fiorentina rispetto alle sue esperienze passate, invece: “Ogni club ha il suo DNA e questo va rispettato, qui sono ben marcati. Le mie esperienze sono state anche alla Sampdoria, non vorrei dimenticarla perché è stato l’inizio, sono molto legato e me lo porto dietro: non lo rinnegherò adesso e nemmeno in futuro. Lavoro 20 ore al giorno pensando al calcio, mi lego ai club in cui lavoro. Ho avuto diverse esperienze che mi hanno portato a credere in un metodo di lavoro basato sull’essere ordinati, determinati e leali con le persone con cui si lavora. Per quanto riguarda prima squadra, mercato e giocatori se ne riparlerà, ma questo è stato il metodo che abbiamo portato avanti con i miei collaboratori, e vorrei cercare di ricrearlo anche qua“.
Paratici: “Commisso non doveva convincermi: sono io che dovevo convincere lui a prendermi”
Sul rapporto con Rocco Commisso, scomparso da poche settimane, Paratici ha dichiarato: “Non mi doveva convincere: sono io che dovevo convincere lui a prendermi“. L’ex Juve e Tottenham ha poi dichiarato: “Ho parlato con il presidente e con Ferrari, ripeto: quando Alessandro mi ha spiegato prima l’opportunità di venire alla Fiorentina io ho pensato alle opportunità che mi si presentavano, e dopo quando ho parlato col presidente ero già convinto, e dovevo dimostrare di essere una persona abbastanza capace per stare al suo livello“.
Il dirigente ha poi proseguito: “Il DNA della Fiorentina e della città è quello di un brand di bellezza che vi portate in giro per il mondo, e la squadra deve rappresentare la città. La Fiorentina è una parte importante di Firenze. A me piace l’alto livello di critica, sono stato abituato ad avere grandi pressioni, questa è una cosa che a me piace molto al contrario di tante persone: mi stimolano e fanno rendere di più“.

“Voglio una Fiorentina internazionale”
Fabio Paratici ha poi parlato degli obiettivi della Fiorentina a lungo termine: “La risposta non è ‘Arriverà in Europa’ o ‘Arriverà in Champions’, le cose si costruiscono in fasi. Oggi dobbiamo essere realisti e stare sul pezzo tutti insieme per tirarci fuori da questa situazione, da cui non usciremo in un mese. Per il futuro immagino una squadra attrattiva, stimolante per i tifosi e l’opinione pubblica: che sia internazionale“.
Il dirigente ha poi commentato l’evoluzione della Serie A negli ultimi anni: “Il calcio è un mondo molto dinamico, credo sia quello che si muove più velocemente insieme a quello della moda. Bisogna tenersi aggiornati e stare dietro ai tempi, se pensiamo che 15 anni fa l’Udinese era tra i primi 4-5, ora ci sono Atalanta e Bologna che hanno fatto grandi cose, queste realtà si sono adeguate con i loro modelli a queste novità. Noi cercheremo di avere il nostro modello e di non scimmiottare nessuno, ma di sapere cosa vogliamo dalla società e dal nostro modello per cercare di seguire i risultati che abbiamo in testa di avere“.
Paratici: “Meglio mangiare una volta con un calciatore che guardare tre partite in più”
Sul suo metodo di lavoro, invece, Paratici ha dichiarato: “Sono cresciuto facendo questo lavoro con 3 grandi esempi: Sabatini, Corvino e Rino Foschi per il mercato. Hanno tutto il mio rispetto e fa piacere dirlo. Il metodo di lavoro non è solo quello di comprare i calciatori, il responsabile dell’area sportiva coordina tanti altri dipartimenti, vogliamo essere più internazionali. Svilupperemo i departaments e dei job title di un certo tipo. Per quanto riguarda il calciomercato potremmo stare qui a parlarne per ore, posso dire che le persone sono sempre molto più importanti dei professionisti. Meglio mangiare una volta con un giocatore che vedere tre partite in più, almeno sappiamo chi è e che background ha avuto“.
Sul suo rapporto con la famiglia Commisso: “È il ventiduesimo anno che faccio questo mestiere. Ho lavorato con diversi modelli operativi, riportando a CEO, direttori generali, ma anche alla proprietà direttamente. Per quanto riguarda la Fiorentina, quando Alessandro e il signor Rocco mi hanno parlato ho chiesto espressamente di occuparmi dell’area sportiva, e di rapportarmi direttamente ad Alessandro, ma era il modello che avevano in testa anche loro. Per quanto riguarda Joseph, magari potesse rimanere di più qui tra noi, ma sappiamo che ha cose più importanti a cui pensare, siamo qui per lui”.

Paratici: “Vanoli è il Re Leone degli spogliatoi”
Sul futuro di Paolo Vanoli, Paratici ha dichiarato: “Non conto di intervenire perché l’allenatore è il Re Leone degli spogliatoi, siamo qui per aiutarlo e supportarlo, non per sostituirlo: lui fa gli interventi. Noi faremo in modo di metterlo nelle migliori condizioni per farlo rendere, questa società non ha alibi: ci paga puntualmente e abbiamo tutto per fare il nostro lavoro al massimo. Questo basta e avanza per fare il nostro lavoro. La squadra fa delle buone partite, c’è una differenza che sembra piccola ma è sostanziale tra fare una cosa al 100% e volere una cosa al 100%, quasi con la disperazione di averla. Non abbiamo paura, non siamo preoccupati ma siamo realisti: dobbiamo farci queste domande“.
Su Goretti e Rugani, invece: “Goretti ha tutta la mia stima, ha fatto già le sue esperienze facendo bene, è competente, leale e schietto. Spero di potergli dare una mano mettendo a disposizione la mia esperienza, come è successo nel nostro gruppo di lavoro alla Juventus: uno dei nostri orgogli è l’aver formato persone che hanno avuto modo di continuare con questo tipo di lavoro. Roberto sarà il mio braccio destro, poi Lorenzo Giani sarà il capo scouting. Sono professionisti di alto livello, sono felice di poterci lavorare insieme, con Giani sono quindici anni. Rugani è un ragazzo serio e di spessore, ha avuto grandi esperienze. Lo conosco molto bene e secondo me è sottovalutato, quando eravamo alla Juventus sapevamo l’affidabilità e il livello che aveva, ha giocato finali di Coppa Italia, di Supercoppa, partite decisive in campionato e Champions… È un ragazzo molto serio e ha davanti anni in cui può togliersi tante soddisfazioni“.
“La Fiorentina non vale la Serie B. Ho chiesto autonomia operativa”
Sulla situazione difficile del club viola, Paratici ha commentato: “La Fiorentina non vale la Serie B, oggi è in zona Serie B ma non vale questo. Sta a noi fare ciò che serve per ottenere il minimo necessario. Non ho chiesto nessuna certezza sugli investimenti, non è il modo di lavorare: chiedo un’autonomia operativa per quanto riguarda prendere le decisioni sulle persone che lavorano nell’area sportiva, che significa valutarle. L’unica persona che è venuta con me al Tottenham e alla Fiorentina è Lorenzo Giani, e lui stesso quando sono arrivato alla Juventus era lì, me lo sono portato dietro. Non c’è nessuna richiesta di investimenti né di sicurezze sul futuro, però quello di avere un’autonomia operativa sì“.
Sull’annata di Moise Kean, invece, il dirigente ha dichiarato: “Quando le stagioni vanno in un certo modo ci sono dei motivi. Quello che non va non è solo Moise Kean. È un ragazzo che conosco benissimo, l’ho visto arrivare alla Juve a 10 anni e partire a 21, ho detto in tempi non sospetti che è l’attaccante italiano più forte che c’è, è un attaccante da 20 gol a campionato in qualsiasi squadra militi. Deve solo fare ‘il Kean’ e quindi mettere la testa nel carro armato come dicevo, infatti è l’attaccante della Nazionale. Dobbiamo aiutarlo a rendere al meglio“.

“Dodò e Fortini? La società prenderà in considerazione questi rinnovi”
Sulle situazioni di Dodò e Fortini, Paratici ha dichiarato: “Sicuramente la società prenderà in considerazione questi rinnovi, sono due ragazzi attenzionati a molti, sicuramente ne avremo cura“. L’ex Juventus ha parlato anche di Fagioli: “È un patrimonio del calcio italiano. Ha delle qualità che pochissimi giocatori italiani possono vantare, deve aggiungere la voglia di essere protagonista“.
Riguardo al percorso europeo della squadra di Vanoli: “Se noi stasera andiamo a giocare al calcetto vogliamo vincere, a maggior ragione se lo facciamo per lavoro non andiamo in giro per cercare di perdere. Ogni partita si gioca per vincere, poi bisogna avere un po’ di testa: i percorsi sono fatti da programmazione, non solo dall’andare e dare tutto. Cercheremo di fare il meglio possibile, anzi, di vincere“.
Paratici: “Sentivo la voglia di tornare a competere in Italia”
Riguardo la decisione di lasciare la Premier League per tornare in Italia, Paratici ha dichiarato: “La Premier League in questo momento è l’NBA del calcio: esprime tutto al massimo livello, però da un lato siccome sono italiano e viviamo un po’ di questo stimolo anche un po’ di campanilismo sentivo la voglia di tornare a competere nel campionato italiano. È un campionato di livello, molto difficile. Farlo con un club importante come la Fiorentina mi ha dato grande motivazione“.
Verso la sfida contro il Torino, in programma per sabato alle ore 20:45, il dirigente della Fiorentina ha dichiarato: “Come un derby? Il mio derby per gli ultimi 5 anni è stato l’Arsenal. Pensiamo a casa nostra, non guardiamo a casa degli altri: dobbiamo essere concentrati su noi stessi. Per noi è una partita importante come lo saranno le prossime 15 fino al 24 maggio. Dobbiamo essere concentrati, Torino o un’altra squadra non cambiano“.
Le parole di Paratici a Sky Sport
A Sky Sport, Paratici ha aggiunto: “La mia è una scelta coraggiosa ma non incosciente, le scelte coraggiose si fanno e si conoscono le conseguenze che possono arrivare. Ho valutato la proprietà della Fiorentina, che è grandissima e serissima, le persone con cui posso lavorare e quindi è stato “facile” per me decidere perché questo mi basta quando prendo delle scelte di questo tipo“.
“Io non credo che si debbano fare proclami sulle posizioni di classifica a cui puntiamo, le cose si costruiscono piano piano quindi la prima cosa che dobbiamo fare è toglierci da questa posizione mettendo la testa nel carro armato. Sono 6 mesi che la Fiorentina è nelle ultime tre posizioni, non possiamo pensare di risolvere il problema con uno o due risultati. Dovremo cercare di creare un metodo di lavoro funzionale alla Fiorentina, cercheremo di creare qualcosa di attrattivo e stimolante“.