Il gol di Trubin e un’esultanza Special(e), Francisco Cunha: “Il mio abbraccio con Mou”

Ci sono immagini e immagini. Alcune destinate a durare il tempo di uno scroll. Altre, invece, a durare per sempre.
28 gennaio 2026, Lisbona. Minuto 98 di Benfica-Real Madrid. Anatoliy Trubin ha appena segnato il gol che regala ai portoghesi la qualificazione ai playoff in Champions League. Quei playoff che li vedrà, giochi del destino, affrontare proprio i Blancos.
Il portiere ucraino, in un’atmosfera di incredulità e adrenalina che avvolge tutto lo stadio, corre in mezzo al campo inseguito da tutti. Compagni, staff, occhi dei tifosi. Ecco, bene. Distogliete per un attimo lo sguardo da questa scena e spostatelo di qualche metro verso le panchine. Focalizzate la vostra attenzione sull’esultanza di José Mourinho. No, non è con nessun giocatore. È abbracciato con un ragazzo. È abbracciato con Francisco Cunha, raccattapalle e talento del settore giovanile del Benfica.
“Ho iniziato a correre verso Trubin e il resto della squadra. Quando ho alzato lo sguardo ho visto davanti a me un volto familiare: era Mister José Mourinho. Sono saltato per abbracciarlo e festeggiare con lui”. Nella voce e negli occhi di Francisco vive ancora l’emozione di quella notte. Un istante che ha regalato al ragazzo un tratto indelebile in una pagina scritta nella storia della Champions League.
Un minuto, un ricordo. Un’istantanea unica in una serata a tratti epica. Un calcio di punizione prima, il Benfica era eliminato dalla Champions e Francisco sarebbe tornato a casa come già aveva fatto altre volte. Poi è arrivato il colpo di testa di Trubin. Un dono. Per tutto il mondo Benfica e per quel ragazzo corso in braccio allo Special One. Special(e), appunto. Un’istantanea e un sogno: “Giocare per il Benfica in Champions League contro le migliori squadre d’Europa”. Al Da Luz nulla è impossibile.

Indimenticabile
Indimenticabile. Vedere dal vivo una vittoria contro il Real Madrid con un gol di testa del portiere che vale la qualificazione ai playoff di Champions. Festeggiare quella rete abbracciando José Mourinho. “Un’emozione indimenticabile”. In un minuto tutto è cambiato. Un calcio di punizione che ha segnato un prima e un dopo. Un pallone in cui erano riposte le speranze e le preghiere di un intero stadio. “Ero seduto accanto alla panchina del Real Madrid. Al momento del calcio di punizione, lo stadio era in silenzio. Poi ho visto arrivare Trubin. Un rischio, ma era meglio morire provandoci che arrendersi all’eliminazione”, racconta Francisco. Il pallone arriva sulla testa del portiere. Silenzio. Gioia. Tutto in pochi secondi. L’incredulità si unisce all’estasi. Il mondo guarda Lisbona.
“Quando abbiamo segnato i primi gol correvo sempre verso l’angolo opposto della panchina del Real Madrid. Non volevo festeggiare davanti a loro. Ma per il 4-2 non ci ho pensato. Ho iniziato a correre verso Trubin e il resto della squadra”. La squadra, però, non la raggiungerà mai. Nel percorso incontra l’abbraccio di José Mourinho, regalando e regalandosi una delle più belle istantanee della serata. Il telefono di Francisco si riempie di messaggi di familiari e amici. È (anche lui) il protagonista di una notte storica. “La vittoria, il gol, l’abbraccio, tutto. Una notte perfetta! Potrei farlo ogni fine settimana se me lo chiedessero”. Perché in alcune notti la magia sa essere narratrice di storia e destini. E nella sera del 28 gennaio ha deciso di scrivere una nuova e unica pagina. Per un’intera tifoseria. Per un giovane ragazzo. A volte basta poco. Un pallone, un abbraccio. E ora c’è un playoff da giocare. Appuntamento al Da Luz.