Trenta secondi di incoscienza. La Roma si gode Antonio Arena, il predestinato che “non ha ancora fatto nulla”

La storia di un predestinato. Antonio Arena raccontato da Marco Arcese, responsabile del settore giovanile del Pescara
Trenta secondi. Sono quelli che sono passati dal momento del suo esordio con la maglia della Roma, a quando il pallone è entrato in rete. Trenta secondi. Non uno di più, non uno di meno.
La parola “predestinato” nel calcio si usa spesso, la maggior parte delle volte troppo presto. Ma ci sono occasioni per cui sembra impossibile non azzardare, e quella del classe 2009 Antonio Arena è una di queste. Una storia fatta di fame, di tappe bruciate, di ‘essere al posto giusto nel momento giusto’.
Perché il gol del momentaneo 2-2 durante Roma-Torino di Coppa Italia è solo la conferma di un qualcosa di più grande. A raccontarlo a gianlucadimarzio.com è stato Marco Arcese, responsabile del settore giovanile del Pescara nonché chi ha scoperto un piccolo Arena e ha deciso di puntarci prelevandolo da un’academy australiana, intravedendo un talento cristallino.
“Le prime volte per lui sembrano essere speciali. Esordio in Primavera a Terni, gol. Esordio in Prima Squadra contro la Lucchese, gol. E con la Roma sapete com’è andata a finire… Come si dice, non c’è due senza tre“. Un viaggio iniziato a oltre 16.000 chilometri dall’Olimpico, che ora sembra procedere nel migliore dei modi.
“Non ha bisogno di consigli, è già un grande professionista”
E quella di Antonio Arena non è ‘solo’ una questione di istinto o di coincidenze fortunate. Perché dietro ogni prima volta affrontata con successo, c’è un lavoro silenzioso che parte da lontano. Marco Arcese lo sottolinea con la lucidità di chi sa distinguere il talento dall’illusione. “Gli ho mandato un semplice messaggio. Non volevo disturbare, già immagino quanta gente gli avrà scritto. Gli ho fatto i complimenti, ma soprattutto gli ho ricordato che non ha ancora fatto nulla“.
Nato nel 2009, il baby prodigio compirà 17 anni il 10 febbraio. 68 sulla schiena, record di precocità giallorosso mancato per pochissimi giorni. Forte accento inglese, cresciuto nel mito di Ronaldo il Fenomeno. “È già un grande professionista quindi non ha bisogno di grandi consigli“, continua il responsabile del settore giovanile del Pescara.

Trenta secondi di incoscienza per scrivere la storia
La voglia di diventare grande, il sogno “banale” – come lo ha definito Arena stesso – di giocare in Serie A, in Champions League e con l’Italia. Un ragazzo che è cresciuto con gli sguardi addosso: “Aneddoti ce ne sono tantissimi. Quello che mi viene in mente è il fatto che sia un predestinato. Tutto quello che ha fatto, l’ha sempre fatto in anticipo. Quando bisognava fare una cosa con lui, si era già pronti a fare la successiva“.
Bruciare le tappe come stile di vita, per segnare una carriera che adesso (forse) è definitivamente in rampa di lancio. E proprio qui sembra essere la vera forza di Antonio Arena. Essere arrivato in fretta, senza mai perdere il senso della misura. Segnare dopo trenta secondi con la maglia della Roma, ma continuare a comportarsi come se quel gol fosse solo una tappa, non un traguardo.
Il tutto con una componente che non si può insegnare. Un’incoscienza buona, necessaria. Quella di chi entra in campo senza pensare a cosa rappresenta quel momento, ma solo a cosa deve fare. Trenta secondi, un pallone che arriva, una porta davanti. E un’esultanza da brividi a braccia aperte davanti alla curva. “Ci sono anche io“. Un equilibrio fragile e irripetibile, da cui nasce una storia che merita di essere ricordata.