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​Sarao, il gigante buono di Monopoli: “Serenità e mental coach, così nascono i miei gol”

Credit: ufficio stampa Monopoli

| Interviste | Autore: Luca Guerra

“Scusami per la confusione ma ho portato la bimba a vedere i carri di Carnevale, mi tocca. Già non mi vede mai”. Esuberante in campo per la sua prestanza fisica (alto 192 centimetri), dolce quando parla della sua famiglia: Manuel Sarao, gigante che si sta prendendo a suon di gol e prestazioni la maglia del Monopoli, risponde così al telefono per la sua intervista con gianlucadimarzio.com. Fare il papà è l’altra missione di ogni giorno: “Adesso ha 3 anni, l’altra nasce a marzo: il papà inizierò a farlo quando avrà dai 14 anni in poi, ora è tutto apprendistato” sorride. Di certo, gli riesce molto bene far gol: sono 4 nelle ultime 5 partite, 7 dall’inizio del campionato. Gli ultimi due squilli domenica al Veneziani contro la Fidelis Andria. 2-0 nel derby e sorrisi: “Li ho festeggiati in famiglia, è l’energia migliore. Sono contento che siano valsi la vittoria in una partita così sentita”. Altruista fuori, votato al sacrificio in campo: “Mi piace molto lavorare per la squadra, il rispetto dei compagni mi fa star bene”. Però….c’è sempre un però. “Un attaccante deve vivere per il gol, ho lavorato su questo con uno specialista”. Un mental coach: c’è questa figura tra i segreti di Manuel. “E’ un ragazzo di Bergamo, ci sentiamo su Skype ed è anche venuto a Monopoli – racconta - lui e il mio procuratore, Giovanni Tateo, hanno un ruolo di primo piano per la mia maturazione. Lavoriamo ogni giorno sull’obiettivo: come dice il mio mental coach, la domenica si va solo a ritirare il trofeo”.

Radici a Milano, carriera che l’ha portato a Gallarate, Seregno, Gozzano, Lecco, Carpi, Savona, Gorgonzola e Lumezzane. Una vita al nord, prima di tentare l’esperienza nel girone C: nel 2016 Catanzaro e oggi Monopoli. “Ma ho un cuore meridionale, i miei sono di Caserta e si sono trasferiti su prima che nascessi io – sorride Sarao – avevo sempre avuto voglia di giocare nel girone C, fino a che il mio agente non mi ha prospettato l’opzione Catanzaro. Mi sono affezionato alla gente l’anno scorso e sta succedendo lo stesso a Monopoli”. Merito di una piazza che vive di calcio: “Questo è davvero bello e dobbiamo fare di tutto per renderli felici. Poi svegliarsi con il mare all’orizzonte è qualcosa di difficilmente paragonabile”. Parli di felicità e la famiglia torna in primo piano: “Mia moglie e mia figlia sono fondamentali per me, porto a casa gioie e dolori del lavoro e loro mi danno equilibrio”. Equilibrio, lo stesso che è tornato con l’arrivo di Giuseppe Scienza in panchina da un mese e mezzo a questa parte: “Mister Scienza ci sta dando tanto dal punto di vista umano e calcistico, tiene all’atteggiamento e tiene sempre alta la tensione”. Parole di chi sa che il Monopoli può andare oltre la salvezza (“E’ l’obiettivo primario, imposto democraticamente dalla società” sorride) dopo aver toccato anche la vetta nei primi due mesi di campionato. Con un concetto chiave: “Il divertimento – spiega Manuel senza mezzi termini – se continuiamo a divertirci possiamo andare anche oltre l’attuale settimo posto. Quello che deve continuare a fare la differenza deve essere l’atteggiamento. Così diventa difficile giocare contro di noi”. Esperienza e gioventù, questo il mix che piace a Sarao: “Mi ha stupito Sounas, ha una tecnica e una forza nelle gambe fuori dal comune, ma mi hanno stupito anche Mercadante, Bacchetti, Ferrara, Zampa, Rota. Rischio sicuramente di dimenticare qualcuno, ma c’è un gran gruppo”.

No alla scaramanzia e voglia di essere artefice del proprio destino. Da Appio Claudio Cieco a Sarao il passo è millenario. Il mantra del vice-capitano del Monopoli però è chiaro: “Non credo nella fortuna e nella sfortuna, gli episodi te li crei con il lavoro settimanale. Se sei positivo, le soddisfazioni arrivano. Se ti piangi addosso, ti va male. Dipende tutto da te”. Come quell’anno a Carpi: 2013, arrivo in rosa e possibilità di andare in ritiro con il gruppo che sarebbe stato impegnato in serie B. Ma Manuel maturò un passo indietro: “Arrivavo da un’ottima stagione a Lecco, mi avevano fatto un triennale. Ho fatto una prima stagione a Savona, poi potevo andare in ritiro nell’estate 2014, con la squadra che poi fu promossa in A. Mia moglie era in dolce attesa e così all’epoca ho preferito avvicinarmi a casa”. Savona, ma “senza rimpianti”. Un obiettivo minimo, però, c’è: “A 10 gol porto i compagni di squadra a cena, ma non per festeggiare un traguardo personale”. Domenica prossima, però, gli toccherà restare ai box per squalifica: niente Catania, come all’andata. “Si vede che questa volta era destino, mi spiace perché avrei voluto vendicare la sconfitta in Sicilia”. I gol restano in caldo per festeggiare un traguardo di famiglia, a marzo, quando nascerà la seconda figlia di Manuel e signora. “Speriamo”. Non chiedetegli però se vuole un erede maschio: “Per ora basta così, saremo in 4 e il cane, c’è già tanto da fare”. E giù risate.

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