Frey: "Goditi la vita, mi ha detto il medico. Potevo morire"
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Data: 01/01/2020 -

Frey: "Goditi la vita, mi ha detto il medico. Potevo morire"

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“Sei una persona fortunata, Sebastien. Adesso, goditi la vita”. A distanza di mesi, quelle parole rimbombano ancora dentro la testa. La bilancia segnava 19 chili in meno. Oggi, però, può sorridere chi è riuscito a vincere la partita più difficile del proprio percorso. Parma, Inter e Fiorentina non c’entrano nulla, perché lo scorso marzo Sebastien Frey ha dovuto combattere contro un virus potenzialmente letale.

“Quando senti certe cose, ti fermi per un po’, pensando a ciò che ti viene detto. Potevi morire, mi ripeteva il medico. Da un giorno all’altro, per colpa di un raffreddore. Alla fine però eccomi di nuovo qui, tornato alla mia vita normale. Certo, per riprendere a camminare, mi sono serviti un paio di mesi di fisioterapia. Ma posso finalmente dire di stare bene”. Tra presente e passato, calcistico e non solo, Frey si racconta ai microfoni di gianlucadimarzio.com.

Dalla prima volta a San Siro ai consigli di Baggio, passando per Firenze, Iachini e Ribery: con Frey, si chiacchiera piacevolmente del mondo del pallone. Aneddoti e ricordi del terzo straniero più presente nella storia della Serie A, quindici stagioni nel campionato italiano prima del ritiro con la maglia del Bursaspor.

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“Sono arrivato all’Inter nel ’98 e mi sembrava un sogno, l’Italia era il top per un calciatore. Oggi i grandi club sono delle vere e proprie aziende. Berlusconi, Moratti... erano tutti tifosi sfegatati (QUI la nostra intervista all'ex presidente dei nerazzurri, ndr). Patron, sì, ma delle loro squadre del cuore. Mica come ora!”. Tra racconti nostalgici e uno sguardo al suo futuro, con Sebastien partiamo dalla storia più recente: 21 marzo 2019. Con un post su Instagram, Frey annuncia l’inizio di un percorso di riabilitazione, dopo una malattia che lo aveva tenuto fermo a letto.

"SEMBRAVA UN RAFFREDDORE, RIMASI PARALIZZATO"

“È iniziato tutto banalmente, con un po’ di raffreddore presto trasformatosi in febbre. La temperatura è salita a quota 40, non ne voleva sapere di abbassarsi. Vado dal medico, mi prescrive un antibiotico che dopo una settimana non aveva ancora fatto effetto. Poi, il momento peggiore: una mattina mi sveglio e capisco che sono in grado di muovere soltanto la testa. Dal busto in giù, mi sentivo completamente paralizzato.

Frey viene ricoverato in ospedale, dopo otto giorni i medici individuano il problema. “Mi facevano due o tre prelievi al giorno, ogni giorno. Hanno scoperto che si trattava di un virus, mi dissero che rischiavo la vita. In poche parole, questo virus era riuscito a farsi largo a causa del livello troppo basso di difese immunitarie. Non mi restava che aspettare e sperare che il mio corpo sviluppasse gli anticorpi necessari per sconfiggere il virus. Mi permisero di tornare a casa dopo oltre una settimana di ricovero”.

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Da lì, l’inizio di un periodo piuttosto straziante: “Dal punto di vista psicologico non ho passato un bel momento: avevo perso l’uso della gambe (QUI il video) e continuavo a dimagrire sempre di più. Poco alla volta sono riuscito a tornare alla normalità, oggi non posso dire di essere al 100%, devo ancora fare dei controlli, però ho ripreso a fare sport e a seguire la mia routine quotidiana”. A nemmeno quattro stagioni dal ritiro dal calcio giocato, Sebastien ha rischiato la vita. A marzo compirà 40 anni, oltre il doppio di quanti ne aveva quando cominciò la sua prima esperienza in Italia.

Passato dal Cannes all’Inter di Baggio e Ronaldo nell’estate del ‘98, infatti, il piccolo Sebastien arrivò in nerazzurro poche settimane dopo il successo della Francia ai Mondiali. “Avevo 18 anni, entrai nello spogliatoio e vidi Djorkaeff. Non sapevo dire una parola in italiano, presto feci amicizia con i colossi del calcio francese. Fatti una stagione in prestito, mi dicevano, ma io non ne volevo sapere. Sebastien stava vivendo un sogno.

IL REGALO DI RONALDO

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“Quando arrivai in Italia, avevo alle spalle una sola stagione da professionista. Eppure, all’Inter riuscivano a farmi sentire alla pari di tutti gli altri. Ogni tanto faticavo a crederci anch’io. Capitava che Ronnie mi facesse uno scherzo, mi raccontasse qualcosa. E io ero lì che pensavo... cazzo ma questo è Ronaldo! A mio figlio cerco di spiegare come il vero Ronaldo sia l’ex compagno di papà, non quello della Juve”. Un campione straordinario, dentro e fuori dal campo.

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“Vi racconto un aneddoto: dicembre ‘98, eravamo alla Pinetina. Ronaldo era l’uomo immagine della Nike, che aveva spesso tantissimi soldi perché fosse il suo testimonial. Vediamo arrivare un camion gigantesco della Nike, non capivamo cosa potesse contenere. Cominciarono a scaricare un po’ di cose. Magliette, orologi, scarpe e cappellini firmati. Cinque, sei gadget per ogni giocatore, tutti in dono da Ronaldo. E’ il vostro regalo di Natale, ci disse lui”.

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Con il passaggio all’Inter, Frey si è affacciato alle porte del grande calcio: “In Francia gli stadi erano praticamente vuoti, in Italia l'opposto. La prima volta che ho messo piede a San Siro mi sono guardato intorno e ho visto 60mila persone sugli spalti. Ragazzi, questo è il calcio vero, pensai. Andavo al campo e mi allenavo con i migliori giocatori del mondo, Pagliuca invece che tirarsela era lí che mi dava consigli. Vai in prestito, vai in prestito, mi consigliava la gente. Non mi sono mai pentito di essere rimasto: un anno di allenamenti con calciatori di quel calibro mi ha fatto migliorare più di intere stagioni da titolare”.

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Tags: Serie A



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