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L'Italia e la doppia sfida: "Così Reynolds può svoltare"

| Interviste | Autore: Valentino Della Casa

Sarà l'effetto McKennie, sarà l'effetto America: in Italia è tutto pronto per accogliere un altro giocatore statunitense. Una tendenza che non fa quasi più notizia: Weston in bianconero è praticamente una certezza, e in B non si può dimenticare Novakovich, che nel Frosinone di Nesta è elemento fondamentale. E ora Reynolds. Sì, perché l'esterno del Dallas è a un passo dalla Serie A. Lo aspetta il Benevento: operazione condotta in sinergia proprio con la Juve a 7 milioni di euro (qui tutti i dettagli). “Nulla di sorprendente”.

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A confermarcelo è Nick De Santis, che l'Italia la conosce bene. Per anni è stato il braccio destro di Saputo al Montreal Impact, squadra nella quale prima ha giocato, quindi allenato, per poi diventarne dirigente. Nesta, Donadel, Di Vaio... Tutte persone con cui ha avuto a che fare: “Marco, qui in Canada, era sempre stupito della serietà dei giocatori che già sapevano che non sarebbero scesi in campo: una dedizione al lavoro quasi unica”.

Aspettando l'Italia

Su come il calcio in Nord America stia cambiando, parliamo in un altro approfondimento (clicca qui). Su come Reynolds potrà cambiare in Italia, invece, parliamo adesso. “Dovete sapere che in Texas c'è una cultura particolare legata al calcio. Una visione quasi globale. E quando vedo uno come lui, penso subito ai terzini o i laterali moderni, a tutta fascia. Un allenatore sa benissimo che uno così può diventare perfetto per una squadra. Ha fisico (190 cm di altezza non sono proprio pochi, ndr)), gamba, sa abbinare potenza e dinamismo. Ma la cosa bella è un'altra”.

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Cioè? “Che giocatori come lui, qui, se ne possono trovare davvero tanti. La differenza sta poi nell'intelligenza: Bryan sa di dover migliorare nelle decisioni da prendere con e senza palla. Di fatto, nella tattica”. L'Italia perfetta per lui, insomma. “La grande domanda è proprio quella: sarà capace di fare bene in una competizione in cui la richiesta di tattica è altissima? Se sarà capace, allora diventerà davvero uno dei più forti al mondo”.

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Che poi in Europa un giocatore che gli fa da apripista già c'è. Ed è proprio canadese. “Conosco molto bene Alphonso Davies. Non è un caso che stia facendo benissimo in Bundes (nel Bayern, ndr). Per giocatori così, la Germania o l'Inghilterra sono i posti ideali. Per questo per Reynolds la sfida sarà doppia”. Ma affascinante, per uno che ha appena 19 anni ma che non vede l'ora di cambiare parte del mondo per inseguire il suo sogno.

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“Quello che non gli mancherà di sicuro è la dedizione al lavoro. Proprio come McKennie”, continua De Santis. “Questi giocatori diventano fondamentali perché hanno capito che serve sempre correre, combattere, dimostrando dinamismo e potenza. Weston è di quelli che dove lo metti, qualcosa ti fa. E un allenatore, una volta che lo vede giocare, non può lasciarlo fuori. Per me questa è la mentalità nordamericana”. Che in Italia sta diventando quasi di moda.

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