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A casa di Izco, tra maglie, troni, Catania e videogame: “Rivoglio la Serie A”

| Interviste | Autore: Angela Sciuto

Viaggio a casa di Mariano Izco, dal gol alla Juve alla 'banda argentina', dal rapporto con il Papu Gomez alla voglia di tornare a giocare in Serie A. La nostra intervista

Dall’Argentina all’Italia, per amore del calcio e di quel sogno fantasticato sin da bambino chiamato Europa. Tra passato e presente, in vista di un futuro con ancora tante pagine da scrivere, Mariano Izco ci apre le porte di casa sua e ci racconta la sua vita, non solo calcistica. La Serie A, il Catania, il Chievo il Crotone: il pallone sempre al centro della suo mondo e i suoi nuovi sogni.

Entrando nel soggiorno di casa sua ci ritroviamo davanti gli occhi tutta la vita di Mariano. Quella stanza lì sembra un salone dei giochi, di quelli belli in cui rimarresti ore ad osservare le maglie di Catania e Chievo incorniate e personalizzate, le immagini di 'capitan Izco' in veste di gladiatore, le poltrone foderate anch’esse con le maglie indossate e poi un videogame stile retrò, da bar, con più di mille giochi dentro fatto appositamente per lui.

È rimasto il ragazzo di un tempo, Mariano: discreto, sorridente, cordiale, con la padronanza di un italiano che dopo dodici anni è parlato quasi alla perfezione e caratterizzato dall'immancabile cadenza argentina. La famiglia Izco ha comprato casa e vive a Mascalucia, in provincia di Catania, città a cui Mariano è molto legato anche per via delle origini di Manuela, sua moglie, nonché atleta della Nazionale italiana di scii di fondo e mamma dei due loro splendidi bambini, Santiago e Tomàs.

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Futuri calciatori? Chissà... Santiago ha un destro potente e preciso, le stories condivise su Instagram da papà Mariano non mentono. Durante la chiacchierata, il piccolo Tomàs si sveglia dal pisolino pomeridiano e piangendo inizia a chiamare il padre, “perché appena sveglio vuole sempre lui”, ci dice mamma Manuela sorridendo.

Torniamo a parlare di calcio. Agosto del 2006, Izco - all'epoca 23enne - arriva in Sicilia ed inizia la sua prima avventura italiana con la maglia del Catania, poi l'esperienza a Verona sponda Chievo ed infine l'ultima parentesi - la meno felice - a Crotone. Izco ora guarda al futuro, con il desiderio di tornare presto protagonista. Perché Mariano fisicamente sta davvero molto bene: "Mi alleno una o due volte al giorno con Giuseppe Dispinzieri, fisioterapista anche lui ex Catania. Lo faccio in termini di forza e resistenza, per non 'perdere la gamba' e perché ho una gran voglia di tornare a giocare in Serie A, di riavere una squadra e nuovi compagni. Ho ancora tanto da dare” racconta in esclusiva a GianlucaDiMarzio.com.

"CROTONE? SEI MESI DI PANCHINA IMMOTIVATA"

Izco (centrocampista classe 1983) apre l'album dei ricordi, iniziando da quello meno piacevole, Crotone. "Voglio riscattare sei mesi di panchina immotivata, di cui non ho ancora capito il perché”, il sorriso sulle labbra è un po' forzato. La delusione ancora tanta. "Contrariamente a quello che hanno voluto far credere, non sono mai stato infortunato anzi, ero parte integrante del gruppo, andavo d’accordo con i miei compagni di squadra e stavo bene, così come ora. Tra l’altro in passato avevo già lottato per la salvezza e dopo tanti anni di Serie A avrei sicuramente potuto dare una mano al Crotone. Non giocare e stare fermo per tutto quel tempo ha sicuramente condizionato il proseguo della mia carriera e penso sia anche il motivo principale per cui oggi mi ritrovo svincolato”, ribadisce Mariano. E pensare che colui che lo ha tenuto lontano dal terreno di gioco è stato Walter Zenga, allenatore conosciuto e già avuto a Catania.

"CATANIA? IL GOL ALLA JUVE HA CAMBIATO LA MIA CARRIERA"

Proprio in Sicilia risalgono i ricordi più cari: A Catania ho vissuto gli anni migliori, dai pianti sono poi nate grandissime gioie. Agli inizi non è stato facile, non ero molto apprezzato, poi grazie al lavoro, al senso di sacrificio e anche alle critiche costruttive sono riuscito a farmi accettare”. Un momento su tutti, il più bello della sua carriera, ha fatto sì che Mariano entrasse nei cuori della gente. Ci mostra una maglia, per lui decisamente speciale: Il gol del 2-1 alla Juve, a Torino, è la stato la svolta. La mia consacrazione. È stata un’emozione indescrivibile quella del primo gol nella Serie A italiana ad una delle squadre più importanti. Ricordo ancora che quando tornammo, in aeroporto ci accolsero centinaia di tifosi come se avessimo già raggiunto la salvezza. Quella Serie A, difesa con tutte le nostre forze, era piena di campioni che la differenza la facevano anche da soli, non era facile affrontare un campionato di quello eppure quel Catania lì sapeva dire la sua”.

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ZANETTI, VERONA E LA MAGLIA NUMERO 13

Seduto sul divano di casa, Mariano continua a raccontarci dell’inizio della sua carriera al Tigre nella Primera B Nacional - la nostra Serie B, del suo sogno nel cassetto poi avveratosi anche grazie al suo procuratore Cyterszpiler, storico manager di Maradona, che lo portò in Italia. Paese in cui militava il mito calcistico di Mariano: Il mio idolo è sempre stato Zanetti, storico capitano dell’Inter, col mio stesso ruolo. Nel calcio moderno difficilmente un giocatore riesce a rimanere più di due anni nella stessa società, lui invece è un simbolo ormai da troppo anni. E questo un po’ ci accomuna, con la maglia rossazzurra, infatti, ho collezionato 218 presenze in otto stagioni e sono onorato di far parte della storia di questa società.


Positiva anche la parentesi al Chievo dove è arrivato nel 2014: “Ho vissuto tre anni al Chievo, Verona è una città bellissima a cui io e la mi famiglia siamo molto legati, lì è nato il mio secondo figlio. A livello professionale, ritrovare Maran a Verona è stato bello, lo conoscevo già da tanto e mi dispiace l’ultimo anno non aver potuto dare un totale contributo a causa della lesione del legamento crociato”. In questi anni, ad accomunare le maglie indossate è stato un numero: “il 13 è il giorno del mio compleanno ma non solo, in Argentina eravamo un gruppo di 13 amici ed è un numero che sento mio”.

IL GRUPPO WHATSAPP 'CATANIA DE RECORD'

L'Italia è ormai divenuta la sua seconda casa, ma guai a dimenticare le origini. "Ci chiamavano ‘La banda argentina’ già a Catania, successivamente al Chievo ho ritrovato Maxi Lopez, Bizzarri, Castro e Spolli. Con il resto degli argentini, invece, abbiamo un gruppo su WhatsApp “Catania de Record” nel quale con Spolli, Barrientos, il Papu Gomez, Bergessio, Almiron, Pablo Alvarez e Mariano Andujar parliamo del Catania e anche delle attuali squadre di ognuno di noi".

Marianito, a Catania lo chiamano ancora così, ci racconta anche del rapporto speciale con il Papu Gomez: “Con Alejandro siamo molto amici. Anche lui mi ripetere spesso di non mollare e si stupisce che io non trovi squadra. Adesso che sono più libero ho raccolto anche il suo ultimo invito e domenica andrò a vederlo giocare contro l’Inter. Dopo andrò a conoscere l’ultimo arrivato in casa Gomez, Milo, nato solo qualche settimana fa".

In futuro Mariano si vede ancora nel mondo del calcio: “In quello prossimo e più lontano possibile mi reinventerò un ruolo, a Verona ho già fatto il corso per allenatore UEFA B, ma per adesso l’unica cosa che davvero desidero è tornare a giocare in Serie A”. Messaggio forte e chiaro quello di Mariano Izco. Un argentino arrivato in Italia per realizzare il sogno di fare il calciatore. Un sogno destinato ancora a proseguire.



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