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Data: 22/10/2016 -

Un giorno con (e da)... Moscardelli: "Vi racconto la storia della barba! Dal primato di Harden alla sfida a De Rossi"

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Arriva col sorriso, si immagina già la prima domanda. Lo stesso sorriso passa in secondo piano: se la tocca spessissimo (“è diventato quasi un tic ormai”), se la aggiusta…Davide, possiamo fare un’intervista doppia a te e alla barba? Accetta lo scherzo Moscardelli, tipo tranquillo e timido: carattere da antidivo…con la barba. Lo facciamo sedere (anche se da in piedi si notava meglio). Molto composto, gesticola un po’ ma soprattutto è uno di quelli che sa spiegarsi molto bene, va dritto al punto.

Ora siete entrambi di proprietà dell’Arezzo, sia tu che la barba: giusto? Risata semi-generale. “Diciamo che questa storia della barba è iniziata per gioco e anche perché non avevo voglia di farmela. Ricordo che l’ultimo periodo al Chievo Verona avevo fatto una sorta di scommessa con me stesso – racconta Moscardelli ai microfoni di GianlucaDiMarzio.com visto che si era appena aperta la possibilità di andare al Bologna a gennaio: se la trattativa si fosse chiusa l’avrei tagliata”. Moscardelli va al Bologna e sui social i fan si scatenano: migliaia di messaggi scherzosi sì, ma anche di protesta. Contenuti e idee alquanto originali, con un unico obiettivo: riportare la barba…al centro del villaggio! “Alla fine me la sono fatta ricrescere…si vede no? Tutti contenti: i tifosi, mia moglie e i miei figli”. Proviamo ad affondare il colpo dai, uno contro uno in contropiede. Te la taglieresti per la B con l’Arezzo? “Per adesso non me la taglierei per niente, ma vediamo perché qualcosa si può sempre inventare…”.

Il discorso si fa interessante e avvincente. Moscardelli spazza via la timidezza iniziale e contrattacca. Per il derby di barbe con Marotta e Gentile del Siena a che punto siete? “Ci può stare assolutamente, anche se parto molto avvantaggiato”. E menomale che loro si erano raccomandati (“Nessun paragone con Mosca"…ci perdoneranno). Ma l’avversario da battere è un altro: “James Harden. Lui è il numero uno, inarrivabile. E’ più ricco, più famoso e più forte di me quindi non c’è partita”. Si guarda spesso le gare dell’NBA, ma la sua vera passione è un’altra: “Le auto sportive! Spesso faccio qualche piccolo ritocco anche alla mia auto. Anzi magari ora vi faccio sentire anche a voi su Youtube il rumore dei vari scarichi perché lo devo cambiare e se volete darmi un consiglio…”. Perché, no? In cambio un’altra domanda sulla barba. Tanto fra poco comincia il ‘rito del giorno’: i selfie con i tifosi e la solita filastrocca… “mentre scatto, te la posso toccare?”.

E’ cresciuto con Holly e Benji, quando ne parla si emoziona anche un po’: quei pomeriggi interminabili davanti alla tv. Moscardelli Si rivede in Rocky, “perché è partito dal basso anche lui ed è arrivato al massimo. Che per le mie qualità è stata la Serie A”. Più che partito dal basso, però…partito dal Belgio:Sì, sono nato lì perché mio papà ci ha lavorato per tre anni nell'aeronautica militare. Un giorno ci ritornerò, un viaggetto in camper con la mia famiglia…”. Ma in pochi sanno che ‘Mosca’ poteva giocare con Hazard e De Bruyne… “No, no loro a quel tempo erano troppo giovani anche se in realtà un piccolo fondo di verità c’è. Avevo 23 anni e stavo facendo bene a Trieste, così un giorno mi chiama un giornalista belga che parlava mezzo italiano e mi fa: ‘Se ti chiamano a giocare per il Belgio accetti?’ Poi non si è fatto più nulla, poco male io mi sento italiano al cento per cento”.

Italiano e romano“Sì, de Roma”, sempre la risposta pronta il ‘bomber con la barba’, risponde colpo su colpo: “Sono un grande tifoso giallorosso, spesso sono andato anche in curva. E Totti è l’idolo di sempre. Un simbolo, una bandiera…tutto! Poi in ogni stadio in cui gioca gli battono le mani tutti e questo significa tanto”. Beh, a dir la verità è successo anche a te quest’anno… “Sì, sì perché io sono vecchietto e anche Mosca è a fine carriera…”.

Moscardelli personaggio? Sì, ma soprattutto simpatico e loquace. “Io per diventare diciamo un ‘idolo’ ho fatto ben poco. C’hanno pensato le varie vignette, i social e i ragazzi di Chiamarsi Bomber…”. Poi tra una risata e l’altra, ci interrompe un attimo: “Vorrei sottolineare una cosa e mi preme dirla”. Sguardo fisso, sicuro, ammirato: “Io ho un grande esempio di vita che è Alex Zanardi per la forza d’animo che ha e per quello che riesce a fare. Deve essere un modello per tutti: sportivi e non”. Chapeau. Schietto e sincero Moscardelli. Come il suo modo di vestirsi: maglietta, jeans e converse.

Racconta la sua carriera. Gioie, emozioni e anche qualche delusione. Rimpianti? Forse, uno. Forse perché non esiste un ‘giusto’ e uno ‘sbagliato’ quando lotti per inseguire il tuo sogno: “Potevo andare al Rubin Kazan. Avrei preso diversi quattrini lo dico sinceramente, magari non ho fatto abbastanza pressione e non ho avuto abbastanza coraggio. Ma io volevo a tutti i costi arrivare in Serie A…”. E il Bologna, ah se pesava la maglia numero 10! “Quella retrocessione mi fa ancora soffrire, avrei potuto fare di più”.

Da tre anni in Lega Pro, due a Lecce e in estate l’Arezzo: “Intanto volevo cambiare girone, è il mio istinto ad avermi portato qua perché questa è stata la prima società che ho incontrato e che mi ha fatto un’ottima impressione per idee e sincerità”. Viva le idee, viva la sincerità e viva i gol di Moscardelli, dunque. Già quattro per la precisione.

E’ tempo di salutarlo, deve portare i figli in piscina e a cavallo (“Il mio hobby sono loro ormai”). Ma prima lancia un’ultima ‘sfida’: “Non vedo l’ora – da buon romano – di incontrare De Rossi perché ci siamo visti in campo e sentiti, ma non c’è mai stata l’ occasione di vederci al di fuori. Quindi Daniele in vista dell’incontro, magari fatti crescere la barba come la mia…”.

Tags: Lega Pro



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