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Data: 23/02/2018 -

UEL | L'Arsenal(e) di Wenger, prossimo avversario del Milan: le origini del nomen omen, il legame con Nottingham e un recente passato di incroci

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Craiova (pur avendo giocato a Drobeta Turnu-Severin), Tetovo (con sede del match a Skopje), Rijeka (ricordandone il passato di matrice italiana) e Razgrad, con le sole Vienna ed Atene a rappresentare, in disparte, il fulcro di un’Europa più nota. Dopo aver timbrato sul passaporto rossonero destinazioni solo parzialmente conosciute ai più, esplorando per buona parte del proprio cammino alcune zone dell’est europeo, l’urna di Nyon ha riservato al Milan quella che, per blasone e valore dell’avversario, può essere considerata davvero la prima vera, grande sfida dell’Europa League rossonera 2017/18: sulla strada della squadra di Gattuso agli ottavi di finale ci sarà infatti l’Arsenal, rivale che non ha certo bisogno di grandi presentazioni all’interno del panorama del calcio europeo. Un viaggio a Londra che per il Milan, con un occhio rivolto al recente passato, rievocherà inevitabilmente ricordi dal gusto dolceamaro: e proprio con un tuffo negli anni precedenti, risalendo tuttavia fino alle origini del club, abbiamo voluto scovare le curiosità più particolari relative al club allenato da Arsene Wenger. Dal perché del nome tutt’ora portato, più volte oggetto di modifiche, ad un simbolo che porta al soprannome della società, arrivando a tempi più attuali in cui il concetto di imbattibilità, dalle ormai vecchie zone di Highbury, è diventato realtà.

NOMEN OMEN

L’unione fa la forza”, si dice. Ma anche una squadra di calcio, inevitabilmente: perchè da un’idea tutt’altro che comune negli ultimi anni dell’800, e più precisamente nell’ottobre del 1886, tale David Danskin diede vita, insieme a due lavoratori-giocatori come Fred Beardsley e Morris Bates, giunti da Nottingham, al sogno da anni coltivato. Arrivato un anno prima a Londra dalla Scozia per cercare lavoro, trovato poi in un arsenale (chiaro indizio) insieme ai due nuovi colleghi, Danskin ebbe infatti modo di mantenere vivo il proprio amore per il football (partito dai tempi scozzesi) grazie a una trovata favorevolmente condivisa man mano da tanti altri dipendenti: la nascita del Dial Square FC, dal nome di uno dei reparti dell’arsenale, finì successivamente per vedere la squadra acquisire man mano adesioni, com l’ingresso di nuovi elementi, e cambiamenti, a partire dal nome stesso. Grazie alla fusione con l’appellativo di un pub della zona, il club si trasformò prima in Royal Arsenal, poi in Woolwich Arsenal (dal nome del sobborgo londinese) e infine, semplicemente, in Arsenal, divenendo società professionistica nel lontano 1891: non un caso che il simbolo del club, un cannone, abbia poi dato origine al soprannome “Gunners”, parte di quell’Arsenal(e) dal quale nacque uno degli attuali, principali club di Londra. E dire che anche lo stemma, negli anni, ha subito diverse modifiche: dal neonato logo nel 1888, con tre cannoni a puntare verso l’alto, alla prima modifica post spostamento ad Highbury (divenuto ora zona residenziale) nel 1913, con una sola arma rimasta. Nel post seconda guerra mondiale, invece, spazio allo scudo e al motto “Victoria Concordia Crescit” (“La vittoria arriva dall’armonia”), mantenuto sino al 2002, con l’aggiunta del verde (al contrario del solo, precedente bianco-rosso) e dello stemma del sobborgo di Islington prima della definitiva modernizzazione del simbolo, con il verde sostituito dal blu e per qualche stagione aggiornato anche con il motto “Forward” (“Avanti”).

COLORI…COMUNI, NELLA CONNESSIONE CON NOTTINGHAM

Il blue del Chelsea, il biancoblu del Tottenham, il granata e l’azzurro del West Ham: tra le 17 squadre professionistiche presenti a Londra, tuttavia, a spiccare c’è soprattutto il biancorosso dell’Arsenal, la cui storia cromatica è strettamente connessa (nuovamente) al…Nottingham Forest. Nell’anno di fondazione del club, infatti, il duo Beardsley-Bates (giunto direttamente dalla città della leggenda di Robin Hood) chiese in aiuto alla vecchia società una quantità di materiale utile per poter dare il via alla fondazione totale (anche nel vestiario) della Dial Squadre FC: la risposta del Forest fu in un pacco, contenente alcune divise rosse e palloni, che portò il futuro Arsenal a vestire red nei primi anni della propria fondazione, aggiungendo con il tempo la presenza del bianco su ambo le maniche.

IL MITO DEGLI IMBATTUTI

Nottingham Forest, ancora tu? Sì, soprattutto se c’è da parlare di questione di imbattibilità: perchè fu proprio l’Arsenal di Henry, Campbell, Pires, Ljungberg e non solo, tra il maggio 2003 e l’ottobre 2004, a far registrare il pazzesco dato di 49 gare giocate senza mai perdere, battendo proprio il record dell’allora squadra di Clough (42 gare da imbattuti tra il novembre 1977 e il novembre 1978) e chiudendo la super striscia di risultati utili consecutivi con la sconfitta maturata ad Old Trafford contro il Manchester United. Primato che portò la squadra di Wenger a vincere il terzo titolo nella carriera dell’allenatore francese, dall’ormai lontano 1996 sulla panchina dei Gunners, nonché ultima e tredicesima Premier conquistata dal club.

EQUILIBRIO E TABU', TRA (RECENTE) PASSATO E PRESENTE

Sei precedenti, bilancio in perfetta parità e un ottavo di finale di Europa League destinato, con ogni probabilità, a spezzare un equilibrio perfetto: due vittorie rossonere (tra il 2-0 nel ritorno della Supercoppa Europea 1994/95 e il poker del 2012, nell’andata degli ottavi di Champions League), due pareggi (lo 0-0 di Highbury, nell’andata della Supercoppa Europea 1994/95, e dell’andata degli ottavi di Champions del 2008) e due successi inglesi, tra lo 0-2 di San Siro firmato Fabregas-Adebayor utile per centrare i quarti di Champions 2008 e l’ininfluente 3-0 del 2012, inutile per la squadra di Wenger per tentare di proseguire nella competizione. Sei anni dopo, sarà di nuovo Milan-Arsenal: e il volto della squadra di Wenger, con gli anni, è chiaramente, sensibilmente cambiato, dalle tante, recenti conoscenze del nostro campionato (da Szczesny a Sagna, passando per Vermaelen e Gervinho) alla foltissima presenza di un gruppo giovane e di talento arricchito, nelle ultime finestre di mercato, da importanti arrivi. Tra l’ex rossonero Aubameyang e Mkhitaryan, tuttavia, a poter scendere in campo potrà essere solo l’armeno, in virtù dell’impossibilità di essere iscrivibile nella lista UEFA per aver già disputato gare europee contro il Borussia Dortmund, retrocesso dalla Champions all'Europa League: assenza che potrà inevitabilmente pesare, nell’economia dell’attacco dei Gunners, con Lacazette ancora alle prese con il recupero dall’intervento in artroscopia al ginocchio che lo terrà fuori dal campo almeno sino ad aprile. 4-2-3-1 come modulo base, con la qualità di Mkhitaryan, Ramsey ed Ozil alle spalle della prima punta, e la presenza di Mustafi in difesa come vecchia conoscenza della nostra Serie A, insieme ad un Kolasinac che proprio nel Milan avrebbe potuto vedere, prima di scegliere Londra, la propria destinazione futura post Schalke 04: prima della sfida contro il Milan, con una grande chance tra le mani, l’Arsenal affronterà anche il Manchester City di Guardiola in due occasioni, tra Premier (1 marzo) e finale di Coppa di Lega, in programma domenica. Trofeo in palio che sa di pesante iniezione di adrenalina, nonchè preparazione ad un’altra, grande sfida: con il Milan a caccia della rottura del tabù gol a Londra, mai trovato contro l’Arsenal, confermandosi come unica squadra italiana capace di eliminare il club londinese in una sfida a eliminazione diretta. Guerra ad armi pari, insomma, tra chi fa dell’Arsenal(e) un pezzo della propria storia e chi temibile condottiero in Europa, con l'esempio di un personaggio alle vittorie già ben abituato, vuol tornare ad esserlo.



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