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Saccone: "Il problema non sono i calendari, ma le gestione psico-fisica"

| Interviste | Autore: Redazione

Aurelio De Laurentiis e Pep Guardiola hanno criticato la UEFA e la Fifa per la questione dei calendari, ritenuti troppo fitti e di conseguenza dannosi per i giocatori. Le due squadre hanno aumentato il carico rispetto al passato. Il Napoli fin qui ha giocato ogni 4 giorni, mentre il City ogni 3.5. Rispetto all’ultima stagione pre-Covid il bilancio è aumentato: nel 2018/19 la squadra di De Laurentiis aveva giocato ogni 5,3 giorni e quella di Guardiola ogni 4,6. Corrado Saccone, preparatore atletico del Napoli dal 2009 al 2016, non pensa che questo cambiamento possa rappresentare un problema per i giocatori.

"Numeri non straordinari"

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Questi numeri sono sicuramente importanti, ma non sono straordinari”. Racconta a gianlucadimarzio.com l’ex preparatore: “Nella stagione 2014/2015 con Benitez abbiamo tenuto un ritmo simile, avendo giocato 62 partite, ovvero una ogni tre giorni e mezzo. Eppure avevamo avuto pochissimi infortuni”. La questione, secondo Saccone, è un’altra: “Il problema non è giocare tanto, ma come si trattano i giocatori. Per esempio, un anno Albiol giocò male una serie di partite e Benitez gli diede una settimana di vacanza per recuperare. Lui non voleva andarci, ma alla fine quando tornò era al top e tornò a giocare al suo livello”.

Gestione psico-fisica

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Fondamentale - secondo Saccone - è la gestione psicofisica dei calciatori: “Quando si vince è facile smaltire, perché mentalmente si recupera prima. Ma è importante gestire lo stress nei momenti difficili, non tanto il minutaggio. Poi il lavoro dev’essere personalizzato. Nel 2015 su 62 partite Higuain ne giocò 58 e lui aveva un trattamento particolare che nessun altro seguiva, perché doveva essere sempre al top. Per recuperare da una partita faceva un lavoro specifico: dalle vasche in acqua calda e acqua fredda alle corse blande per mantenere una certa frequenza cardiaca”. E la ridotta pausa estiva non può essere considerata un problema: "Nel periodo di sosta i giocatori sono a riposo mentalmente, ma fisicamente svolgono un lavoro per evitare il decadimento del fisico". 

La pressione e il Covid

Il nodo, dunque, rimane lo stress. Su questo Saccone fa due considerazioni: “Da un lato si deve tener presente che da un anno non c’è il pubblico. Secondo me con gli spalti pieni la fatica mentale e fisica aumenta di molto. Dall’altra, però, c’è la problematica del Covid. In questo momento nessuno vive la sua vita normalmente e il virus può essere causa di stress anche per i giocatori. La paura di portare il virus a casa o di avere un familiare positivo è sinonimo di stress per tutti. Questo fattore mentalmente potrebbe incidere molto”. 

Le sostituzioni

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La UEFA e la Fifa dunque non hanno sbagliato per Saccone, che anzi sottolinea l’importanza della possibilità di effettuare 5 cambi (in Serie A ci sono, mentre in Premier no): “La UEFA è stata lungimirante inserendo questa novità. Così viene data agli allenatori una maggiore possibilità di gestire la rosa. D’altronde ogni giocatore ha le sue esigenze dal punto di vista fisico. Ribery non potrà fare troppi minuti di fila in campo senza essere sostituito, mentre Zielinski ne può sicuramente giocare di più”. I problemi non sarebbero dunque da ricercare nel numero di partite affrontate, ma piuttosto nel lavoro svolto durante il lockdown: "Purtroppo in quel momento gli atleti non potevano fare chissà quali esercizi, quindi il lavoro si è focalizzato su pochi distretti muscolari. Questo potrebbe aver creato problemi, perché si è sovraccaricato troppo sempre gli stessi muscoli senza la possibilità di fare scarico". Rotazione di uomini e responsabilità individuale. L’unico modo per tenere il passo nel calcio di oggi.

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