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Rogers, responsabile area digital Roma: “Così combattiamo il razzismo”

| Interviste | Autore: Riccardo Setth

Lo chiamavano mondo virtuale, ma nel corso degli ultimi anni ha perso la sua struttura immateriale. Piano piano i social network hanno acquisito sostanza, riflettendo azioni e operazioni che avvengono al loro interno nel mondo reale. Non c’è niente di più concreto dei social network, che sia Facebook, Twitter o Instagram. C’è dentro la nostra vita e per le squadre di calcio c’è tanto altro. Vengono raccontati la quotidianità e cosa succede all’interno dello spogliatoio. Gioie e dolori dello sport che nel corso del tempo si erano persi e che in pillole si stanno riacquisendo. Gestire la pagina social di una squadra può risultare complicato. Umori e commenti seguono l’andamento dei risultati, ma l’idea di Paul Rogers, responsabile dell’area digital della Roma è differente: “I social media sono più semplici di quello che si pensa. Dovrebbero essere divertimento, intrattenimento, coinvolgimento e avere un fine educativo. Se mancasse uno di questi presupposti ci sarebbe qualcosa di sbagliato. Il nostro obiettivo attraverso i social è quello di portare i tifosi più vicini al club. Negli ultimi tre anni abbiamo visto crescere i nostri social del 325%, ma abbiamo smesso di essere ossessionati dal numero di followers, dando priorità al coinvolgimento”. 

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Dicevamo parole, ma anche fatti che comportano azioni tangibili nella realtà. Come la campagna social che in estate ha visto protagonista la squadra giallorossa. Accompagnare l’ufficialità dell’acquisto di un giocatore da un video nel quale erano presenti le foto di alcuni bambini scomparsi: “L’ispirazione per la campagna viene dal videeo della canzone degli  Soul Asylum’s ‘Runaway Train’, che sottolineava i casi di adolescenti scomparsi in quel periodo. Abbiamo pensato che potevamo fare qualcosa di simile con la Roma. Volevamo usare la natura virale degli annunci di mercato su Twitter per aumentare la cassa di risonanza per i bambini scomparsi. I nostri annunci hanno generato un incredibile reach: abbiamo menzionato 109 bambini di 12 paesi differenti, pubblicato 72 video e lavorato con 12 differenti organizzazioni e incredibilmente 5 bambini sono stati ritrovati. Questa è senza dubbio la cosa migliore che ho fatto nella mia carriera lavorativa. Il miglior tweet che è stato fatto secondo me è l'annuncio del ritrovamento di un'adolescente di Londra, che era nei video delle persone scomparse. Nessun tweet potrebbe mai darmi la stessa gioia di pubblicare come il primo su un bambino che viene trovato”.

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Campagne social dal fine nobile, ma anche denuncia e prese di posizioni chiare. Come quella contro il razzismo, che ha visto la Roma essere capofila di un movimento che in Italia stentava a trovare seguaci: “Siamo stati il primo club a proibire l’accesso allo stadio ad un tifoso autore di insulti razzisti e siamo stati il primo club a farlo per degli insulti sui social. Il calcio italiano ha sofferto per troppo tempo di razzismo, non siamo più disposti ad accettare questo. Nel 2019 non dovrebbe essere necessaria una squadra di calcio per dire che è inaccettabile fare i versi di una scimmia nei confronti dei giocatori di colore. Per questi tifosi il messaggio che mandiamo è chiaro, la Roma ha un approccio di tolleranza zero al razzismo. Se fai insulti razzisti sarai bannato dallo stadio e segnalato alle forze dell’ordine”. 

Un’azione forte, un segno per dire basta al razzismo. Non più slogan, ma fatti. Così la squadra giallorossa ha continuato a combattere questa forma di violenza: "Alla Roma, abbiamo trascorso molto tempo a discutere della questione del razzismo nel calcio. Che ci piaccia o no, la percezione al di fuori dell'Italia è che questo paese è stato molto clemente nel gestire il razzismo nel calcio. La Lega, la Federazione, alcuni club, alcuni proprietari delle squadre, allenatori e persino giocatori hanno contribuito a rifiutare di prendere sul serio il razzismo nel calcio nel corso degli anni. In quanto club che si preoccupa della reputazione del calcio italiano e che apprezza l'uguaglianza e i diritti umani, abbiamo il dovere di intensificare e chiarire che non chiuderemo un occhio sul comportamento razzista solo perché il colpevole potrebbe sostenere la Roma”.

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Nel caso dell'insulto razzista diretto a Juan Jesus su Instagram, il colpevole era così sfacciato nel suo comportamento, che in realtà ha inviato l'abuso da un account con il suo nome e foto. Una volta confermata l’identità, era stato proprio lui a farlo - qualcosa che ha anche ammesso su un giornale - non abbiamo avuto esitazioni a emettere un divieto a vita e a passare il caso alla polizia per occuparsene”.

Tra i protagonisti della crescita sui social dei profili giallorossi, c’è senza dubbio l’account in lingua inglese: “Per molti seguaci dell'account italiano, il loro sostegno all'AS Roma risale a generazioni passate e la loro conoscenza del club è molto profonda. La nostra copertura editoriale sull’account italiano riflette la conoscenza e la passione dei sostenitori. Con l'account inglese usiamo molto umorismo per intrattenere i followers perché sono all'inizio della loro relazione con la Roma, dobbiamo lavorare di più per mantenere la loro attenzione. L'account inglese attira anche fan da America, Africa, Asia ed Europa. Solo Barcellona, ​​Real Madrid, Bayern Monaco e Juventus hanno un account in lingua inglese più grande di quello della Roma, il che suggerisce che stiamo facendo qualcosa di giusto".

Ma poi ci sono messaggi e tweet che ogni account vorrebbe pubblicare e altri che in realtà vorrebbe cancellare: "Ce ne sono stati molti che avrei voluto fare. Ci sono stati alcuni tweet che avremmo potuto fare dopo la nostra partita di Europa League contro il Borussia Monchengladbach, ma meno ne abbiamo parlato, meglio è stato. Penso che questo Tweet riassuma il processo di pensiero generale che va in queste cose…

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 Infine nonostante i successi, c’è sempre qualcuno da cui prendere spunto, o account da seguire: “Penso di preferire i profili dei calciatori che si sono ritirati perché hanno la libertà di dire cose più interessanti senza che la stampa li uccida! Trovo Peter Crouch divertente, trovo Stan Collymore davvero interessante e supponente sul razzismo e i media e Gary Linker possono essere interessanti su calcio, politica e questioni sociali. Ad essere sinceri, sono costantemente circondato dal calcio, quindi l'ultima cosa che voglio fare è vedere i miei social pieni di tweet sul calcio. Sono lì per la politica e i meme". Divertimento e spensieratezza. La ricetta per rendere efficace un account social non solo nel mondo virtuale, ma anche nella realtà. “L’obiettivo è continuare a trovare nuovi modi per utilizzare le nostre piattaforme per fare del nostro meglio e per rendere il mondo un posto migliore”, il mondo virtuale ormai sempre più reale.

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