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Questione di fede, cuore e soprattutto di rispetto: Mandorlini al Genoa, il secondo Nicolini: "Andrea grazie, questa volta no"

| Interviste | Autore: Marco Bovicelli

Questione di fede, questione di cuore, questione soprattutto di rispetto. Per chi lo ha sempre sostenuto, per chi avrebbe dovuto sostenerlo. Per un passato che stavolta è davvero impossibile da ignorare, anche se il lavoro nel mondo del pallone è fatto anche di questo: valigia mai disfatta, pronta per un nuovo viaggio. Colori che cambiano, nuove maglie da indossare e da onorare. Da una città all'altra, alcune volte il viaggio è stato davvero roba di pochi minuti: da una sponda all'altra del Naviglio, da una parte all'altra della sopraelevata. Quello da Bogliasco a Pegli, trenta chilometri appena di strada sul mare, il Netzer di Quezzi Enrico Nicolini, secondo storico di Andrea Mandorlini, non se l'è sentita proprio di farlo. "Perché accettare secondo me era un tradire i tifosi Sampdoria e un mancare di rispetto a quelli del Genoa".

Troppo forte il legame con i colori blucerchiati, quelli con i quali l'ex centrocampista della Sampdoria è cresciuto a due passi da casa. Dalle giovanili all'esordio in Serie A nel derby della Lanterna di 'Maraschi', proprio contro quel Genoa nel quale ora sarebbe dovuto andare. Nastro che si riavvolge di qualche ora: Zemanlandia che ritorna a Pescara, contestazione dei tifosi rossoblù all'arrivo dei giocatori all'aeroporto: Juric esonerato in serata, Mandorlini (a cena a Milano con Preziosi) diventa ufficialmente il nuovo allenatore del Grifone. Driiin driiin. Telefono che squilla: "Enrico sei pronto? Si torna in campo ", anzi in panchina. "Andrea ti ringrazio, questa volta no, non posso seguirti". Nonostante insieme abbiano dimostrato di saper fare bene. "Ma non potevo andare. È stata una scelta fatta serenamente, non ho assolutamente niente contro il Genoa e so che lo sanno anche i tifosi rossoblù: anzi, mi auguro che abbiano apprezzato il mio gesto perché è stato un gesto di grande rispetto nei loro confronti. Andrea? È un grandissimo allenatore, ha vinto tutti i campionati. Arriva in una situazione delicata, ma ha tutte le carte per venirne fuori".

Lo farà senza il Netzer. Questione di fede, questione di cuore, questione soprattutto di rispetto. Per un passato impossibile da mettere da parte, per tifosi avversari di una vita ma mai nemici. Anche se il calcio è fatto di questo: colori che cambiano, nuove maglie da indossare e da onorare, da una sponda all'altra della città. Non questa volta...

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