Questo sito contribuisce all'audience di
Menu

Seleziona una squadra

  • Serie A
  • Coppe
  • Altri

Post infortuni, ecco perché ci sono così tante ricadute: dalla responsabilità alla pressione del club

| News calcio | Autore: Edoardo Colombo

Oltre la superficialità. Con precisione, esperienza e tanta conoscenza. Ma soprattutto responsabilità. Sì, è questa la parola chiave di Paolo Terziotti: scienziato del calcio e preparatore atletico internazionale. Proprio lui, in esclusiva a GianlucaDiMarzio.com, ci aveva offerto una via preziosa per analizzare il grave problema dei troppi infortuni in Serie A: “Lo strumento principale per non avere gravi infortuni è appunto la responsabilità. Io inizio sempre da questo concetto: ogni infortunio non traumatico, nel calcio, è sempre causato da un problema dovuto alla preparazione e al lavoro sbagliato in settimana dal preparatore e il suo staff”. Dritto al punto Terziotti, professore in ‘Scienze e tecnologia applicata al calcio’ all’Università di Ipswich. Nel suo CV, inoltre, spicca la grande esperienza da preparatore atletico nell’Al Jazira, Legia Varsavia e Lech Poznan, partecipando svariate volte alle competizioni europee, dalla Champions all’Europa League. Preparando giocatori di talento, da Linetty a Dawid Kownacki, passando per Nelson Valdez, Tomas Galasek e molti altri.

Paolo, nel primo approfondimento assieme, era stato subito chiaro: “E’ l’allenamento che porta ad una maggiore incidenza di infortuni nel corso delle partite. I calciatori, tendenzialmente, hanno quadricipiti troppo forti e sviluppati rispetto alla parte del bicipite femorale, più debole. Il crociato rischia di rompersi quando c’è poca propriocezione, ovvero la capacità delle articolazioni di reagire a situazioni non naturali e imprevedibili. Il crociato che fa crac, molto probabilmente, è dovuto ad una povertà di sensori propriocettivi associato ad una debolezza del bicipite femorale. E se il quadricipite di un calciatore di per sé è abbastanza potente, bisognerebbe equilibrare la sua parte posteriore, ovvero il bicipite femorale”. Oggi, però, con Paolo vogliamo fare un passo oltre. Perché in questo periodo, purtroppo, si sente troppo spesso parlare di inspiegabili ricadute dopo un grave infortunio. Emblematici gli ultimi casi di Milik e Ghoulam, entrambi finiti sotto i ferri per la seconda volta nel giro di pochi mesi. Sfortuna? Assolutamente no. O meglio, nel calderone c’è tutto meno che il fattore ‘sfiga’. E oggi, grazie all’esperienza e alla precisione di Paolo Terziotti, ci focalizzeremo proprio sul tema delle misteriose ricadute: “Traccerei subito tre punti chiave e preziosi ai fini di analizzare il problema delle ricadute dopo gravi infortuni:


1) Un giocatore, dopo essersi ripreso da un grave infortunio, non sarà più lo stesso calciatore di prima. Tradotto: non sarà più un atleta totalmente integro.


2) Il preparatore atletico è il responsabile della salute e della condizione fisica degli atleti sani. Mentre il responsabile dell’atleta infortunato è il medico assieme al fisioterapista. E quindi, prima del ritorno al lavoro in squadra, il calciatore dovrebbe essere sottoposto ad una serie di test che ne certifichino la completa guarigione, e di conseguenza la possibilità di riprendere gli allenamenti con la squadra. Il preparatore atletico, ad ogni modo, deve inserire gradualmente il giocatore a regime, dal momento che un calciatore infortunato è un atleta fuori forma e condizione.


3) Il preparatore atletico deve assolutamente resistere alla pressione dell’allenatore nell’accelerare il recupero e l’integrazione col resto del gruppo. Non solo, nel calcio di oggi – complici i tanti impegni e i costi elevatissimi di alcuni giocatori – sarà anche la pressione della società ad esercitare un’ansia generale sul lavoro del preparatore e dello staff medico. Inserire un giocatore prematuramente aumenta, in maniera direttamente proporzionale, il rischio di ricadute in un giocatore post infortunato. Aver fretta, quasi sempre, si traduce in un’ulteriore perdita di tempo. Con danni pesantissimi alla salute economica del club ma soprattutto a quella fisica del singolo atleta.



||||


Inoltre, non per ultimo, nel post infortunio un giocatore – oltre al recupero funzionale – deve associare anche un inevitabile recupero psicologico che gli permetta di dimenticare il danno subito”. Bene Paolo, analizziamo nel dettaglio questi tre punti, cercando di fornire una preziosa ricetta sul come evitare queste gravi e deleterie ricadute.

La collaborazione tra medico-fisioterapista-preparatore-allenatore: un fattore cruciale


Paolo Terziotti vuole porre il suo accento: COLLABORAZIONE. Sì, questione di sinergia. Ecco una delle chiavi di lavoro fondamentali nella speciale visione di Terziotti, scienziato dello sport di 46 anni e da 15 anni nel mondo del calcio, ricoprendo l'importante ruolo del preparatore atletico: “La collaborazione, soprattutto nel recupero post infortunio, è tutto per la nuova messa a punto del giocatore. Nel momento in cui un giocatore si fa male, nei casi più gravi, entra in scena il ruolo cardine del medico che lo opera. Una volta finito sotto i ferri, il compito principale nei confronti del calciatore spetterà allo staff di fisioterapisti. Ed è proprio questo il punto da non sottovalutare e liquidare in maniera frettolosa: spesso, infatti, al preparatore atletico viene consegnato un giocatore che non ha ancora terminato nella maniera più ottimale la riabilitazione, in un periodo di passaggio e transizione davvero delicato per la salute dell’atleta. Il calciatore, dunque, dovrebbe essere consegnato al preparatore atletico solo alla fine della completa riabilitazione fisioterapica. Solo a quel punto, allora, il preparatore può cominciare il lavoro di ricondizionamento per poi aggregarlo al gruppo. In particolare, una volta ultimata in ogni suo aspetto e dettaglio la fisioterapia, lo staff atletico deve proporre dei test precisi per valutare i parametri fisici/muscolari/cardiovascolari dell’atleta. E, una volta superati, si può inserire il giocatore nuovamente nel lavoro della squadra. Ovviamente, ci deve essere una batteria di test imprescindibili: dopo il periodo di pausa, bisogna sottoporre il giocatore a questi test per capire se è equilibrato, per leggere il suo livello di propriocettività, per capire la sua condizione articolare e muscolare. Spesso questi test, però, non vengono nemmeno completati. I test principali sono quello isocinetico muscolare, fondamentale per valutare i parametri muscolari degli arti inferiori, così da accertare eventuali squilibri di forza sia nel rapporto fra i muscoli estensori ed i flessori dei due arti che la comparazione fra i due arti. Senza dimenticare i test di propriocettività, ovvero la capacità di elaborare le informazioni di retroazione dei movimenti propri dell'organismo. Un giocatore che ha avuto una pausa deve essere quindi integrato in maniera naturale. Il preparatore deve essere bravo a non affrettare il percorso di recupero, riconsegnandolo alla squadra solo al momento giusto”.

Perché per Paolo Terziotti la parola prevenzione non è un vocabolo buttato al vento. Per Terziotti la prevenzione è la base, è realtà: “Ogni esercizio che faccio in palestra e sul campo deve essere utile allo sviluppo delle capacità fisiche e soprattutto deve essere funzionale alla prevenzione degli infortuni. Spesso, invece, si fanno allenamenti che migliorano le performance, ma che poi hanno degli ‘effetti collaterali’ sulla condizione fisica generale del giocatore, disturbando certi equilibri. Uno degli esempi fondamentale è quello degli infortuni dell’adduttore, i quali sono legati molto spesso ai problemi dell’ileopsoas. Ovvero un muscolo del bacino costituito da due ventri muscolari. Io lo chiamo il ‘grande nemico’. Porta ad uno squilibrio del bacino, facendolo ruotare in avanti (anteroversione). Portando problemi sia alla schiena che a tutta la parte del pube”. (Leggi qui l’intervista completa rilasciata da Paolo Terziotti a GianlucaDiMarzio.com proprio sul tema della prevenzione agli infortuni, con un focus preciso sul diffusissimo problema dei troppi crociati rotti). “E’ chiaro che un giocatore post infortunio non lo puoi mettere subito nel gruppo a lavorare al 100%, perché chiaramente fuori forma. Ma, quanto meno, l’atleta dovrebbe essere a posto da un punto di vista muscolare e propriocettivo”.



||||


Il giocatore, dopo l'infortunio, non sarà più quello di prima

Già, questo aspetto è cruciale. Anzi, spaventa. Crea paura. O almeno dovrebbe. Perché con la salute fisica di un calciatore non si scherza. Gli errori in allenamento, l’eccesso di carichi, l’accumulo di infortuni – anche soltanto un singolo stop per un problema grave – possono essere deleteri per il prosieguo della sua carriera. Ed è proprio su questo punto che Paolo Terziotti vuole entrare nel dettaglio: “Sì, un giocatore infortunato – nella maggioranza dei casi – non sarà più quello visto precedentemente l’infortunio. Un giocatore infortunato lo possiamo paragonare ad una macchina accidentata, la quale anche se riparata, sara' comunque meno sicura. E così vale lo stesso per un giocatore dopo un grave infortunio, in particolare ad un crociato. Soprattutto se il calciatore ha subito un’operazione. Non solo dal punto di vista fisico e muscolare, ma anche dal punto di vista mentale. Nella sua testa la paura gioca un ruolo delicato. Pensare che un giocatore dopo un infortunio grave ritorni quello di prima è abbastanza azzardato. Per questo, la prevenzione e la responsabilità dovrebbero essere i fattori chiave. Anche se la riabilitazione è andata bene e l’intervento è stato positivo. (Leggi qui l’intervista a Terziotti sulla prevenzione relativa al crociato). Poi, ovviamente, ogni calciatore ha una struttura e una genetica diversa. Questione di fibre e inserzioni muscolari. Di capacità di andare oltre il limite e di sopportazione ai carichi di lavoro: carichi che per alcuni giocatori possono essere troppo pesanti. Personalizzare il lavoro, infatti, dovrebbe essere un concetto base, che purtroppo troppo spesso viene sottovalutato”.



||||


Il preparatore non deve cedere alla pressione del club e della società


Già, c’è dell’altro. E non di poco conto. Di mezzo, infatti, a rischiare di rovinare gli step del recupero, c’è l’ormai proverbiale pressione. Un fattore da annullare quando si parla della salute di un atleta. Parola di Paolo Terziotti: “Sì, la pressione è una delle cause principali delle ricadute nei calciatori post infortunio. Infatti, in particolare nei grandi club, c’è la smaniosa voglia di recuperare il giocatore il più in fretta possibile. Bruciando le tappe. In questo caso, se non si ha la pazienza sufficiente, e se lo staff medico non si coordina col preparatore, le ricadute sono inevitabili. Questo o per mancanza di procedure chiare sul ritorno al campo, o appunto per la pressione nell'affrettare il rientro. La pressione dell’ambiente, spesso, porta solo ad una ricaduta. Un atleta che è stato fermo deve essere reintegrato in maniera naturale. In particolare, il preparatore atletico non dovrà cedere alla pressione dell’allenatore e della società. Che come detto sono due fattori costanti ma allo stesso tempo deleteri. L’allenatore fa sempre pressione, una pressione ovviamente direttamente proporzionale all’importanza del giocatore. Dettata da soldi, competizioni e tutte le variabili note in questo sport. Qui, però, c’è di mezzo la salute e il futuro del calciatore stesso. Il preparatore deve essere duro con l’allenatore. Preciso. Sovrapporre i ruoli è un pericolo troppo grande”.

Continua Terziotti: “Io, se un giocatore non è tornato nei suoi precedenti parametri muscolari, non lo faccio lavorare nel gruppo. Ma qui è il fisioterapista che è il responsabile, colui che può affermare “sì, adesso il ragazzo può tornare a correre”. Solo a quel punto il preparatore atletico riprende il suo lavoro: tra prevenzione e collaborazione con lo staff medico della squadra. Quando ci sono degli infortuni gravi, come detto, deve per forza esserci una batteria di test per definire la nuova condizione del giocatore. Il lavoro, ovviamente, andrebbe svolto in sinergia a priori tra i vari staff: medico, atletico e tecnico. Poi, quando il giocatore è tornato nei suoi parametri precedenti all’infortunio, allora può intraprendere col preparatore atletico un percorso di ricondizionamento e di nuovo adattamento cardiovascolare. Oltre ai test aerobici e di potenza anaerobica, per testare il suo livello di forma, personalmente ho messo a punto anche una serie di test funzionali sul campo. Superati questi test il giocatore puo' essere aggregato al gruppo. E se il giocatore sarà completamente recuperato, allora potrà tornare col resto della squadra.



||||


Concetti e studi precisi, quelli di Terziotti: “Quando ci sono troppi infortuni, vuol dire che qualcosa non va, soprattutto in allenamento. Se i ragazzi hanno problemi all’adduttore, per esempio, avranno problemi ai muscoli del tronco. Se hanno tanti crociati rotti, allora avranno scompensi tra bicipite femorale e quadricipite. E’ l’allenamento sbagliato – in termini di qualità e intensità - che determina gli scompensi che portano poi agli infortuni. Se non diamo il periodo di riposo dopo la partita si rischiano infortuni o comunque prestazioni inferiori da un punto di vista atletico. Analizzare i tipi infortuni della squadra, discutere e studiare assieme ai responsabili sanitari, dovrebbe essere sempre la base da cui fare prevenzione. Un nuovo staff tecnico e atletico, quindi, deve sempre analizzare ciò che la squadra ha fatto prima. Fare prevenzione è quindi decisivo. Perché un giocatore infortunato non sarà più quello di prima. Poi, ovviamente, le eccezioni ci saranno sempre. Ma il caso di Milik, per esempio, è lampante: il polacco ha perso due anni di carriera, mettendo a rischio il proprio futuro da un punto di vista fisico. La riabilitazione, infine, deve essere anche mentale e psicologica. Cancellare la paura, l’ansia, apportare nell’atleta i giusti correttivi devono essere la medicina per tenerlo lontano dalla paura di una possibile ricaduta, ovviamente assieme al lavoro fisioterapico e di ricondizionamento atletico”. Insomma, oltre ogni superficialità. Con precisione, esperienza e tanta conoscenza. Ma soprattutto responsabilità. Sì, è questa la ricetta di Paolo Terziotti.


Condividi articolo su

Tag

Serie A

Potrebbe interessarti

BOX VIDEO

Calciomercato

Serie A