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Data: 09/02/2018 -

"Nazionale? Ancelotti sarebbe la prima scelta, però Mancini dimostra più voglia". Italia, i consigli di Lippi

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Italia, ma anche Napoli, Juventus e Inter, tra le altre. Sono tante le ex di Marcello Lippi, che presto metterà la firma sul rinnovo con la Nazionale della Cina. Nella lunga intervista concessa a La Gazzetta dello Sport si parte dalla delusione azzurra: "Italia fuori come la Cina? Il discorso è molto diverso. Sono arrivato che la Cina aveva un punto in quattro partite e ne abbiamo fatti undici nelle altre sei. Per un punto abbiamo perso i playoff, dopo aver battuto per la prima volta la Corea del Sud. Laggiù sono tutti contenti e ottimisti. Dirò sì all’offerta per allungare il contratto fino a tutto il 2022: l’obiettivo è il Mondiale in Qatar, ho già inserito tanti giovani che si sono integrati. Purtroppo ci sono risultati e risultati. Italia? In 88 anni, da quando esiste il Mondiale, ne abbiamo vinti quattro e non abbiamo conquistato la fase finale due volte. Tranne un paio di nazionali, tutti ci metterebbero la firma. Ora però rosichiamo".

Nel tunnel buio Lippi vede la luce: "L’Italia dà sempre il meglio nelle situazioni negative, e non manca qualità nonostante gli stranieri. Con una differenza rispetto ai miei tempi: i giovani sono tutti titolari nei club. Chi mi piace tra i giovani? Cristante. Ogni volta che lo vedo ha quattro/cinque occasioni da gol, s’inserisce senza palla, colpisce di testa. Poi Pellegrini, Chiesa, Bernardeschi. Barella, ma sia meno aggressivo. E Caldara, serio, giusto: mi piace come si esprime". Tanti i nomi in corsa per la panchina azzurra: "I candidati sono tutti da panchina. C’è chi ha già dimostrato il suo valore, come Conte. C’è chi, come Mancini, ha confessato apertamente di volere la Nazionale, cosa importantissima. Discorso che vale per Ranieri. Ancelotti sarebbe la prima scelta per carriera, carattere, esperienza,successi, ma pare non abbia tanta voglia. Di Biagio? Sarebbe una scelta nella tradizione: ma servono subito risultati".

Sulla ex, la Juventus: "La Juve è programmata per vincere, per arrivare fino in fondo dovunque. Anche al settimo scudetto. Non molla niente. Su, da qui alla finale sarebbero sette gare. Non cambiano la vita, non ti stancano da perdere testa e gambe. Per la Juve piuttosto credo sia il contrario: si distrarrebbe perdendo per strada un obiettivo. Perdere la terza finale? Il pensiero va lì. Ma io sono arrivato in finale quattro volte, cose che non si possono cancellare. E poi questo significa che sei entrato nel gruppo di quelle che possono vincere la Champions: Real, Barça, Bayern, Juve e City. Cinque. E dico: occhio al Real, non pensate sia finito, bravo Heynckes, a 72 anni ha fatto volare il Bayern. Ma la Juve è stabilmente lì, prima non era così. L’obiettivo principale è stato raggiunto. Psg? Tecnicamente è all’altezza, ma deve maturare di testa: altrimenti non avrebbe preso sei gol a Barcellona dopo averne segnati quattro. Mi fa un po’ pensare quello che succede tra i campioni, i problemi tra Neymar e Cavani: è strano, in un’epoca in cui i grandi hanno ormai capito che devono giocare in squadre con tanti fuoriclasse, per vincere e guadagnare di più. La società dovrebbe intervenire. Drasticamente".

L'altra ex, il Napoli: "Bisogna capire come Sarri affronterà le coppe, la gestione delle partite. In campionato ha un punto in più, è comunque un vantaggio, ma in quindici partite tutto è possibile. Se lavori così bene non devi deprimerti. Però i punti di vista sono diversi. Se vince il Napoli, la Juve potrebbe dispiacersi fino a un certo punto, dopo sei scudetti e magari con la Champions nel mirino. Se il Napoli non ce la fa, psicologicamente sarebbe più dura: è una grande perché è stabilmente tra le prime tre, ne ha consapevolezza. Sarebbe un brutto colpo. Allegri-Sarri? Sono due grandi allenatori diversi, inseguono il successo in modo diverso. Gli automatismi del Napoli non sarebbero praticabili cambiando formazione ogni settimana: quello di Sarri è un calcio bello, positivo, offensivo. La Juve ogni tanto ha una giornata più negativa, cambia spesso uomini e sistemi. Allenando da quarant’anni so com’è difficile far giocare bene ed è notevole che Sarri ci sia riuscito così presto. Però un allenatore non è solo gioco".

Dybala deve ancora ritrovarsi: "Tutti questi accostamenti, Messi qui, Messi lì... L’impressione è quella di un bravo ragazzo,serio, forte: deve solo ricordare i campioni che alla Juve l’hanno preceduto senza sfondare subito. Da Platini a Zidane che era preoccupatissimo: un giorno gli parlai, gli dissi “tutti abbiamo fiducia in te”, e dalla domenica successiva non si fermò più. Allegri l’ha gestito bene, la società non gli ha fatto mancare la fiducia". Un giudizio su un'altra ex, l'Inter: "Capisco il dispiacere dei tifosi: anche quest’anno, dopo una grande partenza, s’è spenta, come sgonfiata. Spalletti aveva creato presupposti psicologici buoni, però siamo sinceri: escluso Icardi, che mette dentro il 90% dei palloni, ci sono buoni giocatori ma non straordinari. Riguardo alle frasi di Spalletti ai tifosi, mi sembra non ci sia niente di nuovo". L'intervista integrale sulle pagine de La Gazzetta dello Sport.



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