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Tensioni, dubbi, futuro: Napoli e una crisi per ora rientrata

| Storie | Autore: Salvatore Malfitano

Una giornata grigia, che forse a Castel Volturno lo è un po’ di più. Mentre Napoli comincia a conoscere il primo freddo autunnale, il Napoli invece ha vissuto ore di crisi senza precedenti da quando Aurelio De Laurentiis è il presidente del club. Squadra, allenatore e società si sono allontanate per un po’ da quell’unità d’intenti necessaria per competere ad alti livelli e garantirsi la continuità che serve per essere ai vertici. Un distacco generale che al momento sembra rientrato ma che intanto ha messo in discussione tanto del futuro del Napoli.

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È cominciato tutto lunedì, quando il presidente attraverso i microfoni della radio ufficiale aveva annunciato che la squadra sarebbe andata in ritiro fino a domenica, per preparare al meglio le sfide con Salisburgo e Genoa. Due punti in tre partite avevano convinto De Laurentiis a prendere questa decisione. Tempi di comunicazione insoliti, ad ogni modo: pochi minuti prima della conferenza di Ancelotti e Manolas, alla vigilia dell’impegno di Champions League. Ed entrambi non hanno gradito la scelta. L’allenatore l’ha detto esplicitamente, il difensore ha preferito astenersi da ogni commento. 

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C’era la convinzione che con una vittoria al San Paolo che avrebbe con ogni probabilità dato la qualificazione al Napoli – improbabile che il Genk potesse fare punti a Liverpool – il ritiro sarebbe stato subito interrotto. Il pareggio con gli austriaci invece ha peggiorato le tensioni: il confronto tra Edoardo De Laurentiis e la squadra si è risolto con i giocatori che hanno deciso unilateralmente di tornare alle proprie abitazioni, senza ottenere il permesso della dirigenza. Ancelotti ha rispettato le disposizioni della società, per evitare che la situazione degenerasse ulteriormente. 

Manolas e Ancelotti Napoli_GDM

Stamattina allenamento alle 11:00. Il primo ad arrivare è anche colui che per primo aveva lasciato lo stadio dopo Napoli-Salisburgo, Dries Mertens. L’allenamento si svolge normalmente e i calciatori alla fine della sessione prendono le rispettive auto per tornare a casa. Qualcuno mantiene un profilo basso e gentile, come Milik che passa in mezzo ai giornalisti salutandoli con un sorriso abbozzato. Qualcun altro chiede di non essere fotografato, altri ancora invece ridono come se nulla fosse successo. Nel frattempo, i telefoni di Aurelio De Laurentiis sono bollenti. Il presidente, dal solito albergo che lo ospita nei soggiorni napoletani, ha lunghe conversazioni con l’amministratore delegato Chiavelli, con l’avvocato Grassani e con Ancelotti. Con i primi due discute delle sanzioni da adottare nei confronti dei calciatori per la loro insubordinazione; con l’allenatore invece si cerca la soluzione migliore per l’immediato futuro. 

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Nel primo pomeriggio arriva il comunicato, che conferma le impressioni raccolte dal centro sportivo: la squadra verrà punita e il potere decisionale in merito al ritiro spetterà esclusivamente ad Ancelotti. Una chiamata alla responsabilità, da parte del presidente, che ora vuole le risposte sul campo. La crisi dunque rientra, e con ogni probabilità però apre fratture di un certo tipo nel progetto tecnico a lungo termine del Napoli. Un aspetto che verrà preso in considerazione necessariamente più avanti: c’è ancora una stagione da disputare e, soprattutto, con obiettivi ancora da raggiungere.

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