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Milan, ecco Pioli: l'allenatore che trova pace nel caos

| Storie | Autore: Redazione

Pacato, equilibrato, definito spesso un “normalizzatore”. All’apparenza un personaggio semplice. Ma in realtà, a Stefano Pioli, le cose semplici non sono mai piaciute. La sua vita nel mondo del calcio, d’altronde, non è stata certo di quelle più tranquille. Già da calciatore, nonostante le 202 presenze raccolte in Serie A, tanti gravi infortuni gli hanno infatti impedito di esprimere al meglio il proprio potenziale. Lui, difensore fisico ed elegante che dopo gli esordi in C1 a Parma era stato portato appena maggiorenne nella grande Juventus di Scirea, Platini, Rossi, Tardelli e Boniek, è stato costretto a ritirarsi a soli 34 anni. Ed anche da allenatore, le sue avventure non sono state così comode.

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Gli inizi nel ’99 con gli Allievi Nazionali del Bologna, portati alla vittoria del campionato, la prima panchina nei professionisti con la Salernitana in Serie B. Nel Modena il primo esonero, a Parma il secondo. Le salvezze raggiunte in B con Grosseto e Piacenza, lo storico 4° posto con il Sassuolo terminato con l’eliminazione in semifinale dei playoff contro il Torino. Poi il ritorno in Serie A sulla panchina del Chievo, fino all’avventura con il Palermo nel 2011, terminata con l’esonero prima dell’inizio del campionato a causa dell’eliminazione nei preliminari di Europa League. Ma è proprio dalle ceneri che Stefano riesce a rinascere.

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Nello stesso anno, infatti, Pioli sostituisce Bisoli sulla panchina di un Bologna che ha raccolto un solo punto nelle prime cinque gare di Serie A. Stefano, con la sua apparente semplicità, a fine campionato porta i rossoblù al 9° posto in classifica, il migliore per il club emiliano negli allora ultimi 10 anni. Un piazzamento che lo porta alla consacrazione, coronata con la panchina della Lazio: finale di Coppa Italia, finale di Supercoppa Italiana ed un 3° posto in Serie A valido per i preliminari – poi persi contro il Leverkusen – di Champions League, a cui i biancocelesti non partecipavano da 8 anni. Nel 2016 l’approdo all’Inter al posto di de Boer, un’avventura che dopo un buon inizio durerà però solo 182 giorni. Infine, l’esperienza con la Fiorentina, segnata dalla tragica scomparsa di Astori che però, sul campo, sembra dare una spinta in più a tutti i giocatori. È questa l’annata che segna maggiormente la carriera di Pioli: l’allora allenatore viola si dimostra leader, motivatore, collante di un gruppo dilaniato dalla tragedia. Per tanti calciatori, Stefano rappresenta quasi un padre.

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È forse per questo che il Milan ha scelto Pioli come erede di Giampaolo. Per il suo equilibrio, per la sua affidabilità, per la sua bravura nel raccogliere i cocci di un momento di difficoltà e ricomporli attraverso il lavoro di squadra. “Solo con il sacrificio e con l’assenza di egoismi si ottengono i risultati” ha affermato Pioli nella conferenza di presentazione in rossonero. “In passato forse ho allentato la presa su questo aspetto, ma ora non lo farò più”. Una carriera fatta da alti e bassi, da gioie e dolori, da inizi prorompenti ma da conclusioni deludenti. Dagli errori, però, si impara. E chissà se per Pioli questo non sarà l’inizio di una nuova, positiva, pagina della sua vita.

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