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Il Pordenone meglio della Juve. Viaggio nella squadra dei record con l'allenatore Tedino: "Intrusi in mezzo a squadroni, ma vogliamo giocarcela fino alla fine"

| News calcio | Autore: Redazione

E pensare che  non si sapeva nemmeno in che categoria avremmo giocato…”. Esordisce così, in esclusiva ai microfoni di gianlucadimarzio.com, Bruno Tedino, l’allenatore del Pordenone dei miracoli. “Quando abbiamo iniziato il ritiro a fine luglio, non sapevamo se la squadra avrebbe fatto il campionato di Serie D o quello di Lega Pro”.  E’ lui il grande regista di una delle più belle favole che sta regalando quest’anno il calcio italiano. L’allenatore di Azzano Decimo arriva dalla gavetta. Quella vera. Dopo aver dovuto interrompere la carriera di calciatore per un bruttissimo infortunio, l’inizio in panchina quasi per gioco: “Avevo 22 anni, studiavo all’università dopo aver dovuto lasciare il calcio giocato ed il San Donà mi ha proposto di iniziare ad allenare nel loro settore giovanile. Non ero molto convinto, ma poi, piano piano, la cosa ha iniziato ad appassionarmi sempre di più”. Oggi, dopo 30 anni, la panchina è diventata la sua casa ed il suo Pordenone sta sorprendendo tutti. I neroverdi sono al secondo posto solitario nel girone A di Lega Pro, dietro soltanto la corazzata Cittadella, avanti di 7 punti. I numeri però, sono veramente da record. I ramarri nel 2016 hanno infatti solo vinto. Fino allo scorso turno erano in buona compagnia. Insieme a loro infatti, c’era anche la Juventus. Poi però il pareggio dei bianconeri a Bologna e la vittoria dei friulani a Cremona, ha permesso al Pordenone di conservare in solitaria questo piacevolissimo primato. Aggiungendo a questo magico 2016 (dove tra l’altro hanno subito soltanto un gol), l’ultima partita del 2015, il totale è di 7 vittorie consecutive. Per capire come nasce tutta la storia, bisogna ritornare a quest’estate, quando la società contatta mister Tedino, da due anni al servizio della FIGC come allenatore delle nazionali giovanili italiane. Prima l’Under 16 e poi l’Under 17: “I primi contatti risalgono allo scorso giugno. Il presidente Lovisa mi ha convinto con le sue parole. E’ riuscito a mettermi al centro di un progetto a medio-lungo termine. Un progetto che mi avrebbe coinvolto sia a livello di prima squadra, che a livello di settore giovanile. Ha saputo toccare le corde giuste ed eccomi qui. Abbiamo iniziato il ritiro a fine luglio con tanti ragazzi ’97 e ’98 che mi sento di ringraziare e sui quali possiamo puntare per il futuro”. Il Pordenone era infatti fresco di retrocessione in Serie D dopo i play-out persi contro il Monza. Tra società fallite ed altre retrocesse per gli illeciti sportivi, nasce però la possibilità del ripescaggio: “Devo ringraziare la società per il grandissimo sforzo di aver pagato la super tassa per esser riammessa in Lega Pro (500mila euro a fondo perduto, ndr). Il fatto è che abbiamo saputo di esser stati riammessi solo ad agosto. Quindi abbiamo dovuto allestire la squadra per un campionato diverso abbastanza in fretta e non è stato facile”. Inizio di campionato positivo con l’esplosione dell’attaccante Caio De Cenco che segna 8 gol ma che a gennaio saluta tutti e va a Trapani. Con l’addio dell’uomo di punta, la squadra, anziché indebolirsi, inizia la sua splendida performance. Dove vuole arrivare questo Pordenone? : “Non vogliamo certo fermarci adesso. La mia squadra è composta da un grandissimo gruppo. C’è voglia di lavorare e di vincere, impegno negli allenamenti da parte di tutto il gruppo. La mentalità è sempre quella di provare a far bene dappertutto. Insomma, veramente il massimo per un allenatore. Primo posto? Il Cittadella è una fuori serie ma tutte le prime di questo girone, hanno degli organici nettamente superiore al nostro. Noi siamo degli intrusi da quelle parti, ma non vogliamo certo smettere di sognare e ce la giocheremo fino alla fine”. E tra i suoi uomini, chi è che magari Tedino consiglierebbe a qualche squadra di categoria superiore? “Se devo fare dei nomi dico Matteo Buratto, Simone Pasa e Luca Strizzolo. Il primo è un centrocampista classe ‘94 che fa bene entrambe le fasi ed ha un gran fisico. Pasa è ‘92 di proprietà dell’Inter, anche lui centrocampista con caratteristiche più difensiva che qui a Pordenone si sta ritrovando dopo un paio di campionati sfortunati. Infine Strizzolo è un attaccante del 92’ che quando sta bene, può far male a chiunque. Hanno tutti e tre ancora bisogno di un altro campionato da titolari, ma poi saranno pronti per fare bene in categorie importanti”. Nella carriera trentennale di Tedino, tanti i calciatori lanciati. Da Pasqual a Parolo, passando per i vari Cacia, Barreto, Reginaldo, Poli: “Devo dire che molti di loro, quando hanno iniziato a fare carriera ed avere contratti importanti, hanno un po’ perso la memoria. Cosa che invece non è mai successa a Daniele Cacia che prima di essere un grandissimo calciatore, si è sempre rivelato una bellissima persona e con il quale sono spessissimo in contatto. Così come mi sento sempre con Gigio Donnarumma che ho avuto con la nazionale. L’improvvisa notorietà e le prestazioni da protagonista in un palcoscenico come quello della Serie A, non hanno minimamente intaccato il suo carattere umile ed educato”. E, a proposito di giovani talenti, quali saranno quelli che nel prossimo futuro i protagonisti del calcio italiano? “Tra quelli allenati da me, sicuramente il terzino Andrès Llamas, il centrocampista Manuel Locatelli e l’esterno Gianfilippo Felicioli del Milan, il terzino Federico Di Marco e l’attaccante Andrea Pinamonti dell’Inter, l’attaccante Giuseppe Panìco del Genoa ed il trequartista Luca Clemenza della Juve”. A 52 anni, qual è invece il sogno di Tedino? “Non ho mai allenato in Serie B e farlo in un ambiente come quello di Pordenone sarebbe veramente il massimo”. Con questa squadra e questa società, sognare è lecito. Alessandro Storino
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