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Data: 30/12/2017 -

Da padre a figlio, con l'Inter sullo sfondo e il gol ai cugini rossoneri: Giovanni Simeone, il (non) figlio d'arte che ha spaventato il Milan

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Il papà ha giocato con la maglia dell'Inter e certe passioni non puoi reprimerle tanto facilmente. Anzi, è così difficile che finisci con il "contagiare" anche chi ti sta intorno. Questa è la storia di Diego Simeone (85 presenze con il nerazzurro sulla pelle) e di suo figlio Giovanni, che lotta per la Fiorentina e che oggi dall'altra parte ha trovato il Milan. Già, i cugini rossoneri, quelli che il padre ha affrontato più volte nei suoi anni interisti e che, solo qualche giorno fa, hanno sbattuto la squadra di Spalletti fuori dalla Coppa Italia. "Mi piacerebbe batterli, anche per lui", così Giovanni si era avvicinato alla sfida del Franchi, lui che non segnava da tre partite e che aveva una voglia matta di farlo. Figuriamoci oggi. Proprio come contro la Roma, un'altra big che la giovane punta argentina ha punito senza però poter gioire più di tanto. Anche in quel caso un colpo di testa, il suo marchio di fabbrica. Sarebbe stato bello vedere la reazione di papà Diego, che da Madrid avrà sicuramente apprezzato. Anche perché il legame fra i due non è banale, anzi. Nonostante la distanza, che c'è sempre stata, fin dal primo momento. Quando Giovanni è venuto al mondo a Madrid nel 5 luglio del 1995, suo padre si trovava a novemila chilometri di distanza, in Uruguay. Si giocava la Coppa America e lui doveva dare inizio al torneo con la sua Argentina, che si stava preparando a sfidare il Venezuela. 20 anni dopo e la storia si ripete, ma a parti invertite. Giovanni in Sudamerica pronto ad esordire con l'Argentina nel Mondiale Under 20 e Diego a preparare la sfida contro il Granada. Il figlio segnerà nove gol alla fine, laureandosi capocannoniere del torneo. Perché Giovanni è così, ha sempre voluto scrollarsi dalle spalle l'etichetta del "figlio di". Quando giocava nel River tutti sostenevano che fosse merito del padre e lui non lo sopportava. Anche il soprannome di Cholito non lo fa impazzire, tutt'altro. L'amore per il padre è indelebile, così come la voglia di costruirsi il futuro. 14 le reti con il Genoa, con la doppietta alla Juventus che lo ha lanciato definitivamente.

Adesso la Fiorentina, con cui ha segnato sei gol in questa stagione. L'ombra di Kalinic con cui fare ii conti e ancora tanti difetti da correggere. L'idolo ovviamente è Batistuta, non uno qualunque. Soprattutto a Firenze, Sì, perché qui di gol ne ha fatti 203 e qualche trofeo lo ha pure portato. E' solo all'inizio Giovanni, che intanto ha preso la maglia numero nove. Speranza, amore, decidete voi il motivo. Ma la grinta è quella del padre. La garra sudamericana che in giocatori del genere manca raramente Soprattutto in partite come queste, dove a giocare non è solo. Come se lo avesse accanto a sé, con Diego che lo muove e lo guida. Perché l'Inter gli è rimasta nel cuore, tanto da promettere che un giorno tornerà da allenatore. Un amore grande il suo, nonostante i presunti litigi con Ronaldo e quel 5 maggio 2002 che, nella testa del popolo interista, risuona costantemente come il peggiore degli incubi. Giovanni gli ha fatto un bel regale di Natale oggi, anche se con qualche giorno di ritardo. Pioli, intanto, se lo coccola. Firenze lo aspetta ad esultare ancora sotto la Fiesole, proprio come faceva Batigol. Intanto, però, non lo chiamate figlio d'arte. Giovanni Simeone va benissimo



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