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Cristiano Ronaldo, la Juventus e il filo del destino che li unisce

| Storie | Autore: Marco Bonomo

Cosa rappresenta l’arrivo di Cristiano Ronaldo alla Juventus? Qual è la sua portata? Quale il suo principio? Le risposte, in queste parole, non saranno numeri, calcoli, grafici, prospetti. Perché queste, più che domande sono ex-suggestioni, pensieri: il sogno ad occhi aperti per un mondo, quello bianconero, che in questi anni ha ammirato una crescita esponenziale (sportiva ed economica) della propria squadra, ma che mai avrebbe immaginato una Juventus capace di spingersi oltre questo confine. Un confine che ha una sigla e un suono che vanno letti e pronunciati tutti d’un fiato. CR7. Un confine che sembrava irraggiungibile, anzi pura utopia, il 9 settembre del 2006, quando un gol di Matteo Paro regalava ai bianconeri un sofferto primo punto nel campionato di Serie B. Ecco, questo potrebbe essere il primo principio. “Una volta toccato il fondo, puoi solo risalire”. E camminare, passo dopo passo. Verso quell’orizzonte, quell’utopia. Il già citato Galeano diceva che la linea resta lì, nonostante si continui a marciare. E che anzi, il senso di quella linea sia proprio permetterci di continuare a camminare. La Juventus ha camminato, inciampato, poi… Ha ricominciato.


status impensabile un decennio prima, compie un upgrade che potrebbe fare bene anche al calcio italiano e che non è misurabile. La Vecchia Signora è stata scelta al ballo del liceo dal ragazzo più bello della scuola: pur avendola, in precedenza, ferita. E non una volta sola. Eccolo, un altro principio. È racchiuso nell’intangibile sfera della Champions League, il sognossessione di ogni affezionato bianconero, il giardino di casa per il numero 7. Già a Cardiff, nel 2017. Due schiaffi, per spegnere la luce. Una luce riaccesa meno di 12 mesi dopo, in una notte di Torino. Notte di primavera, ma piovosa. Notte in cui Ronaldo è diventato un’icona, con quella rovesciata lì. Che tutto questo sia avvenuto all’Allianz Stadium, è evidentemente un segno di un destino che queste due entità vedeva insieme, prima o poi. Lo stadio si alzò in piedi, ad applaudire. Cristiano all’inizio sembrò non rendersene conto. Poi una mano sul cuore, un inchino accennato, le parole dolci del post-partita. Un colpo di fulmine… dimenticato una settimana dopo, nella notte forse più amara della storia recente della Juventus in Europa, con quel rigore calciato da Dio, all’incrocio. "Prima ti innamori di me e poi mi ferisci così?"


Cristiano e la Juventus potevano unirsi già molti anni prima, quando Ronaldo non era ancora CR7, ma un diciassettenne portoghese di Funchal con il mondo da conquistare. Quella trattativa saltò, si dice per un rifiuto di Salas di andare allo Sporting CP. Ma l’approccio è stato confermato anche da Ronaldo, in una recente intervista rilasciata a… Alessandro Del Piero. L’ultima vera icona della Juventus, l’ultimo di cui esiste un prima e un dopo. Vederli insieme durante l'intervista dava la stessa sensazione di osservare due quadri dello stesso pittore, in un museo. Il filo bianco e nero che appare e scompare a tratti e che si sarebbe palesato mesi dopo, in una calda notte di luglio. Eccolo qui, un altro principio.


Andrea Agnelli in persona ad andare a prendere Ronaldo, un po’ come suo zio Gianni fece con Platini. Per rinvigorire le parole del padre Umberto, che disse “il meglio del calcio è passato dalla Juve”. Per ricordare che il meglio è passato anche in Italia, negli anni ’80 e ’90. E che forse potrà tornare ad essere così. In Portogallo la malinconia avvolgeva le partenze dei marinai, la saudade baciava l’attesa delle loro donne consapevoli che probabilmente un ritorno non ci sarebbe mai stato. Oggi invece un portoghese arriva, per certi versi torna. Con il suo spropositato carico di gol, trofei, talento, numeri, followers: li conoscete. Crea una nuova dimensione, emancipa la Juventus e di riflesso la Serie A. Diventa il nuovo protagonista di quel romanzo popolare che è il calcio: non bisogna chiedersi perché questo romanzo esiste, ma per chi? Per chi ne cerca il principio, si ricorda solo la fine, per chi vi trasla i propri sogni. Per quei bambini che sognavano Ronaldo nella propria squadra, per quelli che lo amavano ma orgogliosamente lo vedranno come un rivale. Per chi cammina per raggiungere un utopia e qualche volta ci riesce, ci perdoni il grande Galeano.

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