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Data: 09/12/2016 -

Capello: "Totti? Aveva la tendenza a ingrassare, non mi sarei immaginato di vederlo giocare a 40 anni"

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Inizi di carriera, vicenda doping e un giudizio sulle sue tre "Ex": Fabio Capello si racconta. L'ex allenatore di Milan, Juventus e Roma parte dall'infanzia e racconta un aneddoto sul primo contratto da professionista:

"Mio padre Guerrino, aveva dato la parola a Mazza di mandarmi alla Spal. Un giorno venne a casa nostra Viani, che mi voleva al Milan, e gli suggerì di liberarsi dall’impegno così: 'Dica che era ubriaco', ma papà rispose: 'Non se ne parla. Noi abbiamo una sola parola. Non ci sono soldi che tengano'. A Pieris all’epoca eravamo mille abitanti. C’era solo la scuola e il campo di calcio e così tutti lavoravano per la squadra. Le aggiungo che 4 di Pieris e dintorni sono andati in Nazionale, di cui due della stessa famiglia, io e mio zio Tortul. Insomma, scuola e pallone. Non c’era neppure la parrocchia".

Sulla vicenda doping: "Dire che il campionato è statofalsato è troppo, però poche squadre erano fuori dal sistema. Poi c’è chi ha parlato solo di abusi farmacologici. Forse sbaglio, ma io li ritengo uguali al doping: tutti aiuti illeciti. Per un periodo c’erano solo analisi delle urine, troppo poco. Ora però credo che ne siamo fuori. Zoff dice che dovrebbero revocarci gli scudetti? Sono sorpreso, però ognuno ha le proprie idee. Per me sono due scudetti che abbiamo vinto sul campo". Il calcio di Capello non è moderno. Fabio ha qualcosa da ridire: "Nel calcio gli innovatori recenti si sono visti in tre squadre: l’Ajax, il Milan e il Barcellona. Quando parlo del Milan intendo Sacchi e poi anche me, che ho cambiato delle cose. Quando fai una innovazionecrea problemi agli avversari per due anni, poi prendono le contromisure e quindi bisogna evolversi. Se non lo fai, non hai capito nulla".

Roma e Milan possono competere con la Juventus? "Alla Roma manca poco. Ora che con Dzeko ha trovato il centravanti, deve convincersi della propria forza. E non mi sarei mai immaginato che Totti avrebbe giocato fino a 40 anni, perché aveva la tendenza a ingrassare. Lo vedevo con un fine carriera alla Ronaldo, invece è stato bravo a capire come allenarsi e nutrirsi. Il Milan è più indietro, è un cantiere. Montella sta facendo un bel lavoro. Da calciatore non avrei immaginato che diventasse allenatore. Non vedevo in lui questa voglia, però ha sempre avuto fantasia napoletana e riesce a trasmetterla ai giocatori".

Cosa farà Capello da... morto? "L’idea di una tomba non mi piace, mentre mi alletta l’idea di viaggiare anche da morto. Perciò ho già deciso: cremazione, ceneri al vento e via. So che la Chiesa però ancora non lo permette; magari chiederò di fare un’eccezione...".



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