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Il Boca vince, ma senza rivincita. Esulta il River che conquista la finale di Libertadores

| News calcio | Autore: Riccardo Setth

Non c’è rivincita per il Boca Juniors. È solo gloria per il River Plate alla Bombonera. Per il secondo anno di fila la squadra di Gallardo esce vincente dalla doppia sfida contro gli xeneizes. Un anno fa a Madrid valeva la Coppa, oggi la finale.

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Sussultano le tribune dello stadio. La Bombonera habla, parla e urla cercando di spingere il Boca per scongiurare il secondo tracollo in un anno. Saltano all’unisono i cinquantamila e il terreno vacilla sotto i tacchetti dei giocatori del River, ma non tremeranno le gambe neanche dopo l’uno a zero. Prima dell’inizio lo stadio si accende come una bomboniera, i fuochi d’artificio sopra la tribuna centrale anticipano quelli che ci saranno dentro il campo da gioco. Verde e perfetto prima del fischio d'inizio, imbiancato poi di papelitos, i tipici pezzi di carta lanciati dagli spalti. Passano dieci minuti prima che i ghostbuster armati di cannoni con getto d’aria riescano almeno a far intravedere le linee bianche. Si raffreddano i giocatori, ma fuori la temperatura è bollente, nonostante la brezza che entra dalle fessure della Bombonera dal Mar de La Plata cerchi in parte in modo naturale di stemperare un clima bollente. Si prega cercando nella spiritualità forze in più e c’è chi massacra qualche portafortuna che tiene in mano, quello che ha già superato diverse prove, ma anche vissuto qualche sconfitta pesante.

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Si protesta e le tribune sussultano ad ogni fischio dell’arbitro perché quasi interrompe il naturale svolgimento, macchiando di un suono estraneo lo spartito che la Doce sta eseguendo. Gallardo sbraccia, focoso e furioso perché il River non è quello del Monumental. Alfaro fermo impassibile al di là della linea laterale espone la calma, celando paure e apprensione per lui che ha dichiarato giocarsi la partita più importante della vita. Fa lui il primo cambio, inserendo l’ex Lazio Zarate. De Rossi invece c'è, ma è in panchina rientrato solo in settimana dall'infortunio. 

Ora o mai più canta la Bombonera. Il gol arriva a 10 minuti dalla fine, con Hurtado che spinge dentro un pallone che più volte c’era andato vicino a gonfiare la rete. La Doce alza di più i decibel che diventano rochi dopo quasi 90 minuti incessanti. Il Boca Juniors ha però messo già tutto nel campo. Fischia tre volte Wilton Simpaio, con un sospiro in mezzo tra gli ultimi due sibili. Anche per lui il Superclasico è stato passione e tensione, senza però dover estrarre il cartellino più pesante per importsi.

Il tempo, non solo quello della partita, sembra fermarsi per un istante come a pesare l'importanza del momento. Il cielo sopra la Bombonera intanto si è colorato di azul y oro. Questa volta più tiepido e dall’odore intenso che inumidisce gli occhi, camuffando anche alcune lacrime di delusione. I fumogeni nascondo la Doce che da dietro continua l’incessante battito dei tamburi. In mezzo al campo il River si è stretto in un abbraccio difensivo. Stremato dalla battaglia in terra straniera. Ce l’ha fatta ancora Gallardo, il River Plate lotterà per riconfermarsi campione. La città è sua stasera, per il Sudamerica mancano ancora 90 minuti.

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Boca-River: la banda, l’asado e la magia del Superclasico. L’attesa fuori dalla Bombonera

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