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Titolarità, capolavoro e il "3": Biglia is back, nel segno della perfezione

| Storie | Autore: Simone Nobilini

Oltre 5 mesi dopo l'ultima volta, l'argentino torna in campo da titolare nel Milan e spinge i suoi al successo contro il Chievo, grazie ad una punizione magistrale. Mettendosi alle spalle mesi di difficoltà con un gol pesantissimo nella corsa Champions.

Vede la palla entrare in rete, dove nessuno avrebbe mai potuto raggiungerla, e porta gli occhi di tutti sul suo gesto: “3”. Indicato con la mano, tra rabbia e adrenalina sfogata davanti alla telecamera, con la voglia di dire a tutti: “rieccomi”. Capolavoro.

Lucas Biglia is back, eccome. Storia di un ritorno perfetto da titolare, poco meno di 5 mesi dopo l’ultima volta, disegnando una parabola perfetta e indicando il numero perfetto: quello dei punti conquistati, quello del posto occupato in classifica; quello che, finalmente spiegato, riproduce il modo di esultare preferito del figlio più piccolo, Alessio, nelle partitelle in casa. Casualmente, o forse non troppo, nido di tre affetti che ne riempiono la quotidianità e che “non lo fanno mollare mai”.






Ha scelto il 21 in rossonero per omaggiare Pirlo, di cui ricopre il ruolo: per una sera, quando contava rafforzare le convinzioni di Champions, ne imita parzialmente anche la capacità di disegnare perle su calcio piazzato. 12 delle 15 reti in A realizzate su sviluppi di palla inattiva, con la 3º (tanto per cambiare) punizione diretta mandata a segno: il ritorno al gol dopo più di un anno, sempre in trasferta, tornando ad una vecchia abitudine. Ritrovare Biglia, per il Milan, oggi sa di manna dal cielo: unica, vera alternativa ad un trio di centrocampo costantemente riproposto ogni domenica; esperienza e qualità davanti alla difesa, tra filtro e palloni smistati, nel rush finale rossonero verso l’obiettivo Champions.

Per molti eccessivamente fragile a livello fisico: per la conoscenza di troppe poche persone, forse, una roccia a livello caratteriale. Dopo il superamento della crisi depressiva per la morte del padre, nel 2014, Lucas ha saputo cambiare volto: leader emotivo, insieme a Reina, di uno spogliatoio mai così unito; professionista esemplare, che "odia star lontano dal campo”, costantemente pronto a svolgere lavoro extra o “corricchiare tutto storto” (vecchia parola di Gattuso) per tornare il più rapidamente possibile.

E la (parziale) dimostrazione di tutto ciò è arrivata a Verona, terra più volte fatale per il suo Milan: una parabola stupenda per chiudere il cerchio di un lungo periodo complesso, dritta all’incrocio di sofferenze e difficoltà, tornando a sentire i tifosi acclamare il suo nome. Qualcosa che non accadeva dai tempi del suo arrivo a Milano, in mezzo alla folla di un aeroporto di Linate: in sostanza, una vita fa. Quella che ora, per Biglia, è tornata finalmente più dolce, ritrovando campo e gol: storia perfetta da 3 punti e 3º posto di chi, grazie ai suoi 3 motori familiari, è tornato più forte (e preciso) di prima.

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