Segre: “Palermo è la mia seconda casa, il meglio deve ancora venire”

L’intervista a Jacopo Segre, centrocampista del Palermo, tra presente e futuro
“Il meglio deve ancora venire”, canta Ligabue, in un autentico inno all’ottimismo e alla fiducia nel futuro. Un concetto che Jacopo Segre sente profondamente suo e che lega al percorso del Palermo. “Sono consapevole che, dal punto di vista prettamente sportivo, il meglio debba ancora venire e ovviamente il mio obiettivo è viverlo da protagonista”, racconta il centrocampista rosanero a Gianlucadimarzio.com.
Quel “meglio” si traduce in un obiettivo chiaro, un grande sogno condiviso da tutto l’ambiente rosanero: il ritorno in Serie A. La squadra guidata da Pippo Inzaghi ha dimostrato di avere tutte le carte in regola per giocarsela fino in fondo, restando pienamente in corsa nel serrato quartetto con Venezia, Frosinone e Monza. Quattro squadre racchiuse in appena cinque punti, con dodici partite ancora da disputare. “Non dobbiamo sprecare energie a guardare la classifica– ammette Segre – C’è ancora più di un quarto di campionato da giocare e nessuno in testa vuole mollare. Probabilmente questa “maratona” si deciderà solo alla fine, quindi sarà basilare avere soprattutto resistenza fisica e mentale. Oggi il nostro unico pensiero è il Pescara: domenica dovremo scendere in campo con la massima concentrazione se non vogliamo sbattere contro una squadra che solo pochi giorni fa ha messo in seria difficoltà la capolista”.
Il biglietto da visita del Palermo è rappresentato dai quattordici risultati utili consecutivi e dalle otto vittorie di fila al Barbera, tornato a essere un vero fortino. “Ciò che fa davvero la differenza è l’energia tra noi e la nostra gente – aggiunge Segre – Non è una frase fatta: quando il Barbera spinge ci sembra di volare sul campo”.
All’interno di una squadra che viaggia con grande compattezza sotto la guida di Pippo Inzaghi, Segre si conferma un elemento fondamentale. Quattro gol e tre assist nella stagione in corso certificano, finora, la sua seconda miglior annata da quando è arrivato in Sicilia nell’estate 2022. “Dal primo giorno in ritiro Inzaghi ci ha trasmesso una mentalità vincente – racconta – Tutti noi abbiamo un enorme rispetto nei suoi confronti, non solo per il suo passato da campione ma anche per il modo di guidare questo gruppo e per la sua grande empatia con lo spogliatoio, e vederlo correre in campo per esultare con noi dopo un gol è qualcosa di speciale”.
“Il futuro del Palermo non può che essere roseo”
Per Segre, Palermo è ormai molto più di una semplice tappa professionale: è una seconda casa. Il legame con la città e con i tifosi si è rafforzato stagione dopo stagione, diventando sempre più profondo. “Palermo è ormai la mia seconda casa. In quattro anni il legame con la città e con la sua gente è diventato indissolubile. Anche nei momenti difficili i palermitani continuano a sostenerti, per questo dentro ognuno di noi c’è un sincero senso di riconoscenza che ti spinge a dare sempre tutto in ogni occasione”.
Centotrentasei presenze in rosanero, distribuite nell’arco di quattro stagioni, accompagnano la crescita progressiva del club sotto la gestione del City Football Group. “Ho avuto la fortuna di essere arrivato a Palermo nella prima stagione dell’era City Football Group. Dall’inaugurazione del primo centro sportivo nella storia del Club all’amichevole con il Manchester City della scorsa estate, ho vissuto da protagonista momenti che resteranno impressi nella storia del Palermo. Per qualsiasi calciatore è un orgoglio poter avere alle spalle una Società talmente solida e organizzata, il futuro del Palermo non può che essere roseo”. E sul possibile rinnovo, con un contratto in scadenza nel 2027, Segre risponde senza esitazioni: “Quando ci sono sentimenti talmente forti come quello che mi lega a questo Club è superfluo parlare di contratti”.
Un impegno che Segre porta avanti anche fuori dal campo, dove ha conseguito la laurea in scienze motorie. Un traguardo che incide positivamente anche sulla sua vita da atleta. “La laurea in scienze motorie mi aiuta a essere più consapevole del mio corpo e del lavoro che facciamo ogni giorno – spiega il “dottor Segre” – Inoltre, la passione per lo studio e la lettura mi hanno permesso di acquisire nel tempo un approccio metodico molto prezioso anche in campo e che sicuramente mi agevolerà nel prosieguo della mia carriera anche dopo aver smesso con il calcio giocato”.

“Quella dedica speciale che vorrei fare alla mia amica Alessia”
Nella vita di Segre, un ruolo centrale è occupato dalla famiglia, punto di riferimento imprescindibile. “Mio padre Riccardo non si perde neanche una partita in casa o in trasferta, è veramente il mio primo tifoso – spiega – Ho avuto una infanzia serena grazie alla mia famiglia che mi ha sempre sostenuto, ancora oggi rimane il mio valore più importante e questo influisce anche sul modo in cui interpreto il mio ruolo di calciatore”. Un legame che porta simbolicamente sempre con sé: “Nei miei parastinchi ho una foto con la mia famiglia che mi porta fortuna. La mia seconda famiglia è lo spogliatoio, ho davvero un rapporto speciale con i miei compagni di squadra, è un piacere andare ogni giorno ad allenarsi e condividere con loro un periodo molto bello della mia vita”.
Tutti uniti verso il grande obiettivo, con la consapevolezza che nel calcio contano soprattutto i fatti. “Le promesse nel calcio è meglio farle con i fatti. Posso garantire che daremo tutto fino all’ultimo minuto per realizzare questo sogno”. E, in caso di promozione, Segre ha già chiaro il pensiero più importante: “Sicuramente avrei una dedica speciale: alla mia amica Alessia, una piccola guerriera che giorno dopo giorno ci insegna che anche le battaglie più dure si possono affrontare con il sorriso”.