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Raspadori, maglia e orgoglio

Non togliete quella maglia a Giacomo Raspadori. “Viene a casa con me”. Niente scambi. Anche perché a distanza di anni magari si ricorderà anche ogni goccia di sudore versata in mezzora, entrando dalla panchina. 

Prima doppietta in carriera, vittoria del Sassuolo in rimonta e lui diventa il primo giocatore a segnare due gol subentrando contro il Milan in una gara di Serie A nell’era dei tre punti a vittoria. 

 

 Giacomo nasce interista, rapito dalle giocate di Eto’o. Dieci anni, nerazzurro “sfegatato” e un idolo che stava per vincere tutto, anche la Champions League. 

“Dove voglio arrivare? Voglio continuare a lavorare con la testa sulle spalle, duramente. Poi le cose davvero arrivano”. E accadono. Questione di tempi e spazi giusti. Anche di posizioni. Da prendere e da far prendere. E su questo De Zerbi ci sa fare. In tutti i sensi. 

 

 C’è il campo e c’è anche il terreno delle idee. Da coltivare ma anche da esprimere. “E’ difficile prendere una posizione e costa. Perché con quello che ho detto ieri forse mi sono precluso la possibilità di allenare uno di quei club. Ma lo rifarei“. Pochi dubbi su questo per De Zerbi, visto che la questione Superlega l’ha subito affrontata senza mezze misure e posizionandosi il più lontano possibile da quella proposta che l’avversario di oggi invece aveva promosso. 

Proprio quel Milan in cui De Zerbi è cresciuto e che Giorgio Squinzi tifava. “Oggi il nostro patron sarebbe stato orgoglioso perchè era milanista e vincere qua in questo modo e dopo le polemiche di ieri l’avrebbero reso molto orgoglioso”. Del suo allenatore e di un 2000 prodotto del suo settore giovanile.

 

 Chi conosce Raspadori lo definisce un ragazzino con la testa del trentenne. Dai primissimi viaggi da Bentivoglio in pullman per non fare tardi agli allenamenti, al primo gol tra i professionisti contro la Lazio nel luglio dell’anno scorso, fino alla doppietta contro il Milan. In mezzo anche la fascia da capitano al braccio. “I sogni nel calcio si realizzano”. Già. 

E tra chi lo definisce un buon giocatore e chi vede in lui un futuro campione, mettiamo un’altra massima di De Zerbi, come calmiere degli entusiasmi convenienti: “Bisogna capire il percorso che farà. Ma bisognerebbe dirlo prima… dopo è troppo facile. I giovani vanno difesi quando giocano male, non solo esaltati quando giocano bene”

Guendalina Galdi

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