Franck Ribery (Imago)
Dalla carriera al Bayern Monaco, al segreto dell’attuale Inter, fino alla volontà di allenare: le parole di Franck Ribery
È tutto pronto per i quarti di finale di Champions League tra il Bayern Monaco e l’Inter. Una partita che nella storia nerazzurra verrà per sempre ricordata come la finale del 2010 nell’annata del triplete.
A quella gara non partecipò Frank Ribery, squalificato in semifinale contro il Lione, che in un’intervista a La Gazzetta dello Sport ha ricordato tra le altre il dispiacere provato per quell’assenza.
“È stato un grande dolore, ma non si può controllare tutto nel corso di una carriera. Non sono certo che avremmo vinto, ma con me in campo il Bayern avrebbe avuto un’arma in più”.
Gli elogi a Simone Inzaghi, il rapporto con Arjen Robben e il desiderio di allenare in Italia: queste le principali tematiche del suo racconto.
L’ex ala francese ha definito equilibrata la sfida valida per i quarti di finale: “Appassionante e imprevedibile. Sono due giganti, anche se i tedeschi contano numerose assenze. In queste partite bisogna essere al 100% sia fisicamente che mentalmente. Il Bayern è sempre il Bayern, ma anche l’Inter può pensare di vincere la coppa“.
Proprio nei confronti dei nerazzurri e del loro allenatore, Ribery rivolge parole d’elogio: “Simone Inzaghi ha costruito un giocattolo molto bello. Le sue squadre presentano una precisa identità. Mi piace chi, come lui e suo fratello Pippo (di cui sono stato collaboratore tecnico), si mette in gioco”.
Nella rosa dell’Inter stanno performando su alti livelli due attaccanti che gli ricordano un’altra coppia del passato: “Adoro Thuram e Lautaro. Si vede che sono amici come lo eravamo io e Arjen Robben. Noi però, oltre a giocare in ruoli diversi, siamo stati al top per dieci anni scrivendo la storia del calcio. Lautaro o Kane? Farei assist a entrambi, tutti e due ti risolvono i problemi”.
Infine una chiosa sul prosieguo della sua carriera calcistica che si appresta a prendere la direzione della panchina. Queste le parole di Ribery: “Ho svolto il corso Uefa A e B, da settembre parteciperò a quello Uefa Pro. Voglio diventare allenatore in Italia, a Coverciano, dove mi sento a casa. Vorrei partire dal basso, magari da una squadra giovanile. Prima di trasferirmi conoscevo questo Paese solo dai racconti di Luca Toni, poi ho scoperto che qui si prova lo stesso mio amore per il calcio. Noto anche che sta crescendo la voglia di gioco offensivo come piace a me”.
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