Passato, presente e futuro del Milan. Tra la rinascita degli scorsi anni e gli attuali piani societari rossoneri. Paolo Maldini, direttore tecnico del club, si è concesso a una lunga intervista al mensile francese So Foot. A cominciare dal grande protagonista, Zlatan Ibrahimovic: “La realtà è che il Milan è al di sopra di ogni giocatore. I calciatori passano, il club resta. Ci sono alcuni che lasciano un segno diverso, e Zlatan è uno di questi. È un motivatore e un personaggio che può sembrare difficile da gestire, ma per chi sa sfruttarne le qualità è una risorsa incredibile”.
“Ciò che rende grande un club è la stabilità della dirigenza e della squadra. Questo è ciò che è mancato negli ultimi anni della presidenza Berlusconi e durante la proprietà cinese” ha proseguito Maldini. “Bisogna sempre programmare. Se non si prevede il futuro è complicato ottenere risultati. Forse c’era l’idea che chiunque arrivasse poteva mantenere il Milan al top, ma non funziona così. Il mio ritorno? Non era un obbligo, ma per me il Milan è una passione e volevo viverla con un ruolo. Mi ha chiamato Leonardo e avevamo una visione diversa sulla squadra rispetto a quando se n’è andato. Abbiamo puntato sui giovani anche per necessità economiche, perché il Milan perdeva e perde ancora più di 100 milioni ogni anno. Oggi però abbiamo un’ambizione che deve essere all’altezza della nostra storia”.
“È più dura perché chiediamo di fare dei sacrifici economici. Chi viene è perché lo vuole davvero. Siamo un club virtuoso ma va detta la verità, ossia che sono 8 anni che non giochiamo la Champions. Prendiamone atto, sarebbe sbagliato dire che vogliamo vincere tutto e subito. Vogliamo essere più competitivi tra un paio d’anni. Oggi il Milan non può permettersi un top player, quando saremo andati quattro o cinque volte consecutive in Champions magari faremo discorsi diversi. Anche se, nonostante ciò, quando il Milan chiama i giocatori iniziano a sognare. Guardiamo al futuro, ma il passato conta eccome”.
“Un anno fa eravamo decimi ed eravamo visti come una squadra perdente. Ci vuole tempo. Se cambi strategia ogni anno diventa difficile, perché fai pressione sui giocatori. Loro già sanno che questa maglia, questa storia, San Siro, le persone ti mettono pressione. Se dai un'idea più precisa dei tempi e di dove vuoi arrivare, può solo aiutare. Noi abbiamo avviato il nostro progetto prima che si verificasse questa pandemia, e ora tante squadre ci stanno osservando. Perché il Milan va bene quest'anno? Perché è autosufficiente? Come ha fatto a ringiovanire la rosa? Siamo presi come esempio di club virtuoso, vedremo se vinceremo anche in futuro” ha concluso Maldini.
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