"Da prima della Seconda Guerra Mondiale". Il sito ufficiale del Manchester United lo spiega così, evidenziando un lasso di tempo oramai vastissimo eppure, grazie ai Red Devils, accompagnato giorno dopo giorno da un fortissimo filo conduttore. Dal 1937 al 2019, lo United è sceso in campo per ben ottantatré anni con almeno un prodotto del vivaio nell'undici titolare. Quattromila partite consecutive, da Manley e Wassall in Fulham-United dell'ottobre del '37 alla sfida contro l'Everton che vedrà protagonisti, tra gli altri, Pogba, Lingard, Rashford e McTominay.
"E' una tradizione che portiamo avanti da quasi un secolo e della quale siamo molto fieri", ha dichiarato Solskjaer a tal proposito. "Vedere un giocatore del vivaio che scende in campo ti dà grande soddisfazione, già in partenza sei consapevole del fatto che quel ragazzino può solo impressionarti nel momento in cui lo butti nella mischia".
Giovani talenti destinati a diventare grandi, nella vita come nel mondo del pallone: molti prodotti del settore giovanile dello United hanno poi scritto pagine importanti della storia del club: George Best, Sir Bobby Charlton, la mitica "Class of '92" che riuniva Beckham, Scholes, Giggs e i fratelli Neville. Di nomi da chiamare in causa ce ne sarebbero a decine, soltanto nella rosa attuale dello United si contano dodici calciatori passati dal settore giovanile della squadra.
Dando uno sguardo alla rosa attuale dei Red Devils, i calciatori cresciuti nel settore giovanile della squadra e oggi a disposizione di Solskjaer sono ben dodici (su un totale di 26 giocatori) e, su un numero complessivo di 34 reti segnate quest'anno da Pogba e compagni, ne hanno timbrate ben 31 a suon di gol o assist. Più del 91% dei gol stagionali dello United, allora, sono stati realizzati per merito di un calciatore cresciuto nel vivaio del club.
Numeri pazzeschi per un'epoca in cui calcio significa soprattutto business, un incredibile traguardo figlio di una politica che, a Manchester, si può ormai considerare senza età: per ottantatré anni sempre nella stessa direzione, raccogliendo i frutti di una strategia che punta tutto sul… fai-da-te. Da Manley e Wassall nel primo dopoguerra, al giovane McTominay e i ragazzi sconfitti in Europa League nel penultimo match contro l'Astana.
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