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"Vorrei che i soldi andassero solo alle famiglie dei dipendenti". Vicenza, l'appello di un "cuore biancorosso"

Foto: Vicenza Calcio

| Storie | Autore: Francesco Caruso

"Penso alle famiglie dei dipendenti, non ai calciatori...". Una storia centenaria, troppe volte mortificata da scelte societarie discutibili. Vicenza si stringe intorno al suo club, il glorioso Lanerossi, la squadra che vent'anni fa esatti si piazzò al secondo posto in classifica in serie A alle spalle della Juventus. Il 18 gennaio la decisione del Tribunale del capoluogo veneto, che ha dichiarato il fallimento e l'apertura dell'esercizio provvisorio, che consentirà alla squadra di concludere il campionato. Da qui una corsa contro il tempo, una gara di solidarietà rivolta dal curatore fallimentare Nerio de Bortoli a tifosi e imprenditori. Una storia che parla di una finale di Coppa delle Coppe sfiorata e soprattutto della Coppa Italia vinta il 29 maggio 1997 ai danni del Napoli, orgoglio del popolo biancorosso, non ha reso impassibili i sostenitori. Troppo legati i vicentini al Lane e così, con una mano nel cuore e l'altra nel portafogli, l'iniziativa "Cuore Biancorosso" è arrivata a quota 70 mila euro, frutto di donazioni volontarie dell'ammontare massimo di 50 euro. Tra i generosi sostenitori vicentini, Wassilli De Munari, tifoso dei biancorossi da più di 30 anni, assiduo frequentare del Menti dall'età adolescenziale e presente a quasi tutte le trasferte europee del Vicenza.

"Ti dirò, forse questo fallimento è addirittura un sollievo e questo fa capire la situazione. Noi tifosi vicentini ci siamo liberati di certe persone che chissà per quanto tempo avrebbero mortificato la nostra passione. Questo contributo vuole essere un sostegno concreto ai dipendenti più che ai calciatori: penso a segretari, magazzinieri, massaggiatori... Tutta gente che ha sicuramente più bisogno dei calciatori di percepire uno stipendio e spero vivamente che questi 70 mila euro vadano prima a loro. Io ho contributo con due donazioni da 50 euro e tutto il nostro gruppo, che non si perde una partita, ha partecipato all'iniziativa. Magari cambierà poco per il Vicenza, se dovesse finire male si ripartirà. Ma con questi soldi possiamo dare una mano concreta a persone che hanno delle famiglie e che non sono dei privilegiati. Il sogno è che possa arrivare finalmente un imprenditore che pensi al bene del Vicenza e non ai suoi interessi personali. Io sono un tifoso disincantato che da troppo tempo vive di ricordi. Ho in mente ancora il Vicenza di Guidolin, quello che arrivò in fondo alla Coppa delle Coppe: c'ero anche io in quelle trasferte. Ma la soddisfazione più grande rimarrà sempre la finale di Coppa Italia vinta con il Napoli. La realtà attualmente è diversa, i problemi societari hanno aperto gli occhi un po' a tutti, ma l'amore per il club resta, è un sentimento irrazionale".

La risposta degli imprenditori? Cento mila euro, un po' pochi per una delle province più ricche d'Italia e soprattutto per arrivare a quel milione di euro necessario a salvare la società. La squadra che fu di Romeo Menti, Paolo Rossi e Roberto Baggio rischia di ripartire dai dilettanti nella totale indifferenza degli imprenditori e dei professionisti. Negli affari non c'è spazio per i sentimenti...


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