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Vola la Spal Primavera, il ds Grammatica: "Viviamo in un mondo magico"

Ph Ufficio Stampa Spal

| Interviste | Autore: Lorenzo Buconi

Fare calcio valoriale si può. Oltre il classico e anche limitante stereotipo del ‘basta vincere, il resto non importa’. Riduttivo in una tautologia che cela due fattori tra loro, in realtà, intimamente collegati: se fai calcio con valori, morale e genuinità, alla fine i risultati arrivano. Spal docet. Anzi, mondo Spal docet. Dalla Serie C alla Serie A in tre stagioni, mica per caso! Organizzazione, semplicità, valorizzazione dei rapporti umani…e dei giovani. Il tutto riecheggiato da una città, giustappunto, Ferrara che trasuda bellezza in ogni dove. Con quel fascino, al tempo stesso, sincero e aulico che ti permea anima e corpo. ‘Il nostro essere esplica anche il luogo dove viviamo’. Una favola che si perpetua, che sublima se stessa, di cui tutti ne parlano con il sorriso.

E’ un po’ nei gaudenti termini di questa accezione il manifesto programmatico della Primavera di Marcello Cottafava che sta letteralmente volando (tanto per rimanere nell’alveo fiabesco) nel Girone A del Campionato 2 (come la Serie B). Diciassette punti in sette partite, cinque vittorie, due pareggi e zero sconfitte...primissimo posto in classifica!. Tredici gol fatti e quattro subiti. “Questi ragazzi ci stanno facendo divertire un mondo, siamo davvero felici…”. Pensieri e parole del direttore sportivo della Primavera della Spal nonché uomo mercato per i prestiti in B e in C, Andrea Grammatica, il quale con un raggiante sorriso ci esplica per filo e per segno progetti e metodologie di una società che vuole veramente investire sui giovani. Una sorta di quei prontuari da mettersi lì, ad ascoltare e prendere appunti, in un Paese nel quale troppo spesso il ‘puntiamo sui giovani’ rimane lettera morta o, al massimo, viene suffragato da qualche strana tipologia contrattuale parasubordinata volta soltanto a celare una realtà tristemente evidente (e deprimente).

Un esempio virtuoso da Ferrara, dunque. Di segreti, d’altronde, ce ne son pochi. La spontaneità, l’aspetto ludico, il seguire questi ragazzi nella crescita. Valori essenziali, semplici ma efficaci… Stiamo provando a fare un qualcosa di diverso, sì. Anche e soprattutto in termini di metodologia. La Primavera – spiega Grammatica ai microfoni di GianlucaDiMarzio.com – è staccata dal settore giovanile per essere una sorta di Spal B. Gli allenamenti sono parametrati ai valori della Serie A. E’ un piano ambizioso è vero, ma a suon di guardare indietro e mai avanti difficilmente oggi come domani si riuscirà ad eliminare il gap tra Primavera e massima serie con il risultato che i giovani fanno, non a caso, fatica ad emergere. L’obiettivo, invece, deve essere quello di prepararli fin da subito alla mentalità e ai lavori della prima squadra. I risultati ci stanno dando conforto e ne siamo entusiasti, puntiamo a vincere il campionato…”.

E’ un prosimetro di entusiasmo e unità di intenti il mondo Spal. Dove tutti si sentono davvero parte di un’unica famiglia, senza inutili formalismi. “Io ho avuto la fortuna di entrarci quattro mesi fa – racconta Andrea Grammaticae sono stato letteralmente travolto dall’entusiasmo e dalla forza delle idee di questa società. Ti basta parlare mezz’ora con un qualsiasi membro della società per percepire i motivi che hanno portato la Spal dalla C alla A in così pochi anni. Un mondo di persone genuine, una proprietà attenta ai dettagli, un presidente sempre presente nel quotidiano, i direttori che ti mettono le giuste pressioni ma soprattutto ti mettono nelle condizioni di poter raggiungere gli obiettivi prefissati. La keyword del mondo Spal è essenzialmente una: meritocrazia. E’ questo il valore essenziale che insegniamo ai nostri ragazzi. La cultura del sacrificio e quella del merito”.

In un percorso di crescita che, peraltro, prevede la cura ogni particolare: dall’aspetto calcistico a quello scolastico. I ragazzi vengono seguiti, ‘coccolati’, aiutati anche nelle difficoltà quotidiane… “Li seguiamo sotto tutti gli aspetti, anche nell’alimentazione. Ci teniamo a farli pranzare e cenare tutti assieme ogni giorno poiché crediamo fortemente nell’importanza del valore aggregante, ulteriormente rafforzato da ragazzi stranieri con i quali c’è un bell'interscambio culturale. Abbiamo rapporti con le scuole anche se, arrivati in Primavera, hanno quasi tutti concluso il percorso scolastico. In ogni caso, però, ci premuriamo di far sì che anche chi magari sia rimasto un po’ indietro possa recuperare e terminare la scuola. Poi molti ragazzi si informano anche per un eventuale continuo universitario e noi cerchiamo di coadiuvarli nella scelta e, se possibile, incentivandoli proprio a proseguire il percorso di studio. Non è facile perché dal punto di vista calcistico li impegniamo molto, ma io sono dell’idea che se uno vuole si trova tempo per far tutte le cose. In ogni caso i ragazzi, pur godendo ovviamente di un buono spazio di autonomia, sono sorvegliati e seguiti costantemente. Vivono in un unico complesso residenziale, nel quale c’è anche qualche componente dello staff e mettiamo loro a disposizione tutto ciò di cui hanno bisogno, a partire dai pulmini per raggiungere il centro sportivo o il ristorante. Vogliamo davvero metterli nelle condizioni di poter prepararsi ad un domani nel mondo dei professionisti…”.

Una filosofia di vita prima ancora che di calcio… “Purtroppo si nota facilmente che i ragazzi di questa età, diciotto/diciannove anni, sono molto fragili dal punto di vista caratteriale. I giovani, soprattutto l’ultima generazione, hanno perso il senso del sacrificio, la fame e vivendo in contesti multiculturali la differenza è davvero evidente rispetto ai loro coetanei che vengono da altre parti del mondo. Noi cerchiamo di fare attenzione, nella selezione dei ragazzi, a questo tipo di qualità caratteriali anche perché un giovane non è che lo puoi aspettare all’infinito. A diciannove anni, obiettivamente, non puoi più essere considerato da settore giovanile, sei atleta a tutti gli effetti. L’under 19 è un primo filtro, di calcio e di vita, se lo abbattiamo diventa sempre più difficile portarli ad avere la mentalità giusta per un domani da professionisti. I giovani italiani sono in ritardo mostruoso dal punto di vista della crescita calcistica proprio perché tendiamo sempre a semplificargli la vita in tutto e per tutto, poi arrivano gli stranieri che sono molto più avanti, meritatamente giocano e ce la prendiamo con loro che ci rubano il posto…”.

Asserzione giusta, sacrosanta. Perché nel mondo Spal non si guarda in faccia nessuno, per dirla in termini pratici, gioca chi merita, va avanti chi ha le qualità e la cultura giusta per poterlo fare. Nessuna illusione, massimo realismo… “Ogni calciatore è monitorato con i valori gps e ha obiettivi atletici e tecnico-tattici da raggiungere. Per questo vengono approntati allenamenti calibrati individualmente per migliorare i difetti di ognuno di loro e soprattutto per capire quello che davvero può essere il margine di crescita. Anche perché vogliamo provare a creare calciatori sì, ma non vogliamo assolutamente creare illusioni”.

Regole chiare, precise. A cominciare da un regolamento interno su cui la società è intransigente: rispetto, educazione e divertimento. Con l’obiettivo precipuo di formare i ragazzi a trecentosessanta gradi, di farli crescere davvero con una metodologia da ‘Squadra A’ anziché da ‘settore giovanile’… Riprodurre le stesse difficoltà della prima squadra, in primo luogo nel quotidiano. E grazie ad una proprietà fantastica che non ci fa mancare nulla, a cominciare dalle strutture: campo di allenamento e per la partita, palestra, piscina. Qui i giovani hanno veramente tutto per far bene e per crescere, in primis come uomini. Spetta soltanto a loro…”.

Una palestra di vita e una bella fiaba. Senza, però, streghe, fate e regine. Una fiaba di valori e di spontaneità. Di crescita e di educazione. Lì dove tutti sorridono, che bello il mondo della Spal Primavera…

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