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Data: 06/01/2019 -

Lazio, Veron: "Il segreto di Correa è l'umiltà. Inzaghi? Mi chiedeva di battere i rigori..."

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Il presidente dell'Estudiantes ha parlato di Correa e di Simone Inzaghi, suo compagno di squadra ai tempi della Lazio
Il presidente dell'Estudiantes ha parlato di Correa e di Simone Inzaghi, suo compagno di squadra ai tempi della Lazio

Piedi fatati, visione di gioco sublime e quell'inconfondibile temperamento da leader. Caratteristiche innate di Juan Sebastian Veron, prima giocatore di altissimo livello e adesso chairman dell'Estudiantes.

Gli anni indimenticabili con le maglie di Sampdoria e Parma per arrivare al lo Scudetto con la Lazio, rimasto nel cuore dell'argentino capace ancora di emozionarsi al solo pensiero. Il suo erede in maglia biancoceleste è adesso Joaquin Correa, giocatore che Veron conosce bene come sottolineato ai microfoni del Corriere dello Sport: "Conosco bene Joaquin, ho giocato con lui e ci ho anche lavorato anche quando sono diventato dirigente. E’ cresciuto molto, ma deve continuare ad imparare e a migliorare. II calcio italiano lo farà diventare molto più calciatore di quanto fosse agli inizi nell’Estudiantes. Quando ha iniziato ad allenarsi con la prima squadra, già si vedevano le sue doti. Ci allenavamo a battere le punizioni, a come posizionare il corpo per calciare. Gli ho dato dei consigli, a volte l'ho sgridato, ma Correa si è fatto da solo. Non si e mai sentito un giocatore già fatto, ha capito che per emergere bisogna imparare tutti i giorni. Ha ascoltato i più grandi. Oggi possiamo dire che Correa si sta esprimendo nella sua versione migliore. Sono contento perché sta percorrendo lo stesso cammino che ho fatto io in Italia. Prima la Samp, poi la Lazio. E’ bello vederlo in campo con le mie stesse squadre, Io posso seguire, vedo le partite, sono contento di questo”.

Il discorso poi passa su Simone Inzaghi: “Non mi sarei mai aspettato che diventasse allenatore, guardando al futuro era difficile immaginarselo. Lo stesso si può dire di me, nessuno poteva pensare che un giorno sarei diventato charmain deII'Estudiantes. Simone era un ragazzotto, mi chiedeva sempre di battere i rigori in partita. Qualcuno gliel'ho fatto calciare, compreso quello con la Reggina all'ultima giornata del campionato in cui vincemmo lo Scudetto. Ad ogni penalty mi guardava e mi chiedeva ci calciarlo, era nella sua indole. Il tricolore? Fu una giornata incredibile, ancora la ricordo con emozione, è indimenticabile. lo l’ho vissuta diversamente dagli altri, ero chiuso in una stanza degli spogliatoi. C’era una radio accesa. In quella stanza eravamo io, Sensini e credo ci fosse anche qualcun altro. Ascoltavamo la radiocronaca di Perugia-Juve, si attendeva il fischio finale. Quando è finita la partita del 'Curi', e siamo diventati campioni d'ltalia, è volato di tutto per aria. Siamo usciti dalla stanza per festeggiare con tutti gli altri. Questo ricordo lo porterò per sempre con me”.

L’intervista completa sulle pagine del Corriere dello Sport oggi in edicola…



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