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Data: 18/05/2017 -

"Superare il record di Riva e Suazo? Non succede, ma se succede...". Cagliari, "Pattolino" Sau vuole entrare nella storia

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Il Cagliari? Una questione di cuore: voglio entrare nella storia di questo club". Fosse per il pubblico del Sant'Elia il suo nome dovrebbe stare in cima alla Hall of Fame rossoblù, ma Sau arrossisce quando gli chiedi che effetto fa portare la fascia: "se penso a chi l'ha indossata...". Senso di appartenenza, umiltà e cuore, Marco è l'incarnazione perfetta di ciò che ogni tifoso rossoblù vorrebbe vedere in campo. Ma tanta generosità a volte la paghi... corsa e sacrificio non premiano la sua freddezza sotto porta, che per un paio di mesi ha tenuto "Pattolino" lontano dalla gioia più grande, per chi come lui ha il gol nel sangue. Come si esce da queste crisi? L'ha spiegato il bomber di Tonara in persona, ai microfoni di GianlucaDiMarzio.com, gentilissimo e disponibile come sempre.

Allora Marco, come ti spieghi l'astinenza da gol? "Eh... (sospiro). Mettiamoci un po' di tutto. A volte può essere sfortuna, altre magari non sei stato sufficientemente bravo e freddo. Tengo anche una terza opzione, il modo di giocare. Nel calcio ci vuole un pizzico di fortuna, anche nel fare gol: ci sono periodi in cui basta sfiorare il pallone ed entra, altre in cui fai più fatica perché magari arrivi stanco all'appuntamento. Per quanto riguarda me alla fine mi sento a posto con la coscienza perché il mio contributo l'ho sempre dato sotto forma di corsa e impegno".

Per molti sardi il Cagliari ha un significato che va al di là dello Sport. Senti questo peso? "Indubbiamente ha un peso, tutti i tifosi tengono ai risultati della squadra. Poi ci sono quelli più accaniti, che fanno dipendere il loro umore dall'andamento del Cagliari. Però a loro dico che io sono il primo a soffrire quando non vinciamo e quando non riesco a segnare:li capisco e possono stare tranquilli. Indossare la maglia rossoblù significa giocare per la squadra che sogni fin da bambino e per una terra che ami. Lasciamo da parte i conflitti nord-sud o con le ricche e potenti squadre di serie A: è solo una questione di cuore". Quattro volte capitano nelle ultime 5 gare, anche questa una grossa responsabilità: ti senti un esempio? "La fascia pesa e non mi sento ancora pronto per identificarmi come punto di riferimento. Metto a disposizione tutta la mia esperienza, ma se guardo chi l'ha portata prima di me mi vengono i brividi. E' un grandissimo onore e spero con il mio comportamento di essere all'altezza".

Senti, meglio "Ommalleo simpallao, segna sempre Marco Sau!" o "Come Marco Sau" ? Ride... "Il fatto che mi abbiano dedicato due canzoni è una cosa che mi ha stupito piacevolmente, totalmente inaspettate. Ringrazio chi ha pensato a me, spesso i miei compagni e gli amici me le fanno ascoltare, è un modo divertente anche per fare spogliatoio". Raccontaci dei tuoi primi passi a Tonara: "Ho iniziato da piccolissimo, forse il pallone era più grande di me (ride ancora). Molti a Tonara si ricordano le partitelle improvvisate con i miei amici nella piazza di fronte alla chiesa o nelle strade. Bastava il pallone, per il resto ci arrangiavamo: poche regole e tanto divertimento. Devo molto a mio padre che è stato un santo, mi accompagnava a tutte le partite e a tutti i provini. Ho iniziato nel Tonara a sei anni, ho fatto tutta la trafila fino alla prima squadra. Poi nel 2005 arrivò la chiamata del Cagliari".

Il 25 non è una scelta fatta a caso: da ragazzino hai mai avuto la possibilità di incontrare il tuo idolo, Gianfranco Zola?" Non ho mai avuto il piacere purtroppo: l'ho conosciuto attraverso la televisione. Un ragazzino sardo che si avvicinava a questo sport non poteva non avere Zola come idolo. Zola era puro talento, giocate di classe e di istinto, che mi hanno ispirato. Ma di "magic box" mi piaceva anche la persona, un uomo vero, con dei valori, esemplare in campo e fuori. Il numero 25 l'ho scelto per due motivi. Era il numero di Gianfranco, ma è anche il giorno del mese in cui ho conosciuto la mia ragazza: ha un significato forte per me". Gesto tecnico preferito? "Mi piace spesso provare il tiro nel secondo palo, a giro, alla Del Piero per intenderci. E' la giocata che mi esalta di più". Come si vive il Cagliari nelle zone interne della Sardegna: è veramente la squadra dell'isola? "Sì, anche se ci sono altri piccoli schieramenti. Ma il Cagliari è la squadra dell'isola, quella che maggiormente la rappresenta anche a chilometri di distanza. Ci si riunisce nei bar o a casa di amici e parenti e le partite dei rossoblù sono vissute come un rito".

Per te ci fu anche una piccola parentesi in Scozia, ce la racconti? "Avevo 13 anni, ero piccolo, non fu felicissima a livello personale. Avevo già fatto tantissimi provini e quando arrivò l'oppurtunità mi buttai, pur sapendo che era difficile. Lingua e abitudini diverse, la lontananza di amici e parenti: mi mancava troppo casa. Anche se fui apprezzato tecnicamente la voglia di tornare prevalse". Com'è il Torrone di Tonara? "Buonissimo, ma purtroppo non posso più permettermelo come una volta (ride ancora). Ho cambiato un po' tutte le mie abitudini alimentari, faccio una dieta più adatta a uno sportivo. Però quando si può fare uno strappo alla regola la pizza rimane il mio piatto preferito".

Tuo suocero ti ha dedicato un fan club, però si lamenta perché porti pochi cimeli... "Forse scherza! Sono orgoglioso dell'affetto dei miei parenti, dei miei concittadini e del fatto che mi abbiano aperto un fan club. Mando sempre foto e maglie firmate e con mio suocero il rapporto è ottimo. Con Tonara illegame è fortissimo, anche se, visti i tanti impegni, non posso più tornare spesso come prima. Ce l'ho sempre nel cuore, tanti ricordi di infanzia e quando ci penso ogni tanto un po' di magone viene. Ma non mi posso certo lamentare per il corso che ha preso la mia vita".

So che hai una passione per i viaggi: "Sì, mi piace molto viaggiare e riportare le mie esperienze attraverso foto e video. Ho visitato tanti paesi, a partire da Giappone e Stati Uniti, ma il viaggio che mi ha affascinato di più è l'ultimo, in Birmania. Ci sono paesaggi mozzafiato ed è un paese affascinante, ricco di storia. Altri hobby?Ho il vizio dei videogiochi e quando posso pratico anche altri sport, ad esempio sono un amante del tennis. Musica? Tanta e di ogni genere. Posso ascoltare gruppi e canzoni di anni fa, come pezzi hip-hop e reggaeton recentissimi. Anche le canzoni che mi hanno dedicato...". Rapporto con i social? "Non molto buono, non ci passo tantissimo tempo. Sono una persona piuttosto riservata, non mi piace più di tanto espormi. Ho aperto qualche profilo più che altro per curiosità, per vedere che tipo di impatto possono avere. Tatuaggi? "Ne ho pochi, quelli importanti devo ancora farli".

Il compagno più narcisista e quello più simpatico? "Sicuramente Ceppitelli il più narcisista, quando usciamo assieme si fa aspettare e cura molto il suo aspetto. Il più simpatico? Diversi, ma se devo fare un solo nome dico Marco Capuano. Episodi simpatici? Tanti, ultimamente ci siamo specializzati nei balletti di gruppo: ovviamente i maestri sono i sudamericani. Ogni tanto improvvisiamo qualche mossa: molto divertente". Nel maggio 2013 arrivò anche la chiamata di Prandelli: "Solo indossare la tuta e il giubbotto con la scritta "Italia" ti fa provare grandissime emozioni. Arrivare in Nazionale non capita a tutti e penso che per un ragazzo italiano siail massimo. Chi mi colpì di più fu Buffon: ha una personalità e un carisma incredibili. Poi Daniele De Rossi, altro grande leader". Hai mai rifiutato un top club per il Cagliari? "Ci sono state diverse voci, anche di squadre importanti. Ma a me non è mai arrivato niente e sono felice di come è andata".

Foggia in serie B dopo 19 anni, in Puglia sei ancora ricordato con piacere: felice per la loro promozione? "Esperienza fantastica, sono stato benissimo e da lì è nato tutto perché ho incrociato il maestro Zeman e ho iniziato a segnare tanti gol: gli devo molto. Sono molto felice per Foggia, è una piazza che considero molto prestigiosa. Vivono di calcio e hanno una passione incredibile per questo sport, felice di rivederli nel calcio che conta". In questi giorni si parla molto del futuro di Totti. Anche se è prematuro parlarne, in che modo capirai che è arrivato il momento giusto per smettere? "Ancora presto, ora voglio solo giocare e non farmi condizionare. Al momento opportuno penso che i segnali del corpo faranno scattare qualcosa in testa. E' un giorno ancora lontano però, adesso voglio entrare il più possibile nella storia del Cagliari e segnare tanti gol. Puntare Riva e Suazo? Obiettivo difficile, ma non nascondo che mi piacerebbe".

Cosa avresti fatto se non fosse andata con il calcio e cosa vedi nel tuo futuro? "Bella domanda, mi metti l'ansia (risata contagiosa). Sinceramente non ci ho mai pensato e vista la crisi attuale meglio così. E' andata con il calcio e sono felice". E con lui un popolo intero...



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