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Data: 29/08/2017 -

Spal, Semplici: "Ecco chi dovete prendere al fantalcalcio. San Siro incute timore e l'Inter è la favorita per lo Scudetto"

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Quattro punti in due partite, contro Lazio in trasferta e Udinese in casa, dopo la sosta poi ci sarà l'Inter di Spalletti. E' partita bene la Spal di Leonardo Semplici che oggi si racconta a La Gazzetta dello Sport: "Spalletti? Ci conosciamo, abbiamo ami­ci in comune ma non ci frequentiamo. Abbiamo anche giocato contro una volta, forse in un’amichevole tra Cecina e Spezia nel 1989­-90. San Siro l’avevo sempre visto in tv, fino a Milan-­Zenit del 2012. Quel giorno mi colpì per la grandezza, ancora ricordo la sensazione. È uno stadio che incute un po’ di ti­more e l’Inter per me è la favo­rita per lo scudetto, assieme a Juventus e Napoli. Primo stadio? Il campo di San Gimignano dove ho cominciato ad allena­re. Una tribuna principale e una più piccola, per il resto si stava in piedi a bordo campo. Però città fantastica. Lo stadio che fa più paura? Forse Bari, dove abbiamo gio­cato lo scorso anno: è uno sta­dio importante, particolare. Quello più strano? Il campo di Figline, dove ho vin­to il primo campionato da pro’. Di fronte alle panchine, dietro al campo, c’era la ferrovia. Durante la partita passava il treno e qual­che passeggero urlava verso il campo. Magari era qualcuno di San Giovanni e non diceva cose simpatiche. Quello a cui è più affezionato? Il campino a Tavarnuzze su cui giocavamo da ragazzi. Era tra le case, prima mettevamo gli zaini per le porte, poi abbiamo com­prato i pali e li abbiamo piantati. A un certo punto è diventato un parco giochi, ma noi abbiamo continuato a fare le partite tra lo scivolo e il girello".

Ma chi è Semplici spiegato a chi non lo conosce? "Sono umile, tranquillo, sereno e come tutti a Ferrara vado in bi­ci: l’ho fatto anche domenica, per andare allo stadio per la rifi­nitura. Ho tanta passione per il calcio e in generale sono una persona che va passettino per passettino. Me lo ha insegnato papà: crederci sempre, in tutte le difficoltà della vita. Dall'esonero al Pisa alla Serie A? Al Pisa non mi fu dato il tempo di lavorare, fui esonerato dopo pochi mesi, senza il tempo di la­vorare. All’Arezzo però fu pazze­sco: esonerato, ripreso, esonera­to ancora dopo l’andata dei playoff. Mi sembrava di essere su “Scherzi a parte”. Certo, è stra­no: quando ho iniziato ad allena­re, il mio punto di arrivo era la Serie D. In fondo avevo sempre giocato lì. Difensore che "picchiava"? Ma no, ero uno alla Rugani: pulito. Picchiava più il mio ami­co Marco Baroni. Però ero già un allenatore in campo... e in­ tanto lavoravo. Facevo il rappresentante. Sì, giravo con una valigiona pie­na di pellame, che proponevo al­le aziende produttrici di giub­botti. Non era il mio mestiere ma mi è servito: ero introverso, mi ha aiutato a relazionarmi. Consigli per il fantacalcio? Dei miei Borriello, Lazzari, Mora, ma anche Antenucci, Vicari e Go­mis. La Spal in due parole? Propositiva e concreta. In estate abbiamo vo­luto giocatori che più di tutto fossero motivati, ci interessava quello. Poi punteremo sulla no­stra identità di calcio. Sono con­ vinto che lo stadio ci aiuterà a fa­ re punti: spero che la A, per me e per noi, sia solo un punto di par­tenza".



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